Albrecht Dürer, Navis Stultorum (in S. Brant, Narrenschiff - 1497)
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mercoledì 7 novembre 2018

I bulli al governo? Sanno solo ricattare (per meglio fregare i cittadini)

Ora che è stato approvata in Regione Lombardia, a scrutinio segreto, la mozione 48 proposta dalla Lega sull'utilizzo dei richiedenti asilo nella  manutenzione del verde pubblico che prevede, tra gli altri punti, l'impegno a concedere premi nei bandi solo agli enti locali Lombardi che non facciano ricorso a richiedenti asilo, possiamo dirlo: questa NON è una mozione degna di un Paese democratico, è un ricatto da bulli.
Si dimostra che al governo stanno personaggi squallidi, che con la loro prepotenza vogliono trasformare la nostra civiltà e il valore dell'integrazione in una contrapposizione costante tra poveri: mantenere aperti i problemi anziché risolverli.
Perché sono INCAPACI di pensare in termini di bene comune e vogliono speculare sui conflitti per mantere il loro sottopotere e le prebende, che garantiscono di vivere alla faccia nostra anziché cercarsi un mestiere.
E anche Como, nelle cronache amministrative quotidiane, è un ottimo esempio di questa politica che ringhia e abbaia, convinta di mostrarsi forte quando invece è solo violenta (violenza indiretta, secondo il modello di Galtung, ma non per questo meno violenta).
Sono disgustosi.
Bisogna però che cominciamo a dirglielo in faccia.

lunedì 24 ottobre 2016

CoCoCo 2016-3: Mozione su gestione dell'emergenza migranti

Mi fa piacere che nel corso del dibattito sia emersa a più riprese la vera caratteristica della gestione complessiva della questione recente (sia o non sia “emergenza” nel senso classico del termine, è certo che ha presentato molti aspetti nuovi rispetto a situazioni passate, e che la portata in termini di difficoltà operative non è stata certo lieve): per come la si è condotta sino a qui, e per l'intenzione profonda della mozione che stiamo ora discutendo.
Il termine chiave è: collaborazione. Nessuno spirito oppositivo, ma la volontà di cooperare per assicurare una sempre più efficace soluzione alla complessità e alla novità dei problemi; sono segnali che la realtà globale non consente più isolazionismi, chiusure e ripiegamenti tanto illusori quanto poco consoni alle nostre tradizioni di civiltà e di accoglienza.

L'efficacia degli interventi passa anche attraverso una piena trasparenza: trasparenza che è una regola fondamentale dell'amministrazione pubblica, un principio che va applicato e reso il più possibile operante, magari grazie anche al coinvolgimento degli amministratori pubblici che rappresentano la cittadinanza. Opportuni, senz'altro, gli interventi di parlamentari nazionali ed europei, ma non meno motivata la possibilità di un accesso conoscitivo per i componenti di questo consiglio.
La conseguenza? Una migliore comprensione dei problemi, che aiuti ad articolare le soluzioni nel presente, ma serva anche a costruire un patrimonio di esperienze, una memoria storica che non potrà non rivelarsi utile in casi futuri più o meno simili, e che in tal modo la città sarà ancora più pronta ad affrontare, promuovendo come si è detto le sinergie, lo spirito di collaborazione.
A questo riguardo vorrei anche richiamare che la cittadinanza, attraverso noi consiglieri, non può che esprimere la sua riconoscenza ai tanti che, con diverse competenze, hanno operato per rendere gestibile la complessità: le istituzioni pubbliche deputate, ma anche Croce Rossa Italiana e Caritas, che certo non sono state le sole ma organizzativamente più in vista, e poi l'azione di un volontariato che nobilita la città di Como per qualità dell'intervento e per lo spessore umano messo in campo.
La comprensione dei fenomeni che questa mozione chiede di allargare, da un lato, e questa generosa disponibilità di chi si è fatto coinvolgere ad ogni livello, dall'altro, rappresentano anche il miglior antidoto contro le voci fantasiose e le vere e proprie strumentalizzazioni di chi (senz'altro, lo credo) non è razzista, ma... specula politicamente lo stesso sulle preoccupazioni della gente, magari rinfocola le paure, entra nelle questione pesantemente armato dei propri pregiudizi e li vuole per forza vedere confermati.
Ecco, la gestione tranquilla e ordinata che la città ha saputo esprimere - lo ripeto - tanto sul versante istituzionale che su quello associativo, costituisce un'esperienza da non perdere, ma semmai da rafforzare: ed è proprio con questo spirito che abbiamo sottoscritto la presente mozione, per la quale preannuncio sin d'ora il voto favorevole del Partito Democratico.

Mi sia consentito infine di rimarcare il ruolo che il Governo ha responsabilmente assunto in queste circostanze recenti e la posizione nuova e ferma che viene rivolta all'Unione Europea, proprio come appello affinché questa ricordi i suoli valori fondamentali e li traduca in atti concreti, vincendo egoismi nazionalistici e giocando fino in fondo il ruolo che la storia contemporanea le assegna su queste fondamentali questioni di umanità.
Lo faccio con le parole del sindaco di Prato e delegato Anci all'immigrazione, Matteo Biffoni,
la decisione del Governo di riconoscere ai Comuni che hanno risposto all'emergenza migranti un contributo di riconoscenza dallo Stato italiano ovvero 500 euro, una tantum, per ogni persona accolta entro il 15 ottobre 2016.
«È un riconoscimento vero e positivo per i Comuni che hanno fatto lo sforzo dell'accoglienza. È chiaro che sono ancora tante le questioni aperte, ma questo è un gesto importante, un segnale che indica un reale cambiamento di clima e la reale intenzione di onorare il patto siglato su un tema complesso, poco popolare ma doveroso come l'accoglienza dei migranti tra Comuni e Stato nel corso dell'assemblea dell'Anci appena conclusa».
«I Comuni hanno un grande bisogno di risorse che vadano a rafforzare gli interventi a favore della cittadinanza. Mentre, con il Governo, Anci ha definito misure di sistema che faranno ordine nell'impianto dell'accoglienza nel suo complesso, questo intervento è un'importante segnale di comprensione dello sforzo di chi è in prima linea su questo tema, oltre che un elemento che, siamo certi, faciliterà la decisione da parte dei Comuni di entrare nella rete Sprar. Voglio ringraziare ancora una volta Piero Fassino, senza la cui energia e impegno anche personale gli importanti risultati raggiunti in questi giorni non sarebbero stati possibili.»

domenica 1 gennaio 2012

I Soloni della Padania

Che bella fine d'anno in Padania! Prima Calderoli minaccia il capo del governo, "dia le dimissioni, perché sennò la verranno a prendere a casa". Quindi Bossi insulta il capo dello stato coi toni razzisti che gli sono propri e che non ha mai rinnegato: "Terùn".
Bravi, bene: come al solito molti validi argomenti, rispetto assoluto degli altri, credibilità alla stelle. Provateci pure, a far dimenticare che negli ultimi dieci anni avete fatto solo chiacchiere e slogan (spesso volgari, sempre fasulli), non avete governato, in realtà, ma semplicemente occupato una caterva di poltrone, fino all'apoteosi della promozione regionale del vostro "Trota", e offrendo in cambio al paese la soluzione decisiva dei "ministeri a Monza".
Quanta miseria, morale e politica. Fino a quando gli sciocchi tollereranno, ameranno, seguiranno gli imbroglioni che li sfruttano? Alla dabbenaggine non c'è davvero mai fine?

[a domanda, preciso]:

Io (NB: uomo del nord, come un'altra maggioranza di nordici che non vota lega) mi limito a constatare due fatti abbastanza evidenti: 1-le promesse non mantenute dopo un decennio di governo; 2-un linguaggio politico quantomeno ripugnante, a tratti accostabile alle peggiori esperienze storiche del passato.
Non sono certo indifferente ai problemi del mio territorio, né agli abusi di una classe politica che per tanti anni, e spesso ancora oggi utilizza i problemi generali e quelli del Sud per costruirsi comode posizioni. Ma mi sembra evidente che tanti di quelli che inalberano i problemi del Nord si sono di fatto comportati in maniera speculare, e che, tranne qualche sporadica eccezione, si è promossa una quantità di personaggi inadeguati (e mi sento generoso). In compenso si è diffusa una mitologia antistorica e risibile, indegna di menti adulte, e uno spirito grettamente antisolidaristico, che è un reale veleno per le coscienze. Ma soprattutto la convinzione che le spiegazioni grossolane, le soluzioni semplicistiche siano adeguate ad affrontare la complessità dei problemi attuali, è il lascito più sconcertante che questa politica ha prodotto.
Ho troppo rispetto per il buonsenso e la concretezza delle persone che abitano i nostri paesi e le nostre città, per pensare che - dopo aver coltivato comprensibilmente la speranza che questa fosse la strada da percorrere in vista di un reale cambiamento - non sia iniziato un processo di ripensamento critico. Vedere in questi anni la creazione di una dinastia familiare in stile nordcoreano per la successione al Capo (il quale, molto democraticamente, "ha sempre ragione"), la totale sudditanza agli interessi processuali e affaristici di Berlusconi (che dieci anni prima Bossi definiva "mafioso") e la piena corresponsabilità nell'inazione politica del decennio peggio governato della storia repubblicana, secondo me sta facendo ricredere molti di coloro che, come qualcuno giustamente afferma, hanno seguito silenziosamente la bandiera verde, e che si sono visti proporre in cambio... "i ministeri a Monza".
Gli altri, quelli che amano gli elmi cornuti, le ampolle con l'acqua del dio Po, la chiusura dell'economia e i protezionismi (in un orizzonte globalizzato!), quando non gli insulti razzisti o peggio, possono continuare a illudersi finché campano, chi glielo impedisce?. Quello di cui sono sicuro è che non vedranno mai migliorare concretamente la loro esistenza ad opera di polticanti cialtroni. Spero solo che intanto il paese non perda troppo tempo, perché la nostra attuale alternativa non è la Padania. Ma la Grecia.

lunedì 11 aprile 2011

CoCoCo18 - Inseguire paure ed egoismi

I. Ieri il Canton Ticino è andato alle urne per rinnovare il parlamento e l'esecutivo locali. Un fatto che non ci riguarderebbe direttamente, se non fosse che in questa occasione la Lega dei Ticinesi si è rivolta agli elettori con slogan del tipo: "Via gli italiani dalla Svizzera" e peggio. È un attacco diretto ai nostri lavoratori frontalieri, tra cui migliaia di comaschi, che sono accusati di rubare il lavoro ai locali e di costare decine di milioni l'anno in rimborsi di tasse diretti a Roma, i cosiddetti "ristorni" che i tre cantoni di confine restituiscono all'Italia perché questa giri la somma a Comuni, Province e Comunità montane di frontiera. Ora, contro la quota dei ristorni fissata nell'accordo del 1974 (38,8%), si sono scagliati sia il leghista ticinese Gobbi, premiato con l'elezione, sia i sedicenti moderati del Partito popolare democratico, che a imitare cotanto modello sembra invece ci abbiano rimesso.
Ad alimentare l'astio contro i nostri concittadini si sono mossi anche gli estremisti dell'Unione di Centro, nome in apparenza pacifico che copre invece un integralismo razzista, manifestato nella celebre campagna pubblicitaria che ha raffigurato gli Italiani come ratti. Uno dei loro leader, che non merita neppure di essere nominato, ha commentato uno studio dell'Istituto ricerche economiche (Ire) dell'Università svizzera, che dimostra come gli italiani, necessari allo sviluppo economico, non rubino affatto il lavoro ai ticinesi, con queste parole geniali: "Mi piacerebbe sapere quanti frontalieri lavorano all'Ire. Magari sono gli stessi che hanno fatto la statistica".
Come si vede, lo sguaiato messaggio "föra di ball" risuona indifferentemente di qua e di là dei confini, solo che stavolta il bersaglio si trova ad essere qualche lavoratore residente a Como, o magari a Gemonio. Giustamente qualcuno, parlando di Europa, ha recentemente deplorato il rischio di condannarsi così “a inseguire le proprie paure e i propri egoismi”. Non si poteva dire meglio. Intendo perciò stigmatizzare questa squallida situazione ed esortare tutti quanti hanno incarichi politici a non incoraggiare mai simili atteggiamenti aberranti nella nostra comunità , anzi a combatterli con senso di responsabilità, anche se si temesse, rinunciando a qualche “sparata”, di non incamerare i voti frutto delle paure suscitate ad arte. Ripeto: se si possiede senso di responsabilità.

II. Segnalo che la scorsa settimana l’artista e architetto cinese Ai Weiwei, noto fra l'altro per aver partecipato all’ideazione del Nido d’ Uccello (lo Stadio Nazionale di Pechino), è stato arrestato all’aeroporto internazionale di Pechino mentre stava per imbarcarsi su un volo verso Hong Kong. L’agenzia di stato cinese ha dapprima rifiutato di fornire informazioni sulle ragioni del fermo, diffondendo quindi voci su sue presunte violazioni delle leggi economiche.
La realtà è stata che nell'ultimo mese parecchi critici del regime – almeno una trentina – sono stati arrestati, messi agli arresti domiciliari o allontanati dal loro ambiente di lavoro e di impegno. Secondo le organizzazioni di difesa dei diritti dell’uomo Pechino teme il contagio della cosiddetta “protesta dei Gelsomini” che ha infiammato il nord Africa e il medio Oriente.
In relazione a questa grave situazione, inaccettabile alla coscienza di ogni cittadino democratico, mi permetto quindi di chiedere alla Presidenza e alla Conferenza dei Capigruppo di voler calendarizzare alla prima occasione possibile la mozione, da me depositata insieme ad altri consiglieri il 26 novembre 2010, per il conferimento della cittadinanza onoraria al premio Nobel per la pace, lo scrittore dissidente Liu Xiaobo. Di fronte all'inasprimento di queste violazioni dei fondamentali diritti umani, sono certo che tutto il Consiglio comprenderà l'importanza di un'azione tempestiva in proposito, per quanto limitata alla nostra dimensione locale.

giovedì 31 marzo 2011

CoCoCo 17 - Como non accoglie? ("Föra di ball" e i veleni ideologici)

Föra di ball. Come al solito, la politica italiana sa mostrare il suo peggio, con la consueta mescolanza di invettive, frasi ad effetto intrise di volgarità e violenza, non di rado temperate da dichiarazioni successive, che intanto però hanno raggiunto il loro scopo: quello di compiacere gli istinti peggiori delle folle, di prospettare soluzioni semplicistiche e grossolane a problemi complessi, nel nome del rifiuto dell’umanità comune, dell’esaltazione degli egoismi, della negazione delle responsabilità. Prospettando il sogno irrealistico, ma suggestivo per le menti deboli, di potersi eternamente arroccare a difesa dei propri privilegi, escludendo i più deboli e presentandoli come una massa di criminali pronti ad invaderci.
Non sono frasi estemporanee, ma sono studiate con la cura di provocare il massimo danno possibile alla coscienza civile, la cui erosione non è ormai da molto tempo sotterranea, nascosta, ma è impunemente affiorata alla superficie, senza che neppure se ne provi vergogna, ma anzi rivendicando orgogliosamente un proprio diritto a dire frasi malvagie; fesserie, sì, ma che avvelenano giorno dopo giorno la coscienza dei cittadini. Tanto il capo “può permettersi di dire quello che vuole perché è il capo. Il capo è il capo e non si discute”. (P. Stiffoni, senatore della Lega).
È un’opera di lungo termine, non è iniziata da ora, e da tempo ne vediamo i frutti perversi. Una volta scoperto che l’esaltazione del male ha un tornaconto elettorale, nessuno li trattiene più, ogni sparata è buona: non esitano a definire, con compiaciuto disprezzo, l’attaccamento ai valori più alti della civiltà occidentale “buonismo”. Sono arrivati ad esaltare la “cattiveria” come rozzo stile di gestione dei problemi e delle emergenze, e in effetti non è possibile fare altrimenti.
Come insegna S. Agostino, se non ci sforziamo di praticare la bontà, opera di per sé non semplice, impegnativa, non priva di sacrifici, non è che rimaniamo fermi dove siamo. Semplicemente scivoliamo indietro, regrediamo ad uno stato inferiore alla nostra dignità di esseri razionali. Ci adattiamo al male, lo facciamo diventare la nostra condizione abituale, diventiamo incapaci di riconoscere i nostri doveri di solidarietà umana e cristiana. Ha un bel dire la Cei che “serve una nuova stagione di inclusione sociale”, quando chi sta al potere naviga nella direzione diametralmente opposta. Peccato che, insieme, anche tutto il Paese scivoli inevitabilmente nel declino, avendo smarrito le proprie energie spirituali prima ancora che la competitività economica.
Poi, ipocritamente siamo anche capaci di sparare balle sull’opportunità di aiutare i profughi “a casa loro”. Ci rendiamo conto? Un governo che ha sistematicamente decurtato proprio le risorse per le organizzazioni non governative, riducendole al lumicino, dovrebbe avere la minima credibilità per realizzare un’operazione tanto complessa e impegnativa? La realtà è che si è unicamente preoccupati di spostare il problema fuori dalla vista, incapaci come si è di risolvere pure gli altri, quelli di casa propria, nel segno del bene comune. In questo processo, va riconosciuto, opera anche un’ipocrisia non molto dissimile da parte di quei politicanti dei paesi comunitari, che con la loro azione stanno contribuendo ad affossare anche quella grande aspirazione all’unità di azione europea, sola condizione per non finire marginalizzati dalle altre potenze mondiali, ora fortemente in crisi.
Veniamo a noi: questo veleno ha raggiunto pure Como, penetrando in profondità nel cuore di quanti si affannano a negare che esistano strutture per l’accoglienza dei profughi sul nostro territorio. Fatto grave, perché esprime, all’indomani delle celebrazioni dell’Unità, la negazione di una solidarietà rivolta in primis ai nostri concittadini italiani che sono in questo momento alle prese con l’emergenza sulla loro isola. A Como non ci sono posti? Sarebbe dovere di un’amministrazione capace di affrontare i problemi il predisporli: stiamo parlando di qualche decina di persone, non di una fiumana incontrollabile. Ma è evidente che gli egoismi, la logica del tornaconto, il conformarsi alla pancia dell’elettorato (concepito forse come peggiore di quello che è) portano in fondo proprio a questo: l’incapacità della gestione lungimirante e, alla fine, anche la perdita del controllo della gestione ordinaria. Io sto chiedendo ora all’Amministrazione di dare un segno concreto che contraddica questa logica perversa, individuando sul territorio comunale un luogo per l’accoglienza anche di un piccolo numero di persone. Se lo faceste, otterreste certamente tutto l’appoggio dei rappresentanti del PD. Ma occorre coraggio. Potete dire di averlo?
Comunico in conclusione che il nostro gruppo si riserva di valutare ulteriori passi formali alla luce delle prossime decisioni che la giunta vorrà assumere meno su questo tema, così come in considerazione delle determinazioni della Regione e della Prefettura per l'ospitalità dei rifugiati nella nostra provincia.

domenica 10 maggio 2009

Il peso delle parole

Posti separati per i milanesi sui mezzi pubblici locali, ha chiesto il leghista Salvini. Che poi corregge il tiro, convalidando l'interpretazione berlusconiana: si trattava “solo” di una battuta. Anche a Como, peraltro, si sono presentati volenterosi interpreti di questa linea, tra cui un assessore che ha chiosato: è una provocazione opportuna, per far capire alla gente il grave problema rappresentato dalla presenza degli immigrati tra noi. Sono dunque esagerati i timori di chi ha interpretato queste parole come l'indicazione di un crescente razzismo diffuso nella società italiana? Occorre accettarle come elementi normali della dialettica fra le parti?
Tutto dipende dal valore che diamo alle parole, in particolare dall'abitudine a considerarle funzionali al consueto, benché logoro, teatrino della politica. Il quale però è in grado di influenzare la mentalità collettiva, creando una sorta di assuefazione a sparate di volta in volta più grossolane e proterve. Tra l'altro, negli anni ci è toccato sentire di proiettili pronti per i magistrati, di decine di migliaia di bergamaschi armati pronti ad entrare in azione, di un uso improprio ed offensivo del tricolore, senza considerare una infinita serie di istigazioni, se non alla violenza diretta, quantomeno alla “cattiveria”.
Sempre più spesso si lancia il sasso, si valutano le reazioni, si ammicca in modo compiacente alle sensibilità più rozze, poi ci si giustifica dicendo che si voleva suscitare un dibattito o che erano semplici battute.
Com'è possibile considerare queste frasi come garbate provocazioni, destinate magari a stimolare nel Paese una riflessione costruttiva, facendo crescere la nostra coscienza civile e la cultura del diritto? Se le parole sono “leggere”, pronte ad assumere ogni significato e a piegarsi a qualsiasi uso, se i politici sono autorizzati a dire qualunque assurdità in nome della conquista del consenso, se è ottima cosa stimolare paure ed istinti atavici al posto del ragionamento, allora nulla da dire, continuino pure su questo registro, che ha dimostrato di saper produrre splendidi risultati in passato. Quale storico infatti negherebbe che Hitler sia asceso al potere anche per la popolarità di certe sue parole d'ordine? E come non considerare il sano attaccamento alla “tradizione degli avi” da parte del Ku Klux Klan negli USA e dei segregazionisti in generale? Gente, per inciso, che sapeva bene come si mettono in atto le “provocazioni”. Con i risultati che tutti conosciamo.