Albrecht Dürer, Navis Stultorum (in S. Brant, Narrenschiff - 1497)
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mercoledì 7 novembre 2018

I bulli al governo? Sanno solo ricattare (per meglio fregare i cittadini)

Ora che è stato approvata in Regione Lombardia, a scrutinio segreto, la mozione 48 proposta dalla Lega sull'utilizzo dei richiedenti asilo nella  manutenzione del verde pubblico che prevede, tra gli altri punti, l'impegno a concedere premi nei bandi solo agli enti locali Lombardi che non facciano ricorso a richiedenti asilo, possiamo dirlo: questa NON è una mozione degna di un Paese democratico, è un ricatto da bulli.
Si dimostra che al governo stanno personaggi squallidi, che con la loro prepotenza vogliono trasformare la nostra civiltà e il valore dell'integrazione in una contrapposizione costante tra poveri: mantenere aperti i problemi anziché risolverli.
Perché sono INCAPACI di pensare in termini di bene comune e vogliono speculare sui conflitti per mantere il loro sottopotere e le prebende, che garantiscono di vivere alla faccia nostra anziché cercarsi un mestiere.
E anche Como, nelle cronache amministrative quotidiane, è un ottimo esempio di questa politica che ringhia e abbaia, convinta di mostrarsi forte quando invece è solo violenta (violenza indiretta, secondo il modello di Galtung, ma non per questo meno violenta).
Sono disgustosi.
Bisogna però che cominciamo a dirglielo in faccia.

venerdì 4 maggio 2018

Mussolini positivo, come no. Del resto anche Hitler amava i cani...

Lara Magoni, neo assessora regionale al Turismo della Lombardia in quota Fratelli d'Italia ed ex campionessa di sci, rilascia senza che nessuno glielo abbia chiesto valutazioni risibili e farneticanti sul periodo fascista. Come in molti altri post di disinformazione in rete, sarebbero "state fatte molte cose buone", eccetera.
A parte l'assoluta ignoranza di chi pontifica senza avere UN dato storico corretto, ma rimastica semplicemente la propaganda neofascista, è strabiliante anche il linguaggio adottato da questo soggetto: "le leggi che tutelano i lavoratori nascono PROPRIO TUTTE dal fascismo. Tutti condanniamo l'eccidio del quale SONO STATI TUTTI COINVOLTI e per il quale c'è da vergognarsi ma ora basta COMBATTERE I FANTASMI...dopo settant'anni... Visto e considerato che QUESTI BENEFIT piacciono a tutti". Ho evidenziato in maiuscolo idiozie talmente evidenti che non avrebbero neppure bisogno di una puntuale disamina (che altri hanno già fatto), perché sono insostenibili sul piano concettuale, oltre che storico:
- TUTTE le leggi che tutelano i lavoratori? Certo non le prime (anteriori al fascismo), né quelle varate nell'Italia repubblicana e più sostanziali;
- TUTTI COINVOLTI nell'eccidio? Chi? Tutti gli Italiani portano le stesse responsabilità? Magari per equiparare i caduti, carnefici e vittime?
- I FANTASMI non sono tali solo per i nostalgici e gli ignoranti galattici? Quelli che vogliono sminuire la gravità di parole, atti, gesti dei loro amici neofascisti lanciando loro una strizzatina d'occhio e sperando di recuperare qualche voto?
- I BENEFIT. Così adesso si chiamerebbero i DIRITTI dei lavoratori? Sono per caso diventati una graziosa concessione di qualche padrone?
Adesso mi chiedo: ma se si applicasse il rigore, la disciplina, il controllo, la precisione richiesti da una pratica sportiva ad alto livello anche all'esercizio di responsabilità politiche, quali conseguenze dovrebbe trarre da sé la neo assessora?
Davvero, in coscienza, una che parla e verosimilmente pensa così si ritiene adeguata a un compito pubblico?
E chi l'ha designata non prova almeno un poco di vergogna?

martedì 16 gennaio 2018

Una pagina nera nella storia del Consiglio comunale di Como

Ieri sera, a Como, è stata respinta da tutti i consiglieri comunali di maggioranza (con la sola astensione del sindaco) la mozione che esprimeva, a nome della cittadinanza, riprovazione e condanna per l’incursione skinhead del novembre scorso che ha portato la città all'attenzione nazionale.

Un voto semplicemente inqualificabile, ma non senza motivazioni.

La logica è semplice, e va molto al di là del rifiuto del dialogo con le opposizioni, alle quali si sarebbero potuti tranquillamente proporre emendamenti per modificare la forma di qualche frase.

Votando NO a scatola chiusa invece si esprime la NON riprovazione a chi contraddice "i principi di solidarietà, non violenza, antirazzismo e antifascismo" richiamati nella mozione. 
Diciamo che chi - in politica, nelle istituzioni, non al bar - manda segnali di questo tipo non è un ingenuo, ma vuole esprimere "messaggi" precisi a destinatari precisi. E non certo nel senso della garanzia della libertà di espressione. Se invece crede sia possibile lavarsene le mani nella maniera espressa dal voto di ieri, è anche inadeguato a una funzione di rappresentanza pubblica. Questa posizione, peggio che ambigua, è una vergogna ulteriore per la città, che già ha subito e subisce intimidazioni e aggressioni di stampo fascista.

La prossima volta che qualcuno di quei votanti volesse qualificarsi come liberale, spero compaia il fantasma di Totò a commentare con una sonora pernacchia.

martedì 9 gennaio 2018

L'Euro come cartina di tornasole della malafede politica?


Il cosiddetto "candidato premier" - sì, è un titolo, anche se da operetta - dei M5S ci informa oggi che l’Euro, la moneta causa di tutti i mali dell'Italia, sulla quale lui e tanti altri demagoghi giuravano di voler chiamare il popolo al referendum, si può tenere.
Ma guarda. Non ci dicono che hanno cambiato opinione sull'argomento, il che equivarrebbe ad ammettere che prima sostenevano una tesi palesemente stupida e dannosa e si sono ricreduti. No, è solo che ora non è più "il momento per l’Italia di uscire dall’Euro perché l’asse franco-tedesco non è più così forte". Invece prima era sensato? Ci ritenete tutti idioti? Forse sì, vista la penosa figura di quell'altra parlamentare che pochi giorni or sono indiceva, nelle sue intenzioni, il referendum sull'abolizione della moneta comunitaria, per poi rifiutarsi di dire come avrebbe votato (perché "il voto è segreto", come no?).
Mi chiedo come una cialtronaggine così piramidale possa essere ancora presa sul serio da qualcuno. Soprattutto provenendo da un ex-movimento ormai normalizzatosi a partito, ma nel modo peggiore, dato che viene di fatto diretto da un vertice autoritario e privatistico che nessuno ha eletto dal basso, in termini mai visti nei decenni della storia della nostra democrazia. Altro che l'eguaglianza e la trasparenza invocate alle origini, ormai è evidente che siamo di fronte a una grossolana rappresentazione non priva di ambiguità potenzialmente pericolose. Una presa in giro da parte di qualunquisti che ogni volta rincorrono quelli che pensano essere gli umori del momento (vedi il dietrofront sullo ius soli) e che - per ora, con una comunicazione particolarmente mirata e grazie a una pletora di intervistatori acritici - tentano di mascherare una vistosa e diffusa incapacità. 
Di ragionare, prima ancora che di governare.

lunedì 24 luglio 2017

Se sai, parla; altrimenti ti conviene tacere. Sì, figuriamoci...

Di fronte alle tante manifestazioni antivacciniste, nonché alla sequela interminabile di bufale diffuse sui social media, vengono spesso diffuse ammonizioni basate sul puro buon senso, riassumibili nello schema "se sai, parla; altrimenti ti conviene tacere". Ovviamente il "sapere" è inteso in senso forte: avrai fatto un corso di studi approfondito, sviluppato una competenza specifica, svolto attività professionale riconosciuta in quell'ambito, eccetera.
Lo schema purtroppo non funziona, perché molti si convincono di essere nel giusto a priori, escludendo quindi la possibilità del "non ho ancora capito", "devo ancora studiare", "ci sono scienziati che dedicano tutta la vita a questi argomenti" (non io).
"Ho capito" allora equivale a "provo una forte emozione" che genera il convincimento; non a caso spesso questo si accompagna con un serie di "buone ragioni" a giustificare l'opposizione agli esperti certificati (complottismo, dietrologie, poteri forti...). Particolarmente insidioso il supposto "esercizio del dubbio" - sacrosanta caratteristica della razionalità evoluta - invocato però unidirezionalmente, cioè contro la tesi opposta, non per mettere in discussione criticamente magari anche la mia fede. Quella no, è difesa dalla "libertà di scelta", quella che ti consentirebbe di scegliere per i tuoi figli il destino di potenziale veicolo di epidemie o di curare le loro malattie con il rituale dell'acqua fresca.
Perché di questo, in fondo, si tratta: di fedi che si basano su valutazioni non razionali; cosa buona e giusta se si parla dell'imponderabile, dell'aldilà o anche delle squadre di calcio, ma non ammissibile in ambito di valutazioni espresse dalla comunità scientifica. Qui le tesi eventualmente vengono messe in discussione da chi ha una preparazione adeguata e prove sperimentalmente verificabili, non dall'uomo della strada. Il quale, senza troppo accorgersene, tanto più si dibatte e si agita, tanto più porta "argomenti", tanto più manifesta la propria ignoranza e superstizione. Il fatto che stia tentando di fare "massa critica", beh, un po' preoccupa. La storia ci insegna che viene utilizzato politicamente da persone altrettanto ignoranti (infatti, "sono uno di voi"), dotate del talento di sfruttare l'irrazionalità altrui per costruire consenso. Anche a costo di distruggere le precarie conquiste del pensiero razionale.

giovedì 20 aprile 2017

Salvini a Como: contro il principio di realtà e contro la logica

È un esercizio vano, analizzare le esternazioni di un politicante? Probabilmente sì. Abituati come sono a farsi applaudire da masse acritiche, certi personaggi girano il Paese proponendo slogan senza grande fondamento nella realtà effettuale, ma capaci di suscitare emozioni utili a condizionare le menti deboli. Quando però vengono a casa tua a farlo, la grossolanità della cosa ti colpisce più direttamente, anche se sai che è pura propaganda slegata dai fatti. Il capo della Lega plana su Como per la campagna elettorale del “suo” candidato sindaco. Più “suo” che dell’intero centrodestra, a giudicare dall’attivismo confusionario ma chiassoso con cui la Lega cerca di accreditarsi come una soluzione per la città, pur arrivando da cinque anni di opposizione totalmente inconcludente, in pratica poco più che schiamazzi contro le presunte “invasioni” straniere.
Salvini ovviamente deve coprire le profonde debolezze progettuali della sua fazione politica, e perciò parte all’attacco, con dei punti davvero qualificanti (seguono citazioni testuali):
  1. La città è tornata indietro invece di andare avanti […] la sicurezza è peggiorata in maniera impressionante […] sembra un quarto mondo.
  2. Non voglio parlare degli altri (sic) ma certamente la scelta di un candidato che appare estraneo al mondo del centrosinistra sembra dire che questi partiti si vergognano di loro stessi.
  3. Sanno di non aver fatto niente e arrivano questi pseudo imprenditori che saltellano da destra a sinistra e avendo i soldi pensano di convincere i comaschi a dimenticare gli ultimi cinque anni.
  4. Nel 2012 siamo stati puniti giustamente, ma ne sono seguiti anni di niente
  5. Abbiamo una squadra rinnovata al 99%, idee chiare e un candidato che tutti conoscono.
  6. II fatto che non abbia un'esperienza politica può anche rivelarsi utile se, come sta avvenendo, è circondato da alcune persone che invece conoscono la realtà dell'amministrazione.
C’è una sola frase vera tra le sei. L’avete trovata? È l’ultima: infatti l’inesperienza politica non è necessariamente un male, anzi può consentire un rinnovamento e una prospettiva di rilancio per una realtà cittadina che deve affrontare i suoi tanti problemi, sempre che sia accompagnato da una squadra esperta. Incidentalmente l’affermazione è valida anche per il competitor del centrosinistra, che a giudizio di chi scrive ha una visione assai più interessante e lungimirante rispetto alla parte avversa, la quale mira di fatto a una cosa sola (sempre Salvini dixit): “riprendersi” la città, un termine che è rivelatore dello spirito di servizio alla base del progetto.
Peccato però che il punto 6 entri in rotta di collisione logica con il 5: Salvini rivela qui la propria (prevedibile) inadeguatezza matematica, dato che un rinnovamento al 99% dovrebbe eliminare in pratica la totalità della vecchia classe dirigente della destra comasca. Questa, al contrario, ha pilotato l’operazione di designazione del candidato dall’alto, con accordi politici di vertice; inoltre molti suoi esponenti già ammiccano dai manifesti elettorali e finiranno per riempire anche le liste, dato che il voto di quell’area conta poco sul coinvolgimento della “base” e molto invece sul patronaggio politico. È prevedibile che l'effettiva capacità di accreditamento nei confronti delle categorie sociali determinerà gli esiti del confronto tra i due veri contendenti nella competizione comasca, comprimari a parte; anche se la destra ha il problema di dover fornire qualche concreta garanzia di rinnovamento, nel segno della competenza, ed è qui che incontra reali problemi ad andare oltre il mugugno. Sarà sufficiente, per chi ha condotto l'opposizione nel modo più inconcludente (con l'unico esito di costringere il consiglio comunale a sedute-fiume anche per l'approvazione dei provvedimenti più semplici), convincere l'area moderata di possedere le capacità millantate (ma già allora esaurite) nell'era-Bruni e tragicamente risoltesi nelle voragini e nella paralisi della macchina comunale che Lucini ha poi faticosamente cercato di rimettere in moto?
Quanto agli altri punti, si tratta né più né meno che di un consueto rosario di falsità ed esagerazioni inanellate l'una sull’altra: alla sconfitta elettorale sarebbero seguiti anni “di niente” dell’amministrazione cittadina, cosa che i Comaschi sanno (e vedono) non essere affatto vera. PGT, Trevitex, Villa Olmo, raccolta differenziata, rete di sostegno sociale strenuamente difesa, riqualificazione di aree importanti nel centro e in periferia, promozione del turismo con numeri record, ecc. ecc. stanno a dimostrarlo. Non c’è ovviamente peggior cieco di chi non vuol vedere, e quindi riconosciamo inutile l’impresa di contrastare la propaganda negativa con la quale del resto le destre europee cercano sempre di influenzare l’opinione pubblica. Lasciamoli al loro catastrofismo farlocco, senza ovviamente nasconderci le molte questioni lasciate aperte dalla giunta uscente che andranno riportate nell'agenda politica dei prossimi anni.
Se le capacità logiche e il rispetto della realtà latitano, la finezza espressiva di questo piazzista del nulla invece merita un minimo di considerazione. Risulta quasi divertente, e anche un po' patetico, che un parlamentare europeo mai conosciuto per particolare produttività, essendo invece totalmente impegnato a girare l’Italia sputando sentenze contro gli avversari politici, dia dello “pseudo imprenditore” a chi ha una non breve storia di successi professionali, questa sì, in grado di certificare qualche capacità che possa essere messa a servizio della città.
Che “coi soldi” si possa far dimenticare qualcosa ai Comaschi è un'altra palese assurdità, anche perché come detto non c'è nulla da nascondere sul recente passato amministrativo, che andrebbe solo conosciuto meglio. Tante realizzazioni (alcune non adeguatamente comunicate), qualche errore e varie opere in corso richiedono di essere valutate per quello che sono, non per le calunnie interessate di una parte.
Che i partiti del centrosinistra, in particolare il Partito Democratico, debbano vergognarsi di qualcosa è una vera e propria scemenza, da respingere al mittente; che essi debbano riflettere su eventuali errori per correggerli è senz'altro opportuno, ma tra questi non rientra certo l'avere selezionato il proprio candidato con la partecipazione popolare delle primarie, né la disponibilità al dialogo con tutte le forze politiche europeiste, non xenofobe e antirazziste, interessate a rilanciare la città nei prossimi dieci anni, e nemmeno l'avere promosso la partecipazione di circa duecento cittadini nella redazione del programma che è in corso in questi giorni.
Queste sono differenze autentiche, da rivendicare e sulle quali invitare tutta la cittadinanza a una riflessione e a una scelta ponderata: da un lato c'è una politica intesa come partecipazione, aperta all'ascolto e alla progettazione del futuro della città. Dall'altro, come Salvini è venuto a insegnarci, soprattutto polemiche inconcludenti, determinate dalla volontà di ricostruire meccanismi di potere logori e antiquati, ispirati a visioni parziali e divisive e da un “professionismo della paura” che sta producendo disastri (autentici) per la convivenza civile in Europa. E Como è molto, molto più avanzata di come una destra reazionaria (e, nonostante qualche camuffamento, per nulla moderata) la vuole rappresentare.


lunedì 13 marzo 2017

CoCoCo 2017-1: Legittima difesa e speculazioni politiche

In questi giorni si parla molto, ed è comprensibile, della vicenda del ristoratore di Casaletto Lodigiano, Mario Cattaneo, che in una colluttazione ha sparato con un fucile, regolarmente detenuto, a un ladro che tentava di introdursi nel locale, chiuso a quell’ora, insieme ad altri tre complici. È verosimile che il fatto sia avvenuto in modo accidentale e che il responsabile dell'omicidio sia il primo ad essere sconvolto da conseguenze non previste nel momento in cui si dotava di un'arma per il sopralluogo. È comprensibile altresì la solidarietà degli amici e dei conoscenti.
Ma chi deve accertare la verità? La magistratura o la politica?
In un paese civile la questione non sarebbe nemmeno da porsi. Qualunque giudizio deve partire dall'accertamento rigoroso dei fatti. Se risultassero circostanze penalmente rilevanti si celebrerà un processo, altrimenti no. Questo per chiunque sia dotato di un minimo di cultura giuridica. Evidentemente però vi è un lato della politica, quello di gran lunga meno nobile, della speculazione sulle paure e sulle disgrazie altrui, che non si tira indietro neanche in questo caso.
«Il ristoratore che ha reagito alla rapina è indagato per omicidio volontario. Siamo in un mondo al contrario» ha scritto sul suo profilo Facebook il presidente della Regione Lombardia. Cosa vuol dire? Che non si devono fare indagini? Che tutte le volte che sembrano presentarsi le caratteristiche potenziali di una legittima difesa non bisogna fare alcun accertamento? O forse che è lecito prendere le armi e sparare ogni volta che ci si sente minacciati, legittimando così un clima da Far West? Il mondo al contrario non è forse quello in cui i politici fingono di dimenticare i più elementari fondamenti del nostro sistema giuridico?
Sappiamo tutti perché queste uscite, e altre ancora più rozze, si susseguano ogni volta che avviene un episodio simile. Non è solidarietà umana, è speculazione politica di bassa lega, nel tentativo di far apparire sempre più insicuro e violento un Paese che invece non lo è, statistiche alla mano. Facendo crescere un clima di contrapposizione utile solo a mediocri professionisti della politica che però non
sono solo innocui ciarlatani. Seminano odio, sobillano i deboli e i più sprovveduti, favorendo lo sviluppo di un clima di terrore che accomuna impropriamente i piccoli fatti quotidiani e i grandi scenari globali.
Bisogna dirlo, che questa subcultura ha un nome e una collocazione politica, alla faccia di coloro che sproloquiano sull'inesistenza di destra e sinistra, senza sapere quello che dicono. Questa che avanza non è forse tutta la Destra, ma è Destra allo stato puro. È una Destra che
peraltro sembra oggi avanzare in Occidente, sminuendo nei fatti i principi di tolleranza e di accoglienza su cui avevamo iniziato a costruire la nostra casa comune dopo il dramma del secondo conflitto mondiale. Una Destra che ha molto poco di liberale e promuove invece l'intolleranza a tutto campo, spesso nascondendosi dietro considerazioni ipocrite sulla nostra sicurezza minacciata e che non sarebbe adeguatamente tutelata. Una Destra che a livello mondiale mostra il suo volto inquietante e regressivo, anche nella cronaca recentissima. I muri minacciati e le dichiarazioni divisive, se non razziste, del nuovo presidente degli Stati Uniti d'America. O l'inaccettabile soppressione della separazione dei poteri e del sistema di controlli ed equilibri istituzionali voluto dal presidente Erdogan con una svolta autoritaria che gli darà ancora più poteri, una volta confermata da un imminente plebiscito.
È chiaro, tuttavia, che ogni gesto che mina e indebolisce la coesione dei progressisti, di chi si batte per la difesa dei diritti dell'uomo, oggettivamente
non fa che rafforzare questa destra e indebolire la tenuta dello stato democratico. Sono scenari storici che si sono già profilati in passato, pur in contesti radicalmente diversi e che auspichiamo irripetibili, ma che caricano di responsabilità le scelte politiche dell'oggi, soprattutto di chi ha veramente a cuore una democrazia inclusiva e tollerante.

venerdì 9 dicembre 2016

Quello che manca... è la fantascienza

La gente, come ampiamente previsto, si riversa massicciamente nella città di Como in un giorno di festa tradizionalmente dedicato a passeggiate e acquisti prenatalizi.
La gente non è sprovveduta: non è la prima volta ma la centesima, e quindi sa bene che si ritroverà ad intasare le vie d'accesso al centro, se utilizza l'automobile. Che ci saranno ingorghi a prova di qualsivoglia vigile e semaforo, che i motori saranno a lungo accesi con ottimo contributo all'inquinamento cittadino, e che si passeranno decine di minuti in coda per trovare un parcheggio.
La gente è sovrana, e non è tenuta a usare strategie di buon senso. Può tranquillamente ignorare la possibilità di parcheggio fuori dalla convalle, con mezzo pubblico incluso a prezzi stracciati. Persino se ad invitare le persone a usufruirne sono, in modo lungimirante, le stesse associazioni dei commercianti.
Forse non sa, però, la gente, che si trova sempre qualche politico locale il quale, con toni rabbiosi e accusando di arroganza gli altri (ovviamente!) rivela che i problemi sono in realtà creati dall'amministrazione, la quale deve aver modificato l'orografia e la conformazione urbanistica nottetempo: prima c'erano a Como i grands boulevards, ora strette strade di ingresso. Inoltre l'assessore evidentemente è incapace di moltiplicare le superfici non costruite con opportune deformazioni ad hoc dello spazio-tempo, ed è sadicamente votata a progettare piani del traffico futuri, capaci però di determinare nefaste conseguenze retroattive sul presente. Roba che neppure H.G. Wells avrebbe osato immaginare: insomma, quello che manca, per i contestatori dell'ultima ora, non è la scienza, è proprio la fantascienza.
Sarà forse contenta, la gente, che qualcuno soffi sul fuoco delle polemiche elettorali. Di certo ne comprenderà tutta l'utilità.
Peccato che l'arma vincente non siano le sparate di chi presume di avere in tasca tutte le verità (è il suo mestiere, se fa il propagandista politico, ma la sua dubbia dialettica non incide sui flussi viabilistici, ammesso che li comprenda): è il semplice buon senso di lasciare altrove l'auto e di usare le alternative a disposizione. Cosa che la gente sa già. O no?

mercoledì 7 ottobre 2015

Un pedaggio assurdo per la mini-tangenziale: nocivo all'ambiente e all'interesse pubblico


Gli aumenti del pedaggio di Pedemontana, in vigore dal primo novembre, ufficializzati dalla società. e di fatto avallati dalla maggioranza che guida Regione Lombardia, con in testa la Lega, sembrano usciti da una favola scritta male. Come si possono accettare i pedaggi più alti d’Italia sulle tangenziali di Como e Varese e sul tratto autostradale Cassano Magnago – Lomazzo? Come dichiarano i consiglieri regionali del Pd Alfieri e Gaffuri "questi rincari disincentiveranno l’utilizzo dell’opera di cui, peraltro, non si sa ancora se verrà terminata. Rischia di essere una beffa per i lombardi”.
Una follia totale, che rende addirittura ridicoli i decisori regionali, bravi solo a rimangiarsi la parola. Ma poi, questi fini analisti del traffico pensano davvero che si genererà un flusso tale da giustificare le spese di costruzione (in massima parte sostenute col denaro nostro) e assicurare introiti non irrisori? O non faranno altro, com'è intuibile a tutti, che lasciare una situazione più o meno uguale ad oggi, con la massima parte delle auto che entra in città e vanifica tutta l'iniziativa? Senza presentare uno studio credibile sui flussi e sul rapporto tra costi (del pedaggio a questi livelli assurdi), effetti indotti e benefici (per la circolazione), chi prende decisioni sciagurate come queste mostra solo quanto gliene importi realmente del territorio, dell'ambiente e dei cittadini. Li sfido ad argomentare con numeri verificabili alla prova dei fatti (cioè dopo pochi mesi di utilizzo) la reale compatibilità dell'opera con gli interessi della cittadinanza e soprattutto con il buon senso. Altrimenti è chiaro che seguono altre logiche, altri interessi. 
Anche a Como, come nella maggior parte del comuni coinvolti, verrà discussa e approvata una mozione che richiede un radicale ripensamento e la gratuità del passaggio con una razionale suddivisione dei costi sui percorsi autostradali adiacenti. È una proposta intelligente e realistica, per questo forse, sentendosi con le spalle al muro, ne hanno paura e fanno finta di niente. Ma se tutto un territorio si esprimerà in questi termini, come potrà la Regione contraddirne le indicazioni? Con quale faccia ci racconteranno che pensano all'interesse comune? Ci ripensino in fretta, finché sono in tempo. O perderanno ogni residua traccia di credibilità politica.

martedì 8 settembre 2015

Parliamo del nulla...

Pare che anche in consiglio comunale a Como sarà posta in discussione una mozione per contrastare la diffusione nelle scuole della fantomatica teoria del gender, promossa da un centrodestra evidentemente a corto di proposte politico-amministrative, e che prova a galleggiare agitando le paure, volta a volta delle “invasioni straniere” o della “deriva sociale e morale” che attacca le famiglie “naturali”.
Gli studi sul genere – i cosiddetti “gender studies” – hanno inteso chiarire come nel tempo, nella storia e nella cultura siano state costruite le identità femminili e maschili. Se, da un lato, sottolineano l'evoluzione storica dei principi che reggono l’ordine sessuale, dall'altro sono ben lontani dal negare la rilevanza delle differenze corporee. Si può leggere in proposito la lucida intervista a Judith Butler http://www.lavoroculturale.org/sulla-teoria-del-gender-judith-butler/.
Mi pare che da noi sia in atto invece una stolida operazione sottoculturale con conclamata strumentalizzazione politica, che ha creato dal nulla una "teoria gender", facendola peraltro esistere ed esprimendone le pseudoargomentazioni solo... nei testi che attaccano la teoria gender. Si tratta, in sintesi, di distorcere e stravolgere a bella posta le indicazioni pedagogiche che mirano a combattere nella scuola la discriminazioni e gli stereotipi mortificanti, agitando lo spettro di un "inquinamento" delle menti dei nostri poveri bimbi. In pratica... la solita bufala. Come dimostrano i social network e il livello medio della politica e della comunicazione in Italia, purtroppo, per le bufale c'è però un ampio mercato e, chissà, un tornaconto elettorale.
Tornando al nostro consiglio comunale: forse non c'è nulla di drammatico nel soffermarsi sui parti della fantasia, così che si potrà affrontare una ulteriore discussione sul nulla provocando pochi danni, se non in termini di tempo perso, denaro pubblico sprecato e pazienza del sottoscritto messa alla prova.
Ma se dovessimo continuare su questa linea converrà che ci attrezziamo: comincerei ad esempio attivando iniziative per promuovere il gemellaggio di Como con qualche splendida località della Terra di Mezzo. Avete preferenze?

martedì 1 ottobre 2013

Senza decoro, più o meno come sempre

Di fronte al cumulo impressionante di menzogne che il più noto pregiudicato e nemico della giustizia sta scaricando in questo giorno sugli Italiani, cercando di affossare le speranze che si torni ad affrontare i problemi veri del paese (di cui peraltro non gli è mai importato nulla, alla faccia di tutti i creduloni), viene solo da pensare che Al Capone ha saputo uscire di scena con molto più stile.

giovedì 5 settembre 2013

Ricattatori "in nome del popolo" e della "democrazia"?

Ma tutti gli Italiani, e gli elettori, saranno davvero senza vergogna come coloro che passano settimane e settimane a ribadire che un condannato in terzo grado non deve decadere dal parlamento perché "votato da 10 milioni di Italiani", e a ricattare un paese in estrema difficoltà con la minaccia di far saltare il governo?
Beh, sì, lo dico chiaro: in effetti, quando ho votato B., intendevo chiedere esattamente che venisse legalizzata la corruzione, favoriti l'evasione fiscale ed il falso in bilancio, e magari raccomandati il lenocinio, la prostituzione ed il prossenetismo.
Sono il popolo sovrano, non potete toccare i miei beniamini, non è democratico.
E non raccontatemi che le leggi vanno applicate per tutti, che viviamo in uno stato di diritto, perché non capisco il concetto.

sabato 3 agosto 2013

Minacce contro la giustizia

«O la politica è capace di trovare delle soluzioni capaci di ripristinare un normale equilibrio fra i poteri dello Stato - ha detto oggi Sandro Bondi dopo la condanna definitiva del suo capo Berlusconi - [...] oppure l'Italia rischia davvero una forma di guerra civile dagli esiti imprevedibili per tutti».
Davvero molto comodo minacciare in questo modo, specie dopo che per anni si è cercato in tutti i modi di alterare il "normale equilibrio" con caterve di leggi ad personam, peraltro incidentalmente utili anche a bancarottieri e mafiosi vari.
Italia mia, benché 'l parlar sia indarno a le piaghe mortali che nel bel corpo tuo sí spesse veggio, "le soluzioni" sono ben chiare agli occhi degli onesti. Corrispondono al semplice rispetto della legge, con la conseguente assunzione di responsabilità da parte dei condannati.
Oltre ad una seria riflessione politica su cosa siamo diventati.
Ma come rinunciare alla menzogna sistematica, all'uso della politica come mezzo di saccheggio del paese, e anche ad abbondanti dosi di cialtroneria e servilismo?
Questo nel nostro paese si è dimostrato impossibile, quindi avanti così: grida guerresche e minacce di scontri civili da parte di chi rivela quanto sia in realtà provvisto di senso civico e di rispetto per la giustizia.

lunedì 17 giugno 2013

CoCoCo 2013-11: Linguaggio incontrollato e rispetto delle persone

Prendo la parola per stigmatizzare il grave episodio verificatosi con la diffusione dell'intervista di un consigliere comunale, che preferisco non nominare, rilasciata a Radio Ciao Como Martedì 11 Giugno 2013, la quale è evidentemente irrispettosa della dignità di molti di coloro che siedono in quest'aula.
Tralasciando buona parte delle esternazioni politiche, quantomeno discutibili e a mio avviso inficiate da un soggettivismo mal controllato, ma che in democrazia vanno evidentemente accolte e valutate per quello che sono, ho trovato veramente inaccettabili gli attacchi personali (si badi bene, non politici) costantemente rivolti al sindaco, oltre alla valutazione perlomeno fantasiosa dei rapporti interni alla maggioranza.
Per quanto riguarda il primo punto, basterà ricordare che attorno al min. 6 dell'intervista il sindaco Lucini è ripetutamente definito "aborto della democrazia" (un modo alquanto incivile per dire votato da una minoranza di comaschi), nonché "bugiardo" (min. 26.00) e "seminatore di odio" (min. 7.35), che peraltro regala "mazzette elettorali" sotto forma di posti auto (min. 22.41); ovviamente sia lui, sia i membri della giunta sono brave persone solo in apparenza, ma in realtà sono degli ipocriti, dei "chierichetti che tirano sassi" oppure "si ubriacano" (minn. 9.43, 10.37).
Inoltre “è una vera anomalia che tutta la maggioranza voti allo stesso modo” (min. 2.45): si spiega solo con “l'inesperienza di alcuni soggetti” chiaramente limitati, nell'esercizio della libertà di pensiero, dalla “loro matrice cattolica”, per cui “accettano il dogma di Lucini” senza discutere, anche se “al loro interno ci sono parecchie discussioni” (min. 3.12). Sfugge forse al consigliere che una maggioranza che condivide un programma, e in cui le persone si confrontano e si rispettano, cerca di avere dei momenti di condivisione, da cui uscire con una posizione comune che sia possibilmente sintesi e mediazione dei pareri di tutti, ma tant'è.
Riprendiamo: quest'ultima evidente contraddizione non è nella mente dell'intervistato, ma nella nostra, dato che (min. 7.20) ci viene spiegato come i consiglieri che siedono in maggioranza siano "gente che non ha ancora capito cosa sia il consiglio comunale" né tanto meno la differenza tra potere esecutivo e legislativo, "e mi creda, siamo a questo livello"!, pensiamo anzi "di essere al grest" (min. 21.58) anziché in consiglio: ma non disperiamo, perché viene profetizzato che un giorno capiremo di essere umiliati dalla giunta e ci ribelleremo...
Questo non è un linguaggio colorito: è semplicemente un linguaggio incontrollato, che non si preoccupa né della verità di quanto dice, né dell'offensività di giudizi personali vistosamente infondati, e che appartengono alla soggettività di una persona che già più volte ha offeso il Consiglio Comunale nel precedente mandato, ricevendo ammonizioni ufficiali e arrivando anche a pubbliche scuse per cercare di rimediare al male fatto.
Porto quindi a conoscenza dell'intero consiglio questo comportamento perché ciascuno ne tragga le valutazioni che la sua coscienza gli detta. Personalmente mi dichiaro estremamente deluso da questa modalità di condurre il confronto politico, perché ne rappresenta un oggettivo imbarbarimento e contribuisce a deteriorare i rapporti tra le persone. Non esprimo ulteriori giudizi, anche se ritengo che chi conosce il significato delle parole che adopera con tanta leggerezza debba pensare di assumersene la responsabilità umana, prima che politica. Una responsabilità non leggera, che richiederebbe una riflessione seria sulle trasformazioni che questo atteggiamento determina nella propria interiorità, prima ancora che nelle relazioni interpersonali.