Albrecht Dürer, Navis Stultorum (in S. Brant, Narrenschiff - 1497)
martedì 16 gennaio 2018
Una pagina nera nella storia del Consiglio comunale di Como
Ieri sera, a Como,
è stata respinta da tutti i consiglieri comunali di maggioranza (con la
sola astensione del sindaco) la mozione che esprimeva, a nome della
cittadinanza, riprovazione e condanna per l’incursione skinhead del
novembre scorso che ha portato la città all'attenzione nazionale.
Un voto semplicemente inqualificabile, ma non senza motivazioni.
La logica è semplice, e va molto al di là del rifiuto del dialogo con le opposizioni, alle quali si sarebbero potuti tranquillamente proporre emendamenti per modificare la forma di qualche frase.
Votando NO a scatola chiusa invece si esprime la NON riprovazione a chi contraddice "i principi di solidarietà, non violenza, antirazzismo e antifascismo" richiamati nella mozione.
Diciamo che chi - in politica, nelle istituzioni, non al bar - manda segnali di questo tipo non è un ingenuo, ma vuole esprimere "messaggi" precisi a destinatari precisi. E non certo nel senso della garanzia della libertà di espressione. Se invece crede sia possibile lavarsene le mani nella maniera espressa dal voto di ieri, è anche inadeguato a una funzione di rappresentanza pubblica. Questa posizione, peggio che ambigua, è una vergogna ulteriore per la città, che già ha subito e subisce intimidazioni e aggressioni di stampo fascista.
La prossima volta che qualcuno di quei votanti volesse qualificarsi come liberale, spero compaia il fantasma di Totò a commentare con una sonora pernacchia.
Un voto semplicemente inqualificabile, ma non senza motivazioni.
La logica è semplice, e va molto al di là del rifiuto del dialogo con le opposizioni, alle quali si sarebbero potuti tranquillamente proporre emendamenti per modificare la forma di qualche frase.
Votando NO a scatola chiusa invece si esprime la NON riprovazione a chi contraddice "i principi di solidarietà, non violenza, antirazzismo e antifascismo" richiamati nella mozione.
Diciamo che chi - in politica, nelle istituzioni, non al bar - manda segnali di questo tipo non è un ingenuo, ma vuole esprimere "messaggi" precisi a destinatari precisi. E non certo nel senso della garanzia della libertà di espressione. Se invece crede sia possibile lavarsene le mani nella maniera espressa dal voto di ieri, è anche inadeguato a una funzione di rappresentanza pubblica. Questa posizione, peggio che ambigua, è una vergogna ulteriore per la città, che già ha subito e subisce intimidazioni e aggressioni di stampo fascista.
La prossima volta che qualcuno di quei votanti volesse qualificarsi come liberale, spero compaia il fantasma di Totò a commentare con una sonora pernacchia.
martedì 9 gennaio 2018
L'Euro come cartina di tornasole della malafede politica?
Il cosiddetto "candidato premier" - sì, è un titolo, anche se da operetta - dei M5S ci informa oggi che l’Euro, la moneta causa di tutti i mali dell'Italia, sulla quale lui e tanti altri demagoghi giuravano di voler chiamare il popolo al referendum, si può tenere.
Ma guarda. Non ci dicono che hanno cambiato opinione sull'argomento, il che equivarrebbe ad ammettere che prima sostenevano una tesi palesemente stupida e dannosa e si sono ricreduti. No, è solo che ora non è più "il momento per l’Italia di uscire dall’Euro perché l’asse franco-tedesco non è più così forte". Invece prima era sensato? Ci ritenete tutti idioti? Forse sì, vista la penosa figura di quell'altra parlamentare che pochi giorni or sono indiceva, nelle sue intenzioni, il referendum sull'abolizione della moneta comunitaria, per poi rifiutarsi di dire come avrebbe votato (perché "il voto è segreto", come no?).
Mi chiedo come una cialtronaggine così piramidale possa essere ancora presa sul serio da qualcuno. Soprattutto provenendo da un ex-movimento ormai normalizzatosi a partito, ma nel modo peggiore, dato che viene di fatto diretto da un vertice autoritario e privatistico che nessuno ha eletto dal basso, in termini mai visti nei decenni della storia della nostra democrazia. Altro che l'eguaglianza e la trasparenza invocate alle origini, ormai è evidente che siamo di fronte a una grossolana rappresentazione non priva di ambiguità potenzialmente pericolose. Una presa in giro da parte di qualunquisti che ogni volta rincorrono quelli che pensano essere gli umori del momento (vedi il dietrofront sullo ius soli) e che - per ora, con una comunicazione particolarmente mirata e grazie a una pletora di intervistatori acritici - tentano di mascherare una vistosa e diffusa incapacità.
Di ragionare, prima ancora che di governare.
lunedì 24 luglio 2017
Se sai, parla; altrimenti ti conviene tacere. Sì, figuriamoci...
Di fronte alle tante manifestazioni antivacciniste, nonché alla sequela interminabile di bufale diffuse sui social media, vengono spesso diffuse ammonizioni basate sul puro buon senso, riassumibili nello schema "se sai, parla; altrimenti ti conviene tacere". Ovviamente il "sapere" è inteso in senso forte: avrai fatto un corso di studi approfondito, sviluppato una competenza specifica, svolto attività professionale riconosciuta in quell'ambito, eccetera.
Lo schema purtroppo non funziona, perché molti si convincono di essere nel giusto a priori, escludendo quindi la possibilità del "non ho ancora capito", "devo ancora studiare", "ci sono scienziati che dedicano tutta la vita a questi argomenti" (non io).
"Ho capito" allora equivale a "provo una forte emozione" che genera il convincimento; non a caso spesso questo si accompagna con un serie di "buone ragioni" a giustificare l'opposizione agli esperti certificati (complottismo, dietrologie, poteri forti...). Particolarmente insidioso il supposto "esercizio del dubbio" - sacrosanta caratteristica della razionalità evoluta - invocato però unidirezionalmente, cioè contro la tesi opposta, non per mettere in discussione criticamente magari anche la mia fede. Quella no, è difesa dalla "libertà di scelta", quella che ti consentirebbe di scegliere per i tuoi figli il destino di potenziale veicolo di epidemie o di curare le loro malattie con il rituale dell'acqua fresca.
Perché di questo, in fondo, si tratta: di fedi che si basano su valutazioni non razionali; cosa buona e giusta se si parla dell'imponderabile, dell'aldilà o anche delle squadre di calcio, ma non ammissibile in ambito di valutazioni espresse dalla comunità scientifica. Qui le tesi eventualmente vengono messe in discussione da chi ha una preparazione adeguata e prove sperimentalmente verificabili, non dall'uomo della strada. Il quale, senza troppo accorgersene, tanto più si dibatte e si agita, tanto più porta "argomenti", tanto più manifesta la propria ignoranza e superstizione. Il fatto che stia tentando di fare "massa critica", beh, un po' preoccupa. La storia ci insegna che viene utilizzato politicamente da persone altrettanto ignoranti (infatti, "sono uno di voi"), dotate del talento di sfruttare l'irrazionalità altrui per costruire consenso. Anche a costo di distruggere le precarie conquiste del pensiero razionale.
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giovedì 15 giugno 2017
Verantwortung
In
un ballottaggio elettorale, inevitabilmente, la scelta viene
polarizzata in modo da deludere una parte consistente
dell'elettorato, a partire da chi aveva puntato con convinzione su un
altro candidato rispetto ai due contendenti rimasti. È comprensibile
quindi la tentazione, per molti, di evitare il voto successivo in
nome di una maggiore coerenza, della distanza politica più o meno
marcata dai candidati, ecc. Quando addirittura non si scade
nell'appiattimento di tutte le posizioni, in parte evidenziata anche
dell'astensionismo del primo turno: "sono tutti uguali"
(se, bontà loro, non sono anche "tutti ladri" et
similia). Questa peraltro è una posizione rivelatrice; dato che
chi possiede un minimo di capacità logiche si accorge che
un'equivalenza assoluta è impossibile, l'astenersi da ogni
valutazione diventa solo una scorciatoia per evitare di trovarsi
coinvolti in qualcosa di lontano dalle proprie aspirazioni.
Ma
è davvero saggio non tener conto delle conseguenze delle
proprie scelte? Se le alternative non sono equivalenti, perché
astenersi, col rischio concreto di favorire qualcosa che, se
attentamente considerato, può risultare peggiore, a volte molto
peggiore? Naturalmente secondo una propria valutazione, del tutto
personale: ed è questo il punto. In nome di quale principio
dovrei rinunciare a valutare e quindi a scegliere di conseguenza? Non
finisco per abdicare ad una delle caratteristiche che più
profondamente mi qualificano come persona dotata di raziocinio?
Per
quanto ci possa trasmettere una sensazione di superiorità morale, la
non-scelta rischia di celare un autoinganno. Certo, votando per una
parte come "male minore" dovrei subire il peso di una
scelta sgradita; certo, dovrei farmi carico di qualcosa che condivido
solo in parte, o molto poco. Ma, posto che nulla mi vieta di essere
critico anche mentre faccio una scelta di voto lontana dai miei
ideali, riaffermo almeno l'intelligenza (in senso etimologico,
la comprensione adeguata) della negatività maggiore dell'alternativa
che escludo. Cosa c'è di più rispettoso della mia capacità di
intendere? Perché dovrei sentirmi sminuito dal saper valutare
consapevolmente le conseguenze del voto in un senso o nell'altro?
Proprio perché ho la certezza di non essere infallibile, non è
forse più prudente assumere una prospettiva di responsabilità per
il futuro della mia comunità?
La
lingua tedesca esprime col termine Verantwortung questa
situazione onerosa, di portare un peso che in senso figurato esprime
assieme consapevolezza e responsabilità. Pensare concretamente al
futuro, allora, valorizzare le istanze che anche solo parzialmente
sento più affini alle mie è perdere tempo, oppure investire in una
opzione che renderà meno insopportabile lo scenario politico dei
prossimi cinque anni? Non c'è speranza di vedere realizzato qualcosa
di buono, sia pure in modo incompleto? E soprattutto, di evitare
scelte pesantemente negative per l'idea di città che ho in mente? Le
istanze sociali contro l'individualismo, l'apertura alla mondialità
contro le chiusure particolaristiche: davvero tutto viene reso
equivalente con l'affermazione dell'uno o dell'altro dei contendenti?
In fondo sottrarsi alla responsabilità ora invocata (perché “non
c'è differenza”) non è forse un'affermazione, ancorché elaborata,
di indifferenza? Appunto, il non voler vedere le
alternative, che sempre permangono e mi interrogano, anche se
sono meno marcate, meno nette di quanto auspicherei.
Posso
anche non voler affrontare questa scelta, non portare questo peso: ma
il giudizio che esprimo, oltre che sui politici non sufficientemente
“belli e buoni”, non finisce per essere anche un giudizio sulla
mia forza e sulla mia capacità di interpretare gli eventi?
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giovedì 20 aprile 2017
Salvini a Como: contro il principio di realtà e contro la logica
È un esercizio
vano, analizzare le esternazioni di un politicante? Probabilmente sì.
Abituati come sono a farsi applaudire da masse acritiche, certi
personaggi girano il Paese proponendo slogan senza grande fondamento
nella realtà effettuale, ma capaci di suscitare emozioni utili a
condizionare le menti deboli. Quando però vengono a casa tua a
farlo, la grossolanità della cosa ti colpisce più direttamente,
anche se sai che è pura propaganda slegata dai fatti. Il capo della
Lega plana su Como per la campagna elettorale del “suo” candidato
sindaco. Più “suo” che dell’intero centrodestra, a giudicare
dall’attivismo confusionario ma chiassoso con cui la Lega cerca di
accreditarsi come una soluzione per la città, pur arrivando da
cinque anni di opposizione totalmente inconcludente, in pratica poco
più che schiamazzi contro le presunte “invasioni” straniere.
Salvini
ovviamente deve coprire le profonde debolezze progettuali della sua
fazione politica, e perciò parte all’attacco, con dei punti
davvero qualificanti (seguono citazioni testuali):
-
La città è tornata indietro invece di andare avanti […] la sicurezza è peggiorata in maniera impressionante […] sembra un quarto mondo.
-
Non voglio parlare degli altri (sic) ma certamente la scelta di un candidato che appare estraneo al mondo del centrosinistra sembra dire che questi partiti si vergognano di loro stessi.
-
Sanno di non aver fatto niente e arrivano questi pseudo imprenditori che saltellano da destra a sinistra e avendo i soldi pensano di convincere i comaschi a dimenticare gli ultimi cinque anni.
-
Nel 2012 siamo stati puniti giustamente, ma ne sono seguiti anni di niente
-
Abbiamo una squadra rinnovata al 99%, idee chiare e un candidato che tutti conoscono.
-
II fatto che non abbia un'esperienza politica può anche rivelarsi utile se, come sta avvenendo, è circondato da alcune persone che invece conoscono la realtà dell'amministrazione.
C’è una
sola frase vera tra le sei. L’avete trovata? È l’ultima:
infatti l’inesperienza politica non è necessariamente un male,
anzi può consentire un rinnovamento e una prospettiva di rilancio
per una realtà cittadina che deve affrontare i suoi tanti problemi,
sempre che sia accompagnato da una squadra esperta. Incidentalmente
l’affermazione è valida anche per il competitor del
centrosinistra, che a giudizio di chi scrive ha una visione assai più
interessante e lungimirante rispetto alla parte avversa, la quale
mira di fatto a una cosa sola (sempre Salvini dixit):
“riprendersi” la città, un termine che è rivelatore dello
spirito di servizio alla base del progetto.
Peccato però che
il punto 6 entri in rotta di collisione logica con il 5: Salvini
rivela qui la propria (prevedibile) inadeguatezza matematica, dato
che un rinnovamento al 99% dovrebbe eliminare in pratica la totalità
della vecchia classe dirigente della destra comasca. Questa, al
contrario, ha pilotato l’operazione di designazione del candidato
dall’alto, con accordi politici di vertice; inoltre molti suoi
esponenti già ammiccano dai manifesti elettorali e finiranno per
riempire anche le liste, dato che il voto di quell’area conta poco
sul coinvolgimento della “base” e molto invece sul patronaggio
politico. È prevedibile che l'effettiva capacità di accreditamento
nei confronti delle categorie sociali determinerà gli esiti del
confronto tra i due veri contendenti nella competizione comasca,
comprimari a parte; anche se la destra ha il problema di dover
fornire qualche concreta garanzia di rinnovamento, nel segno della
competenza, ed è qui che incontra reali problemi ad andare oltre il
mugugno. Sarà sufficiente, per chi ha condotto l'opposizione nel
modo più inconcludente (con l'unico esito di costringere il
consiglio comunale a sedute-fiume anche per l'approvazione dei
provvedimenti più semplici), convincere l'area moderata di possedere
le capacità millantate (ma già allora esaurite) nell'era-Bruni e
tragicamente risoltesi nelle voragini e nella paralisi della macchina
comunale che Lucini ha poi faticosamente cercato di rimettere in
moto?
Quanto agli altri
punti, si tratta né più né meno che di un consueto rosario di
falsità ed esagerazioni inanellate l'una sull’altra: alla
sconfitta elettorale sarebbero seguiti anni “di niente”
dell’amministrazione cittadina, cosa che i Comaschi sanno (e
vedono) non essere affatto vera. PGT, Trevitex, Villa Olmo, raccolta
differenziata, rete di sostegno sociale strenuamente difesa,
riqualificazione di aree importanti nel centro e in periferia,
promozione del turismo con numeri record, ecc. ecc. stanno a
dimostrarlo. Non c’è ovviamente peggior cieco di chi non vuol
vedere, e quindi riconosciamo inutile l’impresa di contrastare la
propaganda negativa con la quale del resto le destre europee cercano
sempre di influenzare l’opinione pubblica. Lasciamoli al loro
catastrofismo farlocco, senza ovviamente nasconderci le molte
questioni lasciate aperte dalla giunta uscente che andranno riportate
nell'agenda politica dei prossimi anni.
Se le capacità logiche e il rispetto della realtà latitano, la
finezza espressiva di questo piazzista del nulla invece merita un
minimo di considerazione. Risulta quasi divertente, e anche un po'
patetico, che un parlamentare europeo mai conosciuto per particolare
produttività, essendo invece totalmente impegnato a girare l’Italia
sputando sentenze contro gli avversari politici, dia dello “pseudo
imprenditore” a chi ha una non breve storia di successi
professionali, questa sì, in grado di certificare qualche capacità
che possa essere messa a servizio della città.
Che “coi soldi”
si possa far dimenticare qualcosa ai Comaschi è un'altra palese
assurdità, anche perché come detto non c'è nulla da nascondere sul
recente passato amministrativo, che andrebbe solo conosciuto meglio.
Tante realizzazioni (alcune non adeguatamente comunicate), qualche
errore e varie opere in corso richiedono di essere valutate per
quello che sono, non per le calunnie interessate di una parte.
Che i partiti del
centrosinistra, in particolare il Partito Democratico, debbano
vergognarsi di qualcosa è una vera e propria scemenza, da respingere
al mittente; che essi debbano riflettere su eventuali errori per
correggerli è senz'altro opportuno, ma tra questi non rientra certo
l'avere selezionato il proprio candidato con la partecipazione
popolare delle primarie, né la disponibilità al dialogo con tutte
le forze politiche europeiste, non xenofobe e antirazziste,
interessate a rilanciare la città nei prossimi dieci anni, e nemmeno
l'avere promosso la partecipazione di circa duecento cittadini nella
redazione del programma che è in corso in questi giorni.
Queste sono
differenze autentiche, da rivendicare e sulle quali invitare tutta la
cittadinanza a una riflessione e a una scelta ponderata: da un lato
c'è una politica intesa come partecipazione, aperta all'ascolto e
alla progettazione del futuro della città. Dall'altro, come Salvini
è venuto a insegnarci, soprattutto polemiche inconcludenti,
determinate dalla volontà di ricostruire meccanismi di potere logori
e antiquati, ispirati a visioni parziali e divisive e da un
“professionismo della paura” che sta producendo disastri
(autentici) per la convivenza civile in Europa. E Como è molto,
molto più avanzata di come una destra reazionaria (e, nonostante
qualche camuffamento, per nulla moderata) la vuole rappresentare.
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lunedì 13 marzo 2017
CoCoCo 2017-1: Legittima difesa e speculazioni politiche
In
questi giorni si parla molto, ed è comprensibile, della vicenda del
ristoratore di Casaletto Lodigiano, Mario Cattaneo, che in una
colluttazione ha sparato con un fucile,
regolarmente detenuto, a un ladro che tentava di introdursi nel
locale, chiuso a quell’ora, insieme ad altri tre complici. È
verosimile che il fatto sia avvenuto in modo accidentale e che il
responsabile dell'omicidio sia il primo ad essere sconvolto da
conseguenze non previste nel momento in cui si dotava di un'arma per
il sopralluogo. È comprensibile altresì la solidarietà degli amici
e dei conoscenti.
Ma
chi deve accertare la verità? La magistratura o la politica?
In un paese civile la questione non sarebbe nemmeno da porsi. Qualunque giudizio deve partire dall'accertamento rigoroso dei fatti. Se risultassero circostanze penalmente rilevanti si celebrerà un processo, altrimenti no. Questo per chiunque sia dotato di un minimo di cultura giuridica. Evidentemente però vi è un lato della politica, quello di gran lunga meno nobile, della speculazione sulle paure e sulle disgrazie altrui, che non si tira indietro neanche in questo caso.
«Il ristoratore che ha reagito alla rapina è indagato per omicidio volontario. Siamo in un mondo al contrario» ha scritto sul suo profilo Facebook il presidente della Regione Lombardia. Cosa vuol dire? Che non si devono fare indagini? Che tutte le volte che sembrano presentarsi le caratteristiche potenziali di una legittima difesa non bisogna fare alcun accertamento? O forse che è lecito prendere le armi e sparare ogni volta che ci si sente minacciati, legittimando così un clima da Far West? Il mondo al contrario non è forse quello in cui i politici fingono di dimenticare i più elementari fondamenti del nostro sistema giuridico?
Sappiamo tutti perché queste uscite, e altre ancora più rozze, si susseguano ogni volta che avviene un episodio simile. Non è solidarietà umana, è speculazione politica di bassa lega, nel tentativo di far apparire sempre più insicuro e violento un Paese che invece non lo è, statistiche alla mano. Facendo crescere un clima di contrapposizione utile solo a mediocri professionisti della politica che però non sono solo innocui ciarlatani. Seminano odio, sobillano i deboli e i più sprovveduti, favorendo lo sviluppo di un clima di terrore che accomuna impropriamente i piccoli fatti quotidiani e i grandi scenari globali.
Bisogna dirlo, che questa subcultura ha un nome e una collocazione politica, alla faccia di coloro che sproloquiano sull'inesistenza di destra e sinistra, senza sapere quello che dicono. Questa che avanza non è forse tutta la Destra, ma è Destra allo stato puro. È una Destra che peraltro sembra oggi avanzare in Occidente, sminuendo nei fatti i principi di tolleranza e di accoglienza su cui avevamo iniziato a costruire la nostra casa comune dopo il dramma del secondo conflitto mondiale. Una Destra che ha molto poco di liberale e promuove invece l'intolleranza a tutto campo, spesso nascondendosi dietro considerazioni ipocrite sulla nostra sicurezza minacciata e che non sarebbe adeguatamente tutelata. Una Destra che a livello mondiale mostra il suo volto inquietante e regressivo, anche nella cronaca recentissima. I muri minacciati e le dichiarazioni divisive, se non razziste, del nuovo presidente degli Stati Uniti d'America. O l'inaccettabile soppressione della separazione dei poteri e del sistema di controlli ed equilibri istituzionali voluto dal presidente Erdogan con una svolta autoritaria che gli darà ancora più poteri, una volta confermata da un imminente plebiscito.
È chiaro, tuttavia, che ogni gesto che mina e indebolisce la coesione dei progressisti, di chi si batte per la difesa dei diritti dell'uomo, oggettivamente non fa che rafforzare questa destra e indebolire la tenuta dello stato democratico. Sono scenari storici che si sono già profilati in passato, pur in contesti radicalmente diversi e che auspichiamo irripetibili, ma che caricano di responsabilità le scelte politiche dell'oggi, soprattutto di chi ha veramente a cuore una democrazia inclusiva e tollerante.
In un paese civile la questione non sarebbe nemmeno da porsi. Qualunque giudizio deve partire dall'accertamento rigoroso dei fatti. Se risultassero circostanze penalmente rilevanti si celebrerà un processo, altrimenti no. Questo per chiunque sia dotato di un minimo di cultura giuridica. Evidentemente però vi è un lato della politica, quello di gran lunga meno nobile, della speculazione sulle paure e sulle disgrazie altrui, che non si tira indietro neanche in questo caso.
«Il ristoratore che ha reagito alla rapina è indagato per omicidio volontario. Siamo in un mondo al contrario» ha scritto sul suo profilo Facebook il presidente della Regione Lombardia. Cosa vuol dire? Che non si devono fare indagini? Che tutte le volte che sembrano presentarsi le caratteristiche potenziali di una legittima difesa non bisogna fare alcun accertamento? O forse che è lecito prendere le armi e sparare ogni volta che ci si sente minacciati, legittimando così un clima da Far West? Il mondo al contrario non è forse quello in cui i politici fingono di dimenticare i più elementari fondamenti del nostro sistema giuridico?
Sappiamo tutti perché queste uscite, e altre ancora più rozze, si susseguano ogni volta che avviene un episodio simile. Non è solidarietà umana, è speculazione politica di bassa lega, nel tentativo di far apparire sempre più insicuro e violento un Paese che invece non lo è, statistiche alla mano. Facendo crescere un clima di contrapposizione utile solo a mediocri professionisti della politica che però non sono solo innocui ciarlatani. Seminano odio, sobillano i deboli e i più sprovveduti, favorendo lo sviluppo di un clima di terrore che accomuna impropriamente i piccoli fatti quotidiani e i grandi scenari globali.
Bisogna dirlo, che questa subcultura ha un nome e una collocazione politica, alla faccia di coloro che sproloquiano sull'inesistenza di destra e sinistra, senza sapere quello che dicono. Questa che avanza non è forse tutta la Destra, ma è Destra allo stato puro. È una Destra che peraltro sembra oggi avanzare in Occidente, sminuendo nei fatti i principi di tolleranza e di accoglienza su cui avevamo iniziato a costruire la nostra casa comune dopo il dramma del secondo conflitto mondiale. Una Destra che ha molto poco di liberale e promuove invece l'intolleranza a tutto campo, spesso nascondendosi dietro considerazioni ipocrite sulla nostra sicurezza minacciata e che non sarebbe adeguatamente tutelata. Una Destra che a livello mondiale mostra il suo volto inquietante e regressivo, anche nella cronaca recentissima. I muri minacciati e le dichiarazioni divisive, se non razziste, del nuovo presidente degli Stati Uniti d'America. O l'inaccettabile soppressione della separazione dei poteri e del sistema di controlli ed equilibri istituzionali voluto dal presidente Erdogan con una svolta autoritaria che gli darà ancora più poteri, una volta confermata da un imminente plebiscito.
È chiaro, tuttavia, che ogni gesto che mina e indebolisce la coesione dei progressisti, di chi si batte per la difesa dei diritti dell'uomo, oggettivamente non fa che rafforzare questa destra e indebolire la tenuta dello stato democratico. Sono scenari storici che si sono già profilati in passato, pur in contesti radicalmente diversi e che auspichiamo irripetibili, ma che caricano di responsabilità le scelte politiche dell'oggi, soprattutto di chi ha veramente a cuore una democrazia inclusiva e tollerante.
giovedì 26 gennaio 2017
Piano del traffico e pregiudizi infondati
A
volte, quando leggi un articolo, ti chiedi se le dichiarazioni che
vedi riportate siano state effettivamente espresse nei termini che
hai sott'occhio, tanto sono sfasate. Per me oggi è il caso di quanto
viene pubblicato a nome del presidente di Acus sul Piano del
traffico: «È un Piano dimezzato, non ha più senso portarlo avanti
[...] è un'altra cosa rispetto a quello messo a punto da Polinomia
[…] Se le linee guida del Piano erano la pedonalizzazione del
lungolago, il girone a doppio senso di marcia e le piste
ciclopedonali e se queste linee guida sono state accantonate, allora
viene a cadere l'intero Piano». Completa il presidente di
Confartigianato Imprese negando la correttezza «che
un'amministrazione in scadenza di mandato» possa prendere decisioni
così importanti.
Ma
c'è qualcosa di fondato in questi assunti, o è solo la sagra del
partito preso?
Purtroppo,
alla luce dei fatti, mi tocca propendere per la seconda ipotesi. E
c'è un aspetto particolarmente fastidioso in questo stile
argomentativo. Se la giunta decidesse senza ascoltare nessuno, la si
accuserebbe di uno stile dittatoriale. Se invece la giunta non solo
ascolta per mesi le osservazioni e proposte condotte sulla base del
più ampio e articolato studio che mai sia stato intrapreso sul
problema del traffico in città, ma integra, corregge e modula buona
parte delle ipotesi sulla base dei risultati di questo ascolto,
allora si sentenzia che il piano ne esce “dimezzato” e inutile.
E
no. Finiamola una buona volta con queste assurdità. Davvero non si
vuole capire che le linee guida non sono quelle che si dichiara per
scopi di comodo (estrapolando alcune delle possibili soluzioni
studiate e poi ridimensionate), ma “solo” la complessiva
razionalizzazione delle problematiche innumerevoli e complesse del
traffico cittadino? Cosa sfugge, nel considerare che sono state
vagliate tutte le ipotesi percorribili alla luce di competenze
tecniche qualificate, generando un lavoro che comporta passaggi per
gradi differenziati e successivi, con misure propedeutiche ad altre,
e con una progressiva verifica degli effetti? Quale altro metodo
seguire? Forse quello delle proposte “spot” di cui qualcuno può
essere legittimamente convinto, ma che sembrano ben meno consapevoli
degli effetti generati nei comparti circostanti?
È
poi
corretto dimenticare che il Pgtu è parte integrante del programma
di governo, per realizzare il quale l'attuale maggioranza e il
Sindaco Lucini sono stati eletti?
Con
quale senso di responsabilità si giudica ancora rinviabile un piano
del traffico palesemente necessario, viste le trasformazioni che la
città ha subito negli ultimi quindici anni e la completa
inadempienza delle giunte precedenti nell'aggiornarlo, come sarebbe
stato imposto dalla legge?
Quale
rispetto si manifesta – certo dall'alto di una rappresentanza di
organizzazioni che conteranno svariate migliaia di iscritti – per
quei cittadini
e quelle associazioni
che sono stati protagonisti
di un percorso di redazione
condotto (ed
è una novità profonda nella
storia politica della città) con
una modalità ampiamente e autenticamente partecipativa?
Un'amministrazione
in scadenza di mandato consegna alla città l'elaborazione che ha
promesso di realizzare. È un fatto politico di rilievo, che può
spiacere agli avversari, ma che dimostra serietà e coerenza. Tanto
che, se anche per ragioni tecniche non si arrivasse al voto in
consiglio entro la fine del mandato, di certo questa opera potrebbe
essere immediatamente implementata da chi arriverà dopo.
Questa
capacità di guardare alla soluzione dei problemi al di là delle
polemiche spicciole mi conferma una volta di più come questa
amministrazione abbia avuto a cuore la qualità della vita e la
sicurezza dei cittadini prima di ogni tornaconto elettorale. E non
credo siano pochi i cittadini che lo hanno compreso.
venerdì 9 dicembre 2016
Quello che manca... è la fantascienza
La gente, come ampiamente previsto, si riversa massicciamente nella
città di Como in un giorno di festa tradizionalmente dedicato a
passeggiate e acquisti prenatalizi.
La gente non è sprovveduta: non è la prima volta ma la centesima, e quindi sa bene che si ritroverà ad intasare le vie d'accesso al centro, se utilizza l'automobile. Che ci saranno ingorghi a prova di qualsivoglia vigile e semaforo, che i motori saranno a lungo accesi con ottimo contributo all'inquinamento cittadino, e che si passeranno decine di minuti in coda per trovare un parcheggio.
La gente è sovrana, e non è tenuta a usare strategie di buon senso. Può tranquillamente ignorare la possibilità di parcheggio fuori dalla convalle, con mezzo pubblico incluso a prezzi stracciati. Persino se ad invitare le persone a usufruirne sono, in modo lungimirante, le stesse associazioni dei commercianti.
Forse non sa, però, la gente, che si trova sempre qualche politico locale il quale, con toni rabbiosi e accusando di arroganza gli altri (ovviamente!) rivela che i problemi sono in realtà creati dall'amministrazione, la quale deve aver modificato l'orografia e la conformazione urbanistica nottetempo: prima c'erano a Como i grands boulevards, ora strette strade di ingresso. Inoltre l'assessore evidentemente è incapace di moltiplicare le superfici non costruite con opportune deformazioni ad hoc dello spazio-tempo, ed è sadicamente votata a progettare piani del traffico futuri, capaci però di determinare nefaste conseguenze retroattive sul presente. Roba che neppure H.G. Wells avrebbe osato immaginare: insomma, quello che manca, per i contestatori dell'ultima ora, non è la scienza, è proprio la fantascienza.
Sarà forse contenta, la gente, che qualcuno soffi sul fuoco delle polemiche elettorali. Di certo ne comprenderà tutta l'utilità.
Peccato che l'arma vincente non siano le sparate di chi presume di avere in tasca tutte le verità (è il suo mestiere, se fa il propagandista politico, ma la sua dubbia dialettica non incide sui flussi viabilistici, ammesso che li comprenda): è il semplice buon senso di lasciare altrove l'auto e di usare le alternative a disposizione. Cosa che la gente sa già. O no?
La gente non è sprovveduta: non è la prima volta ma la centesima, e quindi sa bene che si ritroverà ad intasare le vie d'accesso al centro, se utilizza l'automobile. Che ci saranno ingorghi a prova di qualsivoglia vigile e semaforo, che i motori saranno a lungo accesi con ottimo contributo all'inquinamento cittadino, e che si passeranno decine di minuti in coda per trovare un parcheggio.
La gente è sovrana, e non è tenuta a usare strategie di buon senso. Può tranquillamente ignorare la possibilità di parcheggio fuori dalla convalle, con mezzo pubblico incluso a prezzi stracciati. Persino se ad invitare le persone a usufruirne sono, in modo lungimirante, le stesse associazioni dei commercianti.
Forse non sa, però, la gente, che si trova sempre qualche politico locale il quale, con toni rabbiosi e accusando di arroganza gli altri (ovviamente!) rivela che i problemi sono in realtà creati dall'amministrazione, la quale deve aver modificato l'orografia e la conformazione urbanistica nottetempo: prima c'erano a Como i grands boulevards, ora strette strade di ingresso. Inoltre l'assessore evidentemente è incapace di moltiplicare le superfici non costruite con opportune deformazioni ad hoc dello spazio-tempo, ed è sadicamente votata a progettare piani del traffico futuri, capaci però di determinare nefaste conseguenze retroattive sul presente. Roba che neppure H.G. Wells avrebbe osato immaginare: insomma, quello che manca, per i contestatori dell'ultima ora, non è la scienza, è proprio la fantascienza.
Sarà forse contenta, la gente, che qualcuno soffi sul fuoco delle polemiche elettorali. Di certo ne comprenderà tutta l'utilità.
Peccato che l'arma vincente non siano le sparate di chi presume di avere in tasca tutte le verità (è il suo mestiere, se fa il propagandista politico, ma la sua dubbia dialettica non incide sui flussi viabilistici, ammesso che li comprenda): è il semplice buon senso di lasciare altrove l'auto e di usare le alternative a disposizione. Cosa che la gente sa già. O no?
mercoledì 2 novembre 2016
Che paura! (di cambiare)
Leggo e riporto: «Cara Italia, vuoi accentrare il potere su un premier
che avrà in mano il Quirinale, la Corte Costituzionale ed il
Parlamento?». Noooooooo, risponderei anch'io terrorizzato. Ma mi chiedo:
sarà davvero così, o si considerano la "cara Italia" ed il sottoscritto
come babbei suggestionabili?
La seconda che hai detto, rispondono 50 e passa costituzionalisti per il no, che nonostante l'avversione hanno già decisamente negato che questa riforma sia «l’anticamera di uno stravolgimento totale dei principi della nostra Costituzione e di una sorta di nuovo autoritarismo». Com'è ovvio, ci sono persone corrette in entrambi gli schieramenti. Ma una proliferazione così massiccia di propagandisti sguaiati e in malafede mi era capitato di rado di vederla.
Devo confessare che in particolare questo, ed altri simili appelli per il no, gentilmente conditi di "servi del potere", "culto della personalità" (di Renzi!), presunta illeggibilità del testo degli articoli (va bene che stiamo diventando analfabeti funzionali, ma insomma...) e contumelie varie, fanno venire più di un dubbio sul vero significato politico del voto.
Poi, quando sento parlare Brunetta e Salvini, maestri di eloquenza e di abilità dialettica, i dubbi scompaiono del tutto.
La seconda che hai detto, rispondono 50 e passa costituzionalisti per il no, che nonostante l'avversione hanno già decisamente negato che questa riforma sia «l’anticamera di uno stravolgimento totale dei principi della nostra Costituzione e di una sorta di nuovo autoritarismo». Com'è ovvio, ci sono persone corrette in entrambi gli schieramenti. Ma una proliferazione così massiccia di propagandisti sguaiati e in malafede mi era capitato di rado di vederla.
Devo confessare che in particolare questo, ed altri simili appelli per il no, gentilmente conditi di "servi del potere", "culto della personalità" (di Renzi!), presunta illeggibilità del testo degli articoli (va bene che stiamo diventando analfabeti funzionali, ma insomma...) e contumelie varie, fanno venire più di un dubbio sul vero significato politico del voto.
Poi, quando sento parlare Brunetta e Salvini, maestri di eloquenza e di abilità dialettica, i dubbi scompaiono del tutto.
lunedì 24 ottobre 2016
CoCoCo 2016-3: Mozione su gestione dell'emergenza migranti
Mi fa piacere che nel corso del dibattito sia emersa a più riprese la vera caratteristica della gestione complessiva della questione recente (sia o non sia “emergenza” nel senso classico del termine, è certo che ha presentato molti aspetti nuovi rispetto a situazioni passate, e che la portata in termini di difficoltà operative non è stata certo lieve): per come la si è condotta sino a qui, e per l'intenzione profonda della mozione che stiamo ora discutendo.
Il termine chiave è: collaborazione. Nessuno spirito oppositivo, ma la volontà di cooperare per assicurare una sempre più efficace soluzione alla complessità e alla novità dei problemi; sono segnali che la realtà globale non consente più isolazionismi, chiusure e ripiegamenti tanto illusori quanto poco consoni alle nostre tradizioni di civiltà e di accoglienza.
L'efficacia degli interventi passa anche attraverso una piena trasparenza: trasparenza che è una regola fondamentale dell'amministrazione pubblica, un principio che va applicato e reso il più possibile operante, magari grazie anche al coinvolgimento degli amministratori pubblici che rappresentano la cittadinanza. Opportuni, senz'altro, gli interventi di parlamentari nazionali ed europei, ma non meno motivata la possibilità di un accesso conoscitivo per i componenti di questo consiglio.
La conseguenza? Una migliore comprensione dei problemi, che aiuti ad articolare le soluzioni nel presente, ma serva anche a costruire un patrimonio di esperienze, una memoria storica che non potrà non rivelarsi utile in casi futuri più o meno simili, e che in tal modo la città sarà ancora più pronta ad affrontare, promuovendo come si è detto le sinergie, lo spirito di collaborazione.
A questo riguardo vorrei anche richiamare che la cittadinanza, attraverso noi consiglieri, non può che esprimere la sua riconoscenza ai tanti che, con diverse competenze, hanno operato per rendere gestibile la complessità: le istituzioni pubbliche deputate, ma anche Croce Rossa Italiana e Caritas, che certo non sono state le sole ma organizzativamente più in vista, e poi l'azione di un volontariato che nobilita la città di Como per qualità dell'intervento e per lo spessore umano messo in campo.
La comprensione dei fenomeni che questa mozione chiede di allargare, da un lato, e questa generosa disponibilità di chi si è fatto coinvolgere ad ogni livello, dall'altro, rappresentano anche il miglior antidoto contro le voci fantasiose e le vere e proprie strumentalizzazioni di chi (senz'altro, lo credo) non è razzista, ma... specula politicamente lo stesso sulle preoccupazioni della gente, magari rinfocola le paure, entra nelle questione pesantemente armato dei propri pregiudizi e li vuole per forza vedere confermati.
Ecco, la gestione tranquilla e ordinata che la città ha saputo esprimere - lo ripeto - tanto sul versante istituzionale che su quello associativo, costituisce un'esperienza da non perdere, ma semmai da rafforzare: ed è proprio con questo spirito che abbiamo sottoscritto la presente mozione, per la quale preannuncio sin d'ora il voto favorevole del Partito Democratico.
Mi sia consentito infine di rimarcare il ruolo che il Governo ha responsabilmente assunto in queste circostanze recenti e la posizione nuova e ferma che viene rivolta all'Unione Europea, proprio come appello affinché questa ricordi i suoli valori fondamentali e li traduca in atti concreti, vincendo egoismi nazionalistici e giocando fino in fondo il ruolo che la storia contemporanea le assegna su queste fondamentali questioni di umanità.
Lo faccio con le parole del sindaco di Prato e delegato Anci all'immigrazione, Matteo Biffoni,
la decisione del Governo di riconoscere ai Comuni che hanno risposto all'emergenza migranti un contributo di riconoscenza dallo Stato italiano ovvero 500 euro, una tantum, per ogni persona accolta entro il 15 ottobre 2016.
«È un riconoscimento vero e positivo per i Comuni che hanno fatto lo sforzo dell'accoglienza. È chiaro che sono ancora tante le questioni aperte, ma questo è un gesto importante, un segnale che indica un reale cambiamento di clima e la reale intenzione di onorare il patto siglato su un tema complesso, poco popolare ma doveroso come l'accoglienza dei migranti tra Comuni e Stato nel corso dell'assemblea dell'Anci appena conclusa».
«I Comuni hanno un grande bisogno di risorse che vadano a rafforzare gli interventi a favore della cittadinanza. Mentre, con il Governo, Anci ha definito misure di sistema che faranno ordine nell'impianto dell'accoglienza nel suo complesso, questo intervento è un'importante segnale di comprensione dello sforzo di chi è in prima linea su questo tema, oltre che un elemento che, siamo certi, faciliterà la decisione da parte dei Comuni di entrare nella rete Sprar. Voglio ringraziare ancora una volta Piero Fassino, senza la cui energia e impegno anche personale gli importanti risultati raggiunti in questi giorni non sarebbero stati possibili.»
Il termine chiave è: collaborazione. Nessuno spirito oppositivo, ma la volontà di cooperare per assicurare una sempre più efficace soluzione alla complessità e alla novità dei problemi; sono segnali che la realtà globale non consente più isolazionismi, chiusure e ripiegamenti tanto illusori quanto poco consoni alle nostre tradizioni di civiltà e di accoglienza.
L'efficacia degli interventi passa anche attraverso una piena trasparenza: trasparenza che è una regola fondamentale dell'amministrazione pubblica, un principio che va applicato e reso il più possibile operante, magari grazie anche al coinvolgimento degli amministratori pubblici che rappresentano la cittadinanza. Opportuni, senz'altro, gli interventi di parlamentari nazionali ed europei, ma non meno motivata la possibilità di un accesso conoscitivo per i componenti di questo consiglio.
La conseguenza? Una migliore comprensione dei problemi, che aiuti ad articolare le soluzioni nel presente, ma serva anche a costruire un patrimonio di esperienze, una memoria storica che non potrà non rivelarsi utile in casi futuri più o meno simili, e che in tal modo la città sarà ancora più pronta ad affrontare, promuovendo come si è detto le sinergie, lo spirito di collaborazione.
A questo riguardo vorrei anche richiamare che la cittadinanza, attraverso noi consiglieri, non può che esprimere la sua riconoscenza ai tanti che, con diverse competenze, hanno operato per rendere gestibile la complessità: le istituzioni pubbliche deputate, ma anche Croce Rossa Italiana e Caritas, che certo non sono state le sole ma organizzativamente più in vista, e poi l'azione di un volontariato che nobilita la città di Como per qualità dell'intervento e per lo spessore umano messo in campo.
La comprensione dei fenomeni che questa mozione chiede di allargare, da un lato, e questa generosa disponibilità di chi si è fatto coinvolgere ad ogni livello, dall'altro, rappresentano anche il miglior antidoto contro le voci fantasiose e le vere e proprie strumentalizzazioni di chi (senz'altro, lo credo) non è razzista, ma... specula politicamente lo stesso sulle preoccupazioni della gente, magari rinfocola le paure, entra nelle questione pesantemente armato dei propri pregiudizi e li vuole per forza vedere confermati.
Ecco, la gestione tranquilla e ordinata che la città ha saputo esprimere - lo ripeto - tanto sul versante istituzionale che su quello associativo, costituisce un'esperienza da non perdere, ma semmai da rafforzare: ed è proprio con questo spirito che abbiamo sottoscritto la presente mozione, per la quale preannuncio sin d'ora il voto favorevole del Partito Democratico.
Mi sia consentito infine di rimarcare il ruolo che il Governo ha responsabilmente assunto in queste circostanze recenti e la posizione nuova e ferma che viene rivolta all'Unione Europea, proprio come appello affinché questa ricordi i suoli valori fondamentali e li traduca in atti concreti, vincendo egoismi nazionalistici e giocando fino in fondo il ruolo che la storia contemporanea le assegna su queste fondamentali questioni di umanità.
Lo faccio con le parole del sindaco di Prato e delegato Anci all'immigrazione, Matteo Biffoni,
la decisione del Governo di riconoscere ai Comuni che hanno risposto all'emergenza migranti un contributo di riconoscenza dallo Stato italiano ovvero 500 euro, una tantum, per ogni persona accolta entro il 15 ottobre 2016.
«È un riconoscimento vero e positivo per i Comuni che hanno fatto lo sforzo dell'accoglienza. È chiaro che sono ancora tante le questioni aperte, ma questo è un gesto importante, un segnale che indica un reale cambiamento di clima e la reale intenzione di onorare il patto siglato su un tema complesso, poco popolare ma doveroso come l'accoglienza dei migranti tra Comuni e Stato nel corso dell'assemblea dell'Anci appena conclusa».
«I Comuni hanno un grande bisogno di risorse che vadano a rafforzare gli interventi a favore della cittadinanza. Mentre, con il Governo, Anci ha definito misure di sistema che faranno ordine nell'impianto dell'accoglienza nel suo complesso, questo intervento è un'importante segnale di comprensione dello sforzo di chi è in prima linea su questo tema, oltre che un elemento che, siamo certi, faciliterà la decisione da parte dei Comuni di entrare nella rete Sprar. Voglio ringraziare ancora una volta Piero Fassino, senza la cui energia e impegno anche personale gli importanti risultati raggiunti in questi giorni non sarebbero stati possibili.»
domenica 23 ottobre 2016
Servi del regime e maestri di democrazia
L'attuale dibattito referendario, evidentemente, consente a tutti di dare il meglio di sé.
Preso dallo sconforto, vorrei limitarmi a dire a tutti coloro che accusano Tizio e Caio di essere "servi del regime" in Italia che sono solo dei (miseri) antidemocratici. E che è possibile ravvedersi e smetterla. Se reputano il contrario, è solo per difetto di consapevolezza.
Preso dallo sconforto, vorrei limitarmi a dire a tutti coloro che accusano Tizio e Caio di essere "servi del regime" in Italia che sono solo dei (miseri) antidemocratici. E che è possibile ravvedersi e smetterla. Se reputano il contrario, è solo per difetto di consapevolezza.
giovedì 21 luglio 2016
CoCoCo 2016-2: Azioni di contrasto al gioco d'azzardo patologico
Il
Comune di Como ha realizzato nel corso dell'ultimo anno una
importante serie di iniziative per prevenire e contrastare le forme
di dipendenza dal gioco d’azzardo, con una campagna che ha preso il
via a settembre 2015, e ha visto un significativo esito ieri, con un
seminario conclusivo sulla tematica.
“Quando il gioco si fa duro”, questo il titolo del progetto, ha ottenuto un finanziamento dalla Regione di 50mila euro (quando non si occupa di smembrare il lago...) e ha visto appunto il Comune di Como quale capofila di svariati partner istituzionali, a cominciare dalla Asl e diversi altri comuni. L'azione è stata coordinata dall'Assessore Magni e dal dottor Patrignani, dirigente del settore Servizi Scolastici, Politiche Giovanili e Partecipazione, e si è attuata tramite il coinvolgimento di una rete molto ampia e qualificata di soggetti pubblici e privati che hanno messo a disposizione tempo e competenze.
“Quando il gioco si fa duro”, questo il titolo del progetto, ha ottenuto un finanziamento dalla Regione di 50mila euro (quando non si occupa di smembrare il lago...) e ha visto appunto il Comune di Como quale capofila di svariati partner istituzionali, a cominciare dalla Asl e diversi altri comuni. L'azione è stata coordinata dall'Assessore Magni e dal dottor Patrignani, dirigente del settore Servizi Scolastici, Politiche Giovanili e Partecipazione, e si è attuata tramite il coinvolgimento di una rete molto ampia e qualificata di soggetti pubblici e privati che hanno messo a disposizione tempo e competenze.
Molti
gli interventi di formazione per docenti, studenti ed operatori di
Polizia Locale e Polizia Stradale, di informazione/comunicazione per
tutta la popolazione e per target specifici (con
conferenze-spettacolo), di ascolto e orientamento, di stimolo nei
confronti degli esercenti a non installare o dismettere le
apparecchiature per il gioco d’azzardo. Cito solo alcune tappe. Si
è partiti il 26 ottobre con la conferenza-spettacolo “Fate il
nostro gioco”, intervento formativo dedicato alle scuole
secondarie; a maggio 2016 l’Università
Popolare di Como ha ospitato un incontro rivolto alla popolazione,
nel quadro delle iniziative
dedicate alla promozione sociale e nell’ambito del progetto; il
convegno “Il gioco d’azzardo patologico in Provincia di Como”,
svoltosi il 10 giugno scorso ha riunito i 5 progetti attivi sul
territorio provinciale, Si è anche prodotto un opuscolo che contiene
alcuni dati, spunti di riflessione e soprattutto riferimenti
operativi utili a fornire un primo aiuto a chi rimanesse vittima
della dipendenza da gioco d'azzardo.
Do
brevemente conto di quanto si è presentato nell'interessante
incontro di ieri, che ha spaziato dal quadro di riferimento storico e
giuridico a livello nazionale, alla presentazione della mappatura
realizzata sul territorio comasco la quale, unitamente alla
geolocalizzazione che si è completata, potrà consentire una più
efficace azione di controllo della regolarità di quanto avviene.
Non
mi diffondo sui dati dell'ambito provinciale, ma limitandoci alla
città di Como, sono stati rilevati in città 128 esercizi, di cui 17
dedicati alle macchine da gioco, 74 bar, 2 tabaccherie, 28
bar-tabaccherie, 6 centri scommesse. Censite 557 slot machines e 103
videolotterie. In pratica, una macchina ogni 590 abitanti in città
(cifra molto più alta nel complesso del territorio in ragione della
minore densità abitativa: una ogni 124 abitanti!). Segnalo anche il
fatto che circa la metà degli esercizi sono situati in prossimità
di quelli che sono classificati come luoghi sensibili (le normative
di contenimento regionali pare possano diventare operative solo dal
2022, al termine delle attuali concessioni, ma già c'è chi briga
per ottenere una sospensiva), e anche il fatto che sono stati
rilevati anche alcuni profili di illegalità, con la presenza di più
di tre slot nella sala principale.
Molto
lavoro rimane da fare su tanti diversi livelli, ma va dato atto che
si è partiti in modo serio e determinato, con l'apporto di tante
valide professionalità. Il mio personale auspicio è che si
rafforzino le competenze di controllo e di filtro ad opera dei
comuni, il che richiederebbe un cambiamento legislativo tanto
coraggioso, quanto pienamente consapevole delle ricadute drammatiche
che il fenomeno assume sia sul piano sociale e delle relazioni, sia
su quello economico e legale.
Comunque,
durante il convegno del mese scorso è stato realizzato un workshop
tematico dedicato al “ruolo dei Comuni: quadro normativo,
esperienze di rete e buone prassi”, nel quale l’esperto Avv.
Mambrini ha presentato una bozza di ordinanza - tipo per la
limitazione degli orari di esercizio dell'attività di sala gioco e
degli orari di utilizzo degli apparecchi di intrattenimento e svago
con vincite in denaro, collocati in altre tipologie di esercizi.
Il
documento progettuale prevedeva di elaborare “con
modalità partecipative, che coinvolgeranno gli esercenti, le loro
rappresentanze e gli amministratori locali, [….] un’ordinanza –
tipo per la regolamentazione dell’orario di esercizio delle sale
giochi, compiendo un bilanciamento tra esigenze di liberalizzazione,
di tutela della salute, della quiete e del decoro dei luoghi”
Le
buone prassi già adottate, e gli studi condotti anche in riferimento
alla giurisprudenza che si è andata via via consolidando in materia,
portano a ritenere ormai confermate le linee guida di un a simile
ordinanza, che interpreti in modo adeguato il combinato disposto di
norme nazionali e regionali.
Auspico
quindi che, con il pieno coinvolgimento di tutte le parti
interessate, a cominciare dalle associazioni di categoria e dagli
operatori sociali, la bozza alla quale gli uffici stanno con alacrità
lavorando possa compiere i necessari passaggi e vedere l'approvazione
in tempi brevi. Per tutto l'impegno profuso va anche il
ringraziamento personale del sottoscritto e credo anche dell'intero
consiglio, che nell'ottobre 2012 diede mandato alla giunta di
lavorare in tale direzione con l'approvazione della mozione da me
allora sottoposta all'aula.
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