Albrecht Dürer, Navis Stultorum (in S. Brant, Narrenschiff - 1497)

giovedì 20 aprile 2017

Salvini a Como: contro il principio di realtà e contro la logica

È un esercizio vano, analizzare le esternazioni di un politicante? Probabilmente sì. Abituati come sono a farsi applaudire da masse acritiche, certi personaggi girano il Paese proponendo slogan senza grande fondamento nella realtà effettuale, ma capaci di suscitare emozioni utili a condizionare le menti deboli. Quando però vengono a casa tua a farlo, la grossolanità della cosa ti colpisce più direttamente, anche se sai che è pura propaganda slegata dai fatti. Il capo della Lega plana su Como per la campagna elettorale del “suo” candidato sindaco. Più “suo” che dell’intero centrodestra, a giudicare dall’attivismo confusionario ma chiassoso con cui la Lega cerca di accreditarsi come una soluzione per la città, pur arrivando da cinque anni di opposizione totalmente inconcludente, in pratica poco più che schiamazzi contro le presunte “invasioni” straniere.
Salvini ovviamente deve coprire le profonde debolezze progettuali della sua fazione politica, e perciò parte all’attacco, con dei punti davvero qualificanti (seguono citazioni testuali):
  1. La città è tornata indietro invece di andare avanti […] la sicurezza è peggiorata in maniera impressionante […] sembra un quarto mondo.
  2. Non voglio parlare degli altri (sic) ma certamente la scelta di un candidato che appare estraneo al mondo del centrosinistra sembra dire che questi partiti si vergognano di loro stessi.
  3. Sanno di non aver fatto niente e arrivano questi pseudo imprenditori che saltellano da destra a sinistra e avendo i soldi pensano di convincere i comaschi a dimenticare gli ultimi cinque anni.
  4. Nel 2012 siamo stati puniti giustamente, ma ne sono seguiti anni di niente
  5. Abbiamo una squadra rinnovata al 99%, idee chiare e un candidato che tutti conoscono.
  6. II fatto che non abbia un'esperienza politica può anche rivelarsi utile se, come sta avvenendo, è circondato da alcune persone che invece conoscono la realtà dell'amministrazione.
C’è una sola frase vera tra le sei. L’avete trovata? È l’ultima: infatti l’inesperienza politica non è necessariamente un male, anzi può consentire un rinnovamento e una prospettiva di rilancio per una realtà cittadina che deve affrontare i suoi tanti problemi, sempre che sia accompagnato da una squadra esperta. Incidentalmente l’affermazione è valida anche per il competitor del centrosinistra, che a giudizio di chi scrive ha una visione assai più interessante e lungimirante rispetto alla parte avversa, la quale mira di fatto a una cosa sola (sempre Salvini dixit): “riprendersi” la città, un termine che è rivelatore dello spirito di servizio alla base del progetto.
Peccato però che il punto 6 entri in rotta di collisione logica con il 5: Salvini rivela qui la propria (prevedibile) inadeguatezza matematica, dato che un rinnovamento al 99% dovrebbe eliminare in pratica la totalità della vecchia classe dirigente della destra comasca. Questa, al contrario, ha pilotato l’operazione di designazione del candidato dall’alto, con accordi politici di vertice; inoltre molti suoi esponenti già ammiccano dai manifesti elettorali e finiranno per riempire anche le liste, dato che il voto di quell’area conta poco sul coinvolgimento della “base” e molto invece sul patronaggio politico. È prevedibile che l'effettiva capacità di accreditamento nei confronti delle categorie sociali determinerà gli esiti del confronto tra i due veri contendenti nella competizione comasca, comprimari a parte; anche se la destra ha il problema di dover fornire qualche concreta garanzia di rinnovamento, nel segno della competenza, ed è qui che incontra reali problemi ad andare oltre il mugugno. Sarà sufficiente, per chi ha condotto l'opposizione nel modo più inconcludente (con l'unico esito di costringere il consiglio comunale a sedute-fiume anche per l'approvazione dei provvedimenti più semplici), convincere l'area moderata di possedere le capacità millantate (ma già allora esaurite) nell'era-Bruni e tragicamente risoltesi nelle voragini e nella paralisi della macchina comunale che Lucini ha poi faticosamente cercato di rimettere in moto?
Quanto agli altri punti, si tratta né più né meno che di un consueto rosario di falsità ed esagerazioni inanellate l'una sull’altra: alla sconfitta elettorale sarebbero seguiti anni “di niente” dell’amministrazione cittadina, cosa che i Comaschi sanno (e vedono) non essere affatto vera. PGT, Trevitex, Villa Olmo, raccolta differenziata, rete di sostegno sociale strenuamente difesa, riqualificazione di aree importanti nel centro e in periferia, promozione del turismo con numeri record, ecc. ecc. stanno a dimostrarlo. Non c’è ovviamente peggior cieco di chi non vuol vedere, e quindi riconosciamo inutile l’impresa di contrastare la propaganda negativa con la quale del resto le destre europee cercano sempre di influenzare l’opinione pubblica. Lasciamoli al loro catastrofismo farlocco, senza ovviamente nasconderci le molte questioni lasciate aperte dalla giunta uscente che andranno riportate nell'agenda politica dei prossimi anni.
Se le capacità logiche e il rispetto della realtà latitano, la finezza espressiva di questo piazzista del nulla invece merita un minimo di considerazione. Risulta quasi divertente, e anche un po' patetico, che un parlamentare europeo mai conosciuto per particolare produttività, essendo invece totalmente impegnato a girare l’Italia sputando sentenze contro gli avversari politici, dia dello “pseudo imprenditore” a chi ha una non breve storia di successi professionali, questa sì, in grado di certificare qualche capacità che possa essere messa a servizio della città.
Che “coi soldi” si possa far dimenticare qualcosa ai Comaschi è un'altra palese assurdità, anche perché come detto non c'è nulla da nascondere sul recente passato amministrativo, che andrebbe solo conosciuto meglio. Tante realizzazioni (alcune non adeguatamente comunicate), qualche errore e varie opere in corso richiedono di essere valutate per quello che sono, non per le calunnie interessate di una parte.
Che i partiti del centrosinistra, in particolare il Partito Democratico, debbano vergognarsi di qualcosa è una vera e propria scemenza, da respingere al mittente; che essi debbano riflettere su eventuali errori per correggerli è senz'altro opportuno, ma tra questi non rientra certo l'avere selezionato il proprio candidato con la partecipazione popolare delle primarie, né la disponibilità al dialogo con tutte le forze politiche europeiste, non xenofobe e antirazziste, interessate a rilanciare la città nei prossimi dieci anni, e nemmeno l'avere promosso la partecipazione di circa duecento cittadini nella redazione del programma che è in corso in questi giorni.
Queste sono differenze autentiche, da rivendicare e sulle quali invitare tutta la cittadinanza a una riflessione e a una scelta ponderata: da un lato c'è una politica intesa come partecipazione, aperta all'ascolto e alla progettazione del futuro della città. Dall'altro, come Salvini è venuto a insegnarci, soprattutto polemiche inconcludenti, determinate dalla volontà di ricostruire meccanismi di potere logori e antiquati, ispirati a visioni parziali e divisive e da un “professionismo della paura” che sta producendo disastri (autentici) per la convivenza civile in Europa. E Como è molto, molto più avanzata di come una destra reazionaria (e, nonostante qualche camuffamento, per nulla moderata) la vuole rappresentare.


lunedì 13 marzo 2017

CoCoCo 2017-1: Legittima difesa e speculazioni politiche

In questi giorni si parla molto, ed è comprensibile, della vicenda del ristoratore di Casaletto Lodigiano, Mario Cattaneo, che in una colluttazione ha sparato con un fucile, regolarmente detenuto, a un ladro che tentava di introdursi nel locale, chiuso a quell’ora, insieme ad altri tre complici. È verosimile che il fatto sia avvenuto in modo accidentale e che il responsabile dell'omicidio sia il primo ad essere sconvolto da conseguenze non previste nel momento in cui si dotava di un'arma per il sopralluogo. È comprensibile altresì la solidarietà degli amici e dei conoscenti.
Ma chi deve accertare la verità? La magistratura o la politica?
In un paese civile la questione non sarebbe nemmeno da porsi. Qualunque giudizio deve partire dall'accertamento rigoroso dei fatti. Se risultassero circostanze penalmente rilevanti si celebrerà un processo, altrimenti no. Questo per chiunque sia dotato di un minimo di cultura giuridica. Evidentemente però vi è un lato della politica, quello di gran lunga meno nobile, della speculazione sulle paure e sulle disgrazie altrui, che non si tira indietro neanche in questo caso.
«Il ristoratore che ha reagito alla rapina è indagato per omicidio volontario. Siamo in un mondo al contrario» ha scritto sul suo profilo Facebook il presidente della Regione Lombardia. Cosa vuol dire? Che non si devono fare indagini? Che tutte le volte che sembrano presentarsi le caratteristiche potenziali di una legittima difesa non bisogna fare alcun accertamento? O forse che è lecito prendere le armi e sparare ogni volta che ci si sente minacciati, legittimando così un clima da Far West? Il mondo al contrario non è forse quello in cui i politici fingono di dimenticare i più elementari fondamenti del nostro sistema giuridico?
Sappiamo tutti perché queste uscite, e altre ancora più rozze, si susseguano ogni volta che avviene un episodio simile. Non è solidarietà umana, è speculazione politica di bassa lega, nel tentativo di far apparire sempre più insicuro e violento un Paese che invece non lo è, statistiche alla mano. Facendo crescere un clima di contrapposizione utile solo a mediocri professionisti della politica che però non
sono solo innocui ciarlatani. Seminano odio, sobillano i deboli e i più sprovveduti, favorendo lo sviluppo di un clima di terrore che accomuna impropriamente i piccoli fatti quotidiani e i grandi scenari globali.
Bisogna dirlo, che questa subcultura ha un nome e una collocazione politica, alla faccia di coloro che sproloquiano sull'inesistenza di destra e sinistra, senza sapere quello che dicono. Questa che avanza non è forse tutta la Destra, ma è Destra allo stato puro. È una Destra che
peraltro sembra oggi avanzare in Occidente, sminuendo nei fatti i principi di tolleranza e di accoglienza su cui avevamo iniziato a costruire la nostra casa comune dopo il dramma del secondo conflitto mondiale. Una Destra che ha molto poco di liberale e promuove invece l'intolleranza a tutto campo, spesso nascondendosi dietro considerazioni ipocrite sulla nostra sicurezza minacciata e che non sarebbe adeguatamente tutelata. Una Destra che a livello mondiale mostra il suo volto inquietante e regressivo, anche nella cronaca recentissima. I muri minacciati e le dichiarazioni divisive, se non razziste, del nuovo presidente degli Stati Uniti d'America. O l'inaccettabile soppressione della separazione dei poteri e del sistema di controlli ed equilibri istituzionali voluto dal presidente Erdogan con una svolta autoritaria che gli darà ancora più poteri, una volta confermata da un imminente plebiscito.
È chiaro, tuttavia, che ogni gesto che mina e indebolisce la coesione dei progressisti, di chi si batte per la difesa dei diritti dell'uomo, oggettivamente
non fa che rafforzare questa destra e indebolire la tenuta dello stato democratico. Sono scenari storici che si sono già profilati in passato, pur in contesti radicalmente diversi e che auspichiamo irripetibili, ma che caricano di responsabilità le scelte politiche dell'oggi, soprattutto di chi ha veramente a cuore una democrazia inclusiva e tollerante.

giovedì 26 gennaio 2017

Piano del traffico e pregiudizi infondati


A volte, quando leggi un articolo, ti chiedi se le dichiarazioni che vedi riportate siano state effettivamente espresse nei termini che hai sott'occhio, tanto sono sfasate. Per me oggi è il caso di quanto viene pubblicato a nome del presidente di Acus sul Piano del traffico: «È un Piano dimezzato, non ha più senso portarlo avanti [...] è un'altra cosa rispetto a quello messo a punto da Polinomia […] Se le linee guida del Piano erano la pedonalizzazione del lungolago, il girone a doppio senso di marcia e le piste ciclopedonali e se queste linee guida sono state accantonate, allora viene a cadere l'intero Piano». Completa il presidente di Confartigianato Imprese negando la correttezza «che un'amministrazione in scadenza di mandato» possa prendere decisioni così importanti.
Ma c'è qualcosa di fondato in questi assunti, o è solo la sagra del partito preso?
Purtroppo, alla luce dei fatti, mi tocca propendere per la seconda ipotesi. E c'è un aspetto particolarmente fastidioso in questo stile argomentativo. Se la giunta decidesse senza ascoltare nessuno, la si accuserebbe di uno stile dittatoriale. Se invece la giunta non solo ascolta per mesi le osservazioni e proposte condotte sulla base del più ampio e articolato studio che mai sia stato intrapreso sul problema del traffico in città, ma integra, corregge e modula buona parte delle ipotesi sulla base dei risultati di questo ascolto, allora si sentenzia che il piano ne esce “dimezzato” e inutile.
E no. Finiamola una buona volta con queste assurdità. Davvero non si vuole capire che le linee guida non sono quelle che si dichiara per scopi di comodo (estrapolando alcune delle possibili soluzioni studiate e poi ridimensionate), ma “solo” la complessiva razionalizzazione delle problematiche innumerevoli e complesse del traffico cittadino? Cosa sfugge, nel considerare che sono state vagliate tutte le ipotesi percorribili alla luce di competenze tecniche qualificate, generando un lavoro che comporta passaggi per gradi differenziati e successivi, con misure propedeutiche ad altre, e con una progressiva verifica degli effetti? Quale altro metodo seguire? Forse quello delle proposte “spot” di cui qualcuno può essere legittimamente convinto, ma che sembrano ben meno consapevoli degli effetti generati nei comparti circostanti?
È poi corretto dimenticare che il Pgtu è parte integrante del programma di governo, per realizzare il quale l'attuale maggioranza e il Sindaco Lucini sono stati eletti?
Con quale senso di responsabilità si giudica ancora rinviabile un piano del traffico palesemente necessario, viste le trasformazioni che la città ha subito negli ultimi quindici anni e la completa inadempienza delle giunte precedenti nell'aggiornarlo, come sarebbe stato imposto dalla legge?
Quale rispetto si manifesta – certo dall'alto di una rappresentanza di organizzazioni che conteranno svariate migliaia di iscritti – per quei cittadini e quelle associazioni che sono stati protagonisti di un percorso di redazione condotto (ed è una novità profonda nella storia politica della città) con una modalità ampiamente e autenticamente partecipativa?
Un'amministrazione in scadenza di mandato consegna alla città l'elaborazione che ha promesso di realizzare. È un fatto politico di rilievo, che può spiacere agli avversari, ma che dimostra serietà e coerenza. Tanto che, se anche per ragioni tecniche non si arrivasse al voto in consiglio entro la fine del mandato, di certo questa opera potrebbe essere immediatamente implementata da chi arriverà dopo.
Questa capacità di guardare alla soluzione dei problemi al di là delle polemiche spicciole mi conferma una volta di più come questa amministrazione abbia avuto a cuore la qualità della vita e la sicurezza dei cittadini prima di ogni tornaconto elettorale. E non credo siano pochi i cittadini che lo hanno compreso.

venerdì 9 dicembre 2016

Quello che manca... è la fantascienza

La gente, come ampiamente previsto, si riversa massicciamente nella città di Como in un giorno di festa tradizionalmente dedicato a passeggiate e acquisti prenatalizi.
La gente non è sprovveduta: non è la prima volta ma la centesima, e quindi sa bene che si ritroverà ad intasare le vie d'accesso al centro, se utilizza l'automobile. Che ci saranno ingorghi a prova di qualsivoglia vigile e semaforo, che i motori saranno a lungo accesi con ottimo contributo all'inquinamento cittadino, e che si passeranno decine di minuti in coda per trovare un parcheggio.
La gente è sovrana, e non è tenuta a usare strategie di buon senso. Può tranquillamente ignorare la possibilità di parcheggio fuori dalla convalle, con mezzo pubblico incluso a prezzi stracciati. Persino se ad invitare le persone a usufruirne sono, in modo lungimirante, le stesse associazioni dei commercianti.
Forse non sa, però, la gente, che si trova sempre qualche politico locale il quale, con toni rabbiosi e accusando di arroganza gli altri (ovviamente!) rivela che i problemi sono in realtà creati dall'amministrazione, la quale deve aver modificato l'orografia e la conformazione urbanistica nottetempo: prima c'erano a Como i grands boulevards, ora strette strade di ingresso. Inoltre l'assessore evidentemente è incapace di moltiplicare le superfici non costruite con opportune deformazioni ad hoc dello spazio-tempo, ed è sadicamente votata a progettare piani del traffico futuri, capaci però di determinare nefaste conseguenze retroattive sul presente. Roba che neppure H.G. Wells avrebbe osato immaginare: insomma, quello che manca, per i contestatori dell'ultima ora, non è la scienza, è proprio la fantascienza.
Sarà forse contenta, la gente, che qualcuno soffi sul fuoco delle polemiche elettorali. Di certo ne comprenderà tutta l'utilità.
Peccato che l'arma vincente non siano le sparate di chi presume di avere in tasca tutte le verità (è il suo mestiere, se fa il propagandista politico, ma la sua dubbia dialettica non incide sui flussi viabilistici, ammesso che li comprenda): è il semplice buon senso di lasciare altrove l'auto e di usare le alternative a disposizione. Cosa che la gente sa già. O no?

mercoledì 2 novembre 2016

Che paura! (di cambiare)

Leggo e riporto: «Cara Italia, vuoi accentrare il potere su un premier che avrà in mano il Quirinale, la Corte Costituzionale ed il Parlamento?». Noooooooo, risponderei anch'io terrorizzato. Ma mi chiedo: sarà davvero così, o si considerano la "cara Italia" ed il sottoscritto come babbei suggestionabili?
La seconda che hai detto, rispondono 50 e passa costituzionalisti per il no, che nonostante l'avversione hanno già decisamente negato che questa riforma sia «l’anticamera di uno stravolgimento totale dei principi della nostra Costituzione e di una sorta di nuovo autoritarismo». Com'è ovvio, ci sono persone corrette in entrambi gli schieramenti. Ma una proliferazione così massiccia di propagandisti sguaiati e in malafede mi era capitato di rado di vederla.
Devo confessare che in particolare questo, ed altri simili appelli per il no, gentilmente conditi di "servi del potere", "culto della personalità" (di Renzi!), presunta illeggibilità del testo degli articoli (va bene che stiamo diventando analfabeti funzionali, ma insomma...) e contumelie varie, fanno venire più di un dubbio sul vero significato politico del voto.
Poi, quando sento parlare Brunetta e Salvini, maestri di eloquenza e di abilità dialettica, i dubbi scompaiono del tutto.

lunedì 24 ottobre 2016

CoCoCo 2016-3: Mozione su gestione dell'emergenza migranti

Mi fa piacere che nel corso del dibattito sia emersa a più riprese la vera caratteristica della gestione complessiva della questione recente (sia o non sia “emergenza” nel senso classico del termine, è certo che ha presentato molti aspetti nuovi rispetto a situazioni passate, e che la portata in termini di difficoltà operative non è stata certo lieve): per come la si è condotta sino a qui, e per l'intenzione profonda della mozione che stiamo ora discutendo.
Il termine chiave è: collaborazione. Nessuno spirito oppositivo, ma la volontà di cooperare per assicurare una sempre più efficace soluzione alla complessità e alla novità dei problemi; sono segnali che la realtà globale non consente più isolazionismi, chiusure e ripiegamenti tanto illusori quanto poco consoni alle nostre tradizioni di civiltà e di accoglienza.

L'efficacia degli interventi passa anche attraverso una piena trasparenza: trasparenza che è una regola fondamentale dell'amministrazione pubblica, un principio che va applicato e reso il più possibile operante, magari grazie anche al coinvolgimento degli amministratori pubblici che rappresentano la cittadinanza. Opportuni, senz'altro, gli interventi di parlamentari nazionali ed europei, ma non meno motivata la possibilità di un accesso conoscitivo per i componenti di questo consiglio.
La conseguenza? Una migliore comprensione dei problemi, che aiuti ad articolare le soluzioni nel presente, ma serva anche a costruire un patrimonio di esperienze, una memoria storica che non potrà non rivelarsi utile in casi futuri più o meno simili, e che in tal modo la città sarà ancora più pronta ad affrontare, promuovendo come si è detto le sinergie, lo spirito di collaborazione.
A questo riguardo vorrei anche richiamare che la cittadinanza, attraverso noi consiglieri, non può che esprimere la sua riconoscenza ai tanti che, con diverse competenze, hanno operato per rendere gestibile la complessità: le istituzioni pubbliche deputate, ma anche Croce Rossa Italiana e Caritas, che certo non sono state le sole ma organizzativamente più in vista, e poi l'azione di un volontariato che nobilita la città di Como per qualità dell'intervento e per lo spessore umano messo in campo.
La comprensione dei fenomeni che questa mozione chiede di allargare, da un lato, e questa generosa disponibilità di chi si è fatto coinvolgere ad ogni livello, dall'altro, rappresentano anche il miglior antidoto contro le voci fantasiose e le vere e proprie strumentalizzazioni di chi (senz'altro, lo credo) non è razzista, ma... specula politicamente lo stesso sulle preoccupazioni della gente, magari rinfocola le paure, entra nelle questione pesantemente armato dei propri pregiudizi e li vuole per forza vedere confermati.
Ecco, la gestione tranquilla e ordinata che la città ha saputo esprimere - lo ripeto - tanto sul versante istituzionale che su quello associativo, costituisce un'esperienza da non perdere, ma semmai da rafforzare: ed è proprio con questo spirito che abbiamo sottoscritto la presente mozione, per la quale preannuncio sin d'ora il voto favorevole del Partito Democratico.

Mi sia consentito infine di rimarcare il ruolo che il Governo ha responsabilmente assunto in queste circostanze recenti e la posizione nuova e ferma che viene rivolta all'Unione Europea, proprio come appello affinché questa ricordi i suoli valori fondamentali e li traduca in atti concreti, vincendo egoismi nazionalistici e giocando fino in fondo il ruolo che la storia contemporanea le assegna su queste fondamentali questioni di umanità.
Lo faccio con le parole del sindaco di Prato e delegato Anci all'immigrazione, Matteo Biffoni,
la decisione del Governo di riconoscere ai Comuni che hanno risposto all'emergenza migranti un contributo di riconoscenza dallo Stato italiano ovvero 500 euro, una tantum, per ogni persona accolta entro il 15 ottobre 2016.
«È un riconoscimento vero e positivo per i Comuni che hanno fatto lo sforzo dell'accoglienza. È chiaro che sono ancora tante le questioni aperte, ma questo è un gesto importante, un segnale che indica un reale cambiamento di clima e la reale intenzione di onorare il patto siglato su un tema complesso, poco popolare ma doveroso come l'accoglienza dei migranti tra Comuni e Stato nel corso dell'assemblea dell'Anci appena conclusa».
«I Comuni hanno un grande bisogno di risorse che vadano a rafforzare gli interventi a favore della cittadinanza. Mentre, con il Governo, Anci ha definito misure di sistema che faranno ordine nell'impianto dell'accoglienza nel suo complesso, questo intervento è un'importante segnale di comprensione dello sforzo di chi è in prima linea su questo tema, oltre che un elemento che, siamo certi, faciliterà la decisione da parte dei Comuni di entrare nella rete Sprar. Voglio ringraziare ancora una volta Piero Fassino, senza la cui energia e impegno anche personale gli importanti risultati raggiunti in questi giorni non sarebbero stati possibili.»

domenica 23 ottobre 2016

Servi del regime e maestri di democrazia

L'attuale dibattito referendario, evidentemente, consente a tutti di dare il meglio di sé.
Preso dallo sconforto, vorrei limitarmi a dire a tutti coloro che accusano Tizio e Caio di essere "servi del regime" in Italia che sono solo dei (miseri) antidemocratici. E che è possibile ravvedersi e smetterla. Se reputano il contrario, è solo per difetto di consapevolezza.

giovedì 21 luglio 2016

CoCoCo 2016-2: Azioni di contrasto al gioco d'azzardo patologico


Il Comune di Como ha realizzato nel corso dell'ultimo anno una importante serie di iniziative per prevenire e contrastare le forme di dipendenza dal gioco d’azzardo, con una campagna che ha preso il via a settembre 2015, e ha visto un significativo esito ieri, con un seminario conclusivo sulla tematica.
“Quando il gioco si fa duro”, questo il titolo del progetto, ha ottenuto un finanziamento dalla Regione di 50mila euro (quando non si occupa di smembrare il lago...) e ha visto appunto il Comune di Como quale capofila di svariati partner istituzionali, a cominciare dalla Asl e diversi altri comuni. L'azione è stata coordinata dall'Assessore Magni e dal dottor Patrignani, dirigente del settore Servizi Scolastici, Politiche Giovanili e Partecipazione, e si è attuata tramite il coinvolgimento di una rete molto ampia e qualificata di soggetti pubblici e privati che hanno messo a disposizione tempo e competenze.
Molti gli interventi di formazione per docenti, studenti ed operatori di Polizia Locale e Polizia Stradale, di informazione/comunicazione per tutta la popolazione e per target specifici (con conferenze-spettacolo), di ascolto e orientamento, di stimolo nei confronti degli esercenti a non installare o dismettere le apparecchiature per il gioco d’azzardo. Cito solo alcune tappe. Si è partiti il 26 ottobre con la conferenza-spettacolo “Fate il nostro gioco”, intervento formativo dedicato alle scuole secondarie; a maggio 2016 lUniversità Popolare di Como ha ospitato un incontro rivolto alla popolazione, nel quadro delle iniziative dedicate alla promozione sociale e nell’ambito del progetto; il convegno “Il gioco d’azzardo patologico in Provincia di Como”, svoltosi il 10 giugno scorso ha riunito i 5 progetti attivi sul territorio provinciale, Si è anche prodotto un opuscolo che contiene alcuni dati, spunti di riflessione e soprattutto riferimenti operativi utili a fornire un primo aiuto a chi rimanesse vittima della dipendenza da gioco d'azzardo.
Do brevemente conto di quanto si è presentato nell'interessante incontro di ieri, che ha spaziato dal quadro di riferimento storico e giuridico a livello nazionale, alla presentazione della mappatura realizzata sul territorio comasco la quale, unitamente alla geolocalizzazione che si è completata, potrà consentire una più efficace azione di controllo della regolarità di quanto avviene.
Non mi diffondo sui dati dell'ambito provinciale, ma limitandoci alla città di Como, sono stati rilevati in città 128 esercizi, di cui 17 dedicati alle macchine da gioco, 74 bar, 2 tabaccherie, 28 bar-tabaccherie, 6 centri scommesse. Censite 557 slot machines e 103 videolotterie. In pratica, una macchina ogni 590 abitanti in città (cifra molto più alta nel complesso del territorio in ragione della minore densità abitativa: una ogni 124 abitanti!). Segnalo anche il fatto che circa la metà degli esercizi sono situati in prossimità di quelli che sono classificati come luoghi sensibili (le normative di contenimento regionali pare possano diventare operative solo dal 2022, al termine delle attuali concessioni, ma già c'è chi briga per ottenere una sospensiva), e anche il fatto che sono stati rilevati anche alcuni profili di illegalità, con la presenza di più di tre slot nella sala principale.
Molto lavoro rimane da fare su tanti diversi livelli, ma va dato atto che si è partiti in modo serio e determinato, con l'apporto di tante valide professionalità. Il mio personale auspicio è che si rafforzino le competenze di controllo e di filtro ad opera dei comuni, il che richiederebbe un cambiamento legislativo tanto coraggioso, quanto pienamente consapevole delle ricadute drammatiche che il fenomeno assume sia sul piano sociale e delle relazioni, sia su quello economico e legale.
Comunque, durante il convegno del mese scorso è stato realizzato un workshop tematico dedicato al “ruolo dei Comuni: quadro normativo, esperienze di rete e buone prassi”, nel quale l’esperto Avv. Mambrini ha presentato una bozza di ordinanza - tipo per la limitazione degli orari di esercizio dell'attività di sala gioco e degli orari di utilizzo degli apparecchi di intrattenimento e svago con vincite in denaro, collocati in altre tipologie di esercizi.
Il documento progettuale prevedeva di elaborare con modalità partecipative, che coinvolgeranno gli esercenti, le loro rappresentanze e gli amministratori locali, [….] un’ordinanza – tipo per la regolamentazione dell’orario di esercizio delle sale giochi, compiendo un bilanciamento tra esigenze di liberalizzazione, di tutela della salute, della quiete e del decoro dei luoghi”
Le buone prassi già adottate, e gli studi condotti anche in riferimento alla giurisprudenza che si è andata via via consolidando in materia, portano a ritenere ormai confermate le linee guida di un a simile ordinanza, che interpreti in modo adeguato il combinato disposto di norme nazionali e regionali.
Auspico quindi che, con il pieno coinvolgimento di tutte le parti interessate, a cominciare dalle associazioni di categoria e dagli operatori sociali, la bozza alla quale gli uffici stanno con alacrità lavorando possa compiere i necessari passaggi e vedere l'approvazione in tempi brevi. Per tutto l'impegno profuso va anche il ringraziamento personale del sottoscritto e credo anche dell'intero consiglio, che nell'ottobre 2012 diede mandato alla giunta di lavorare in tale direzione con l'approvazione della mozione da me allora sottoposta all'aula.



lunedì 22 febbraio 2016

CoCoCo 2016-1: Sul Documento unico di programmazione del Comune di Como

Il documento oggetto della nostra votazione è organico e ben redatto, com'è stato ammesso nel corso di qualche intervento. È di per sé una smentita a quanti dall'opposizione lamentano una
mancanza di visione. Non manca la visione, forse è assente la “visionarietà”, la volontà di stupire con effetti straordinari, che del resto le condizioni concrete del nostro bilancio non consentirebbero; dunque non è un libro dei sogni, ma la traduzione di una progettualità seria e concreta.
Inoltre, ha dato modo di ascoltare il consiglio e le proposte di integrazione, accolte in buon numero; e anche così si smentisce quella comoda e pigra litania della mancanza di ascolto e di confronto, che non vuol dire accettazione passiva delle proposte, ma neppure rifiuto pregiudiziale. In particolare, va dato atto che in molti casi i pareri della giunta non si sono limitati ad una secca indicazione di congruenza o meno con l'impianto generale del documento, ma hanno confermato un atteggiamento di attenzione sia nel recepire proposte, sia nel fornire ulteriori indicazioni che rendessero più comprensibili i vari passaggi.
Il documento illustra prospettive che possono essere criticate, ma che di certo sussistono (non sono assenti) e sono in piena continuità con l'operato recente; in effetti molte sono le realizzazioni in corso, e il documento è anche l'attestazione del cammino fatto sin qui e della direzione che si intraprende nell'immediato futuro. Tante, anche troppe in questo dibattito sono state le critiche ingenerose, mosse da svegli e anche da addormentati, ma la sostanza non cambia, poiché da anni sono a senso unico: nulla va bene, nulla funziona, siete incapaci, andate a casa… È una sistematica enfatizzazione delle difficoltà che si incontrano, ma è comprensibile, nell'ottica dell'opposizione, presentare gli eventuali intoppi dell'attività amministrativa come degli insuccessi definitivi. Ma non è così, o comunque è un po' presto per concluderlo. In una fase di passaggio vi sono infatti traguardi divenuti più vicini, e altri purtroppo che si allontanano. Il vostro giudizio non può essere considerato come l'ultima parola, e non si è certo presentato come la sentenza di un arbitro imparziale: si è infatti andati dal rilievo critico, che può anche fungere da stimolo per migliorare l'azione di governo della città, alla faziosità spinta e inconcludente, alla quale siamo del resto abituati, e per la quale non può che esservi una sola risposta: quella che, per un giudizio davvero equanime, la parola passerà alla fine agli elettori.
Saranno loro a decidere della competenza della giunta e a valutare quanto sarà stato fatto e quanto rimarrà da fare. Gli stessi elettori potranno decidere come giudicare la costante attenzione per le voci della spesa sociale, l'impegno per la riqualificazione di aree cittadine, la ztl con le sue ricadute sulla vivibilità degli spazi urbani, l'efficacia della raccolta differenziata dei rifiuti, e tanti altri aspetti, tante cose fatte e ancora da fare. Va tenuto in considerazione che molte delle cose che in quest'aula vengono dipinte come fallimenti, non risultano essere tali agli occhi di molti altri comaschi; e che alcune dichiarazioni sulla totale incapacità di questa giunta sono semplicemente fuori dal mondo: bike sharing, Villa Olmo, Trevitex, PGT, ZTL, raccolta differenziata sono alcuni dei risultati significativi che potranno non piacere a qualcuno, ma sono altrettanti passi avanti per la città; per non dire dell'impresa di tenere in piedi un bilancio nonostante i tagli enormi ai trasferimenti che abbiamo dovuto subire, mantenendo una spesa sociale di livello non inferiore e qualificata, in un momento di particolare difficoltà per molti cittadini.
Perciò saranno i cittadini e decideranno se concedere fiducia a chi non si è tirato indietro di fronte a sfide terribilmente impegnative, o se preferire chi mostra maggiore talento nelle chiacchiere vuote e ripetute, nell'opposizione a prescindere, nell'invocare cavilli o magari nel mimetizzarsi, per chi avesse condiviso la responsabilità del dissesto che ci è stato lasciato in eredità.
Per il tempo che resta alla conclusione del mandato, il presente documento vale perciò come segno di un impegno che non è mai venuto meno e di una direzione che ci sentiamo di sottoscrivere convintamente. Il voto è perciò favorevole.

lunedì 12 ottobre 2015

CoCoCo 2015-7: Una mozione dal territorio per non vanificare la Tangenziale di Como

L'argomento che affrontiamo stasera è – o dovrebbe essere – uno di quelli che raccolgono un consenso politico pressoché unanime. Prova ne è che proprio in quest'aula, con deliberazione n. 6 del 27.1.2014 venne approvata una mozione che impegnava il Sindaco “ad adoperarsi presso il Ministero delle Infrastrutture, anche attraverso i Parlamentari comaschi, affinché non venga previsto alcun pedaggio per l’attraversamento del primo lotto della tangenziale di Como, almeno fino al completamento dell’intera opera”.
La mozione di oggi, dunque, non può che incontrare il sostegno di tutti coloro che hanno realmente a cuore l'interesse del territorio, ed è ancora più significativa per noi in quest'aula, che ci preoccupiamo delle sorti del suo capoluogo. Infatti, non si tratta di agire spinti da un basso tornaconto, perché a nessuno piace pagare un pedaggio, e quindi, con italica furbizia, si cerchi di scansare un onere che invece andrebbe correttamente corrisposto. No, qui stiamo parlando di mostrare una capacità autenticamente politica di gestire le grandi questioni strategiche, senza nascondere la testa sotto la sabbia delle convenzioni poco ponderate definite in passato, del conformarsi ad accordi sostanzialmente illogici. Una politica, cioè:
- che sappia orientare correttamente i flussi di traffico e favorire la scorrevolezza dei transiti;
- che liberi per quanto possibile il capoluogo da un sovraccarico di passaggi inutili e dannosi, alleggerendo così anche le altre direttrici;
- che promuova, o almeno non ostacoli, la ripresa economica del territorio;
- e ciò che è forse più importante, che influisca almeno un poco sull'impatto ambientale dei veicoli in transito consentendo di evitare rallentamenti e congestioni, e riducendo in parte le emissioni inquinanti.
Stiamo parlando di un'opera che è già stata realizzata, e perciò di una situazione di fatto che la politica deve dimostrare di saper gestire al meglio; quello che altri interessi rappresentano, in particolare la comprensibile esigenza di trarre la remunerazione dagli investimenti effettuati, non può essere giudicato prevalente rispetto alla valutazione corale che l'intera comunità locale esprime, da un comune all'altro. E per giunta questa è un'opera ampiamente incompleta rispetto ai progetti e alle promesse, che deve dunque essere valutata per quello che essa è effettivamente ad oggi, non per l'ipotetico prolungamento che non sappiamo se vedrà mai la luce.
Con questa mozione, del resto, non si chiede neppure di venir meno alla sostanza degli accordi economici previsti, ma – in modo semplice, realistico e tutt'altro che cervellotico – di rimodulare il processo di riscossione sulle tratte autostradali che si raccordano alla tangenziale per assorbire in esse l'ammortamento e la conduzione di una arteria che a conti fatti è poco più di un raccordo. Utile, necessario anzi, ma proprio nella funzione di alleggerimento dei volumi di traffico prima descritta, con la finalità primaria di migliorare la qualità della vita degli abitanti dei nostri territori. Ma non è certo un'arteria faraonica che possa presentarsi allo stato come una “grande opera” che risolve da sola i problemi della circolazione lombarda. Sacrifici di territorio attraversato e di capitali pubblici abbondantemente messi a disposizione si giustificano solo in un'ottica di utilità pubblica, e quindi di servizio al territorio stesso, a disposizione della maggior parte dei cittadini.
Viceversa, sono numerose, se non unanimi, le valutazioni che indicano come, con i livelli di pedaggio annunciati, l'unico effetto che si potrà raggiungere sarà la disincentivazione dell'utenza. Non so se sia realistica la previsione di un meno 90% che ho visto pubblicata su alcuni organi di stampa, ma è certo che l'esito non si discosterà significativamente da quello che tutti temiamo. In luogo di una finta “grande opera”, ci ritroveremmo con una autentica “cattedrale nel deserto” secondo la peggiore tradizione che la prima repubblica ha illustrato in tanti decenni passati, facendo pagare a noi cittadini gli oneri di una cattiva programmazione e di una pessima gestione, per non dire di peggio.
Il tema è di una semplicità evidente: la priorità riguarda il come possiamo indurre i veicoli ad utilizzare l'opera il più possibile? In seconda battuta, altresì, come remunerare l'investimento del capitale privato? La mozione che stiamo discutendo ha il merito di tracciare una soluzione anch'essa semplice e lineare, una volta che le parti in causa non si sottraggano alle loro responsabilità e sappiano dialogare per trovare un punto di equilibrio equo e condiviso. Una soluzione che, oltretutto, risolve alla radice le enormi complicazioni che sono poste dalla gestione della riscossione del pedaggio nella tratta interessata, ove sono assenti i caselli e che si affida interamente al progresso tecnologico. Nessun dubbio che il procedimento free flow rappresenti un'interessante innovazione ecc. Inoltre, sulla carta, tutto funziona sempre bene, in genere. Ma è pur vero che le criticità legate ai costi e alla difficoltà, se non all'impossibilità, di ottenere il pagamento da coloro che hanno una concreta possibilità di evaderlo, visti anche gli importi di entità risibile rispetto all'onere dei procedimenti, sembrano profilare seri problemi anche in ordine alla redditività.
Sembra dunque sensato ed estremamente razionale chiedere una revisione complessiva dei processi sin qui previsti, ricordando ancora che la nostra priorità deve essere quella di invogliare i veicoli a precorrere la tangenziale in luogo dei percorsi alternativi più o meno urbanizzati. Lo chiediamo anche in nome dell'ingente quota di capitale pubblico che ha reso possibile la realizzazione dell'opera. Ad avere voce in capitolo non possono essere i finanziatori dei due terzi, deve contare solamente l'interesse del privato che ha contribuito per la parte rimanente? Senza presentare uno studio credibile sui flussi e sul rapporto tra costi (del pedaggio a questi livelli assurdi), effetti indotti e benefici (per la circolazione), e senza essere disposti a ridefinire radicalmente la tariffazione in caso di una prevedibile drastica diminuzione degli ingressi, chi prendesse decisioni sciagurate come queste mostrerebbe solo quanto gliene importi realmente del territorio, dell'ambiente e dei cittadini. Tutto ciò non sembra molto giusto; e in ogni caso, ciò ripropone con forza il ruolo e la capacità dell'iniziativa politica, al di là delle appartenenze di partito.
Noi, insieme agli altri consigli comunali, stiamo facendo, per quanto ci compete, la nostra parte. Ma è chiaro che la palla passa ora al ministero, come interlocutore di Autostrade, e soprattutto a Regione Lombardia, che si rapporta con Pedemontana, e non può far finta di niente. Comprendiamo che senta il peso della decisione che rivede un accordo già stabilito (accordo, peraltro, che al territorio non è mai stato illustrato con la necessaria chiarezza su questo punto). La esortiamo però a intervenire tempestivamente, seguendo le indicazioni offerte dalla presente mozione, comprendendo anzitutto
- che non si tratta di una regalìa populistica, ma di una dimostrazione di ascolto e di sinergia col territorio;
- che in un momento come l'attuale, la sua funzione le impone di tentare ogni via per favorire il rilancio dell'economia locale, e non di ostacolarla o soffocarla con un altro balzello;
- che miglioramento della qualità della vita e contrasto del degrado ambientale non sono obiettivi impossibili, ma si possono perseguire con una ragionevole politica di incentivazione, non con ristrette logiche da gabellieri.
Insomma, perdere questa occasione chiave per svolgere un ruolo di regia sarebbe imperdonabile. Noi stasera diamo alla Regione e agli altri soggetti coinvolti l'impulso ad agire con buon senso e in vista di un obiettivo che è facile condividere, e che non sembra divisivo delle differenti sensibilità politiche. Basta ora trovare la volontà di sedersi ad un tavolo e far valere la propria credibilità istituzionale, dimostrando di possederla, non di esserne drammaticamente carenti.

mercoledì 7 ottobre 2015

Un pedaggio assurdo per la mini-tangenziale: nocivo all'ambiente e all'interesse pubblico


Gli aumenti del pedaggio di Pedemontana, in vigore dal primo novembre, ufficializzati dalla società. e di fatto avallati dalla maggioranza che guida Regione Lombardia, con in testa la Lega, sembrano usciti da una favola scritta male. Come si possono accettare i pedaggi più alti d’Italia sulle tangenziali di Como e Varese e sul tratto autostradale Cassano Magnago – Lomazzo? Come dichiarano i consiglieri regionali del Pd Alfieri e Gaffuri "questi rincari disincentiveranno l’utilizzo dell’opera di cui, peraltro, non si sa ancora se verrà terminata. Rischia di essere una beffa per i lombardi”.
Una follia totale, che rende addirittura ridicoli i decisori regionali, bravi solo a rimangiarsi la parola. Ma poi, questi fini analisti del traffico pensano davvero che si genererà un flusso tale da giustificare le spese di costruzione (in massima parte sostenute col denaro nostro) e assicurare introiti non irrisori? O non faranno altro, com'è intuibile a tutti, che lasciare una situazione più o meno uguale ad oggi, con la massima parte delle auto che entra in città e vanifica tutta l'iniziativa? Senza presentare uno studio credibile sui flussi e sul rapporto tra costi (del pedaggio a questi livelli assurdi), effetti indotti e benefici (per la circolazione), chi prende decisioni sciagurate come queste mostra solo quanto gliene importi realmente del territorio, dell'ambiente e dei cittadini. Li sfido ad argomentare con numeri verificabili alla prova dei fatti (cioè dopo pochi mesi di utilizzo) la reale compatibilità dell'opera con gli interessi della cittadinanza e soprattutto con il buon senso. Altrimenti è chiaro che seguono altre logiche, altri interessi. 
Anche a Como, come nella maggior parte del comuni coinvolti, verrà discussa e approvata una mozione che richiede un radicale ripensamento e la gratuità del passaggio con una razionale suddivisione dei costi sui percorsi autostradali adiacenti. È una proposta intelligente e realistica, per questo forse, sentendosi con le spalle al muro, ne hanno paura e fanno finta di niente. Ma se tutto un territorio si esprimerà in questi termini, come potrà la Regione contraddirne le indicazioni? Con quale faccia ci racconteranno che pensano all'interesse comune? Ci ripensino in fretta, finché sono in tempo. O perderanno ogni residua traccia di credibilità politica.

martedì 8 settembre 2015

Parliamo del nulla...

Pare che anche in consiglio comunale a Como sarà posta in discussione una mozione per contrastare la diffusione nelle scuole della fantomatica teoria del gender, promossa da un centrodestra evidentemente a corto di proposte politico-amministrative, e che prova a galleggiare agitando le paure, volta a volta delle “invasioni straniere” o della “deriva sociale e morale” che attacca le famiglie “naturali”.
Gli studi sul genere – i cosiddetti “gender studies” – hanno inteso chiarire come nel tempo, nella storia e nella cultura siano state costruite le identità femminili e maschili. Se, da un lato, sottolineano l'evoluzione storica dei principi che reggono l’ordine sessuale, dall'altro sono ben lontani dal negare la rilevanza delle differenze corporee. Si può leggere in proposito la lucida intervista a Judith Butler http://www.lavoroculturale.org/sulla-teoria-del-gender-judith-butler/.
Mi pare che da noi sia in atto invece una stolida operazione sottoculturale con conclamata strumentalizzazione politica, che ha creato dal nulla una "teoria gender", facendola peraltro esistere ed esprimendone le pseudoargomentazioni solo... nei testi che attaccano la teoria gender. Si tratta, in sintesi, di distorcere e stravolgere a bella posta le indicazioni pedagogiche che mirano a combattere nella scuola la discriminazioni e gli stereotipi mortificanti, agitando lo spettro di un "inquinamento" delle menti dei nostri poveri bimbi. In pratica... la solita bufala. Come dimostrano i social network e il livello medio della politica e della comunicazione in Italia, purtroppo, per le bufale c'è però un ampio mercato e, chissà, un tornaconto elettorale.
Tornando al nostro consiglio comunale: forse non c'è nulla di drammatico nel soffermarsi sui parti della fantasia, così che si potrà affrontare una ulteriore discussione sul nulla provocando pochi danni, se non in termini di tempo perso, denaro pubblico sprecato e pazienza del sottoscritto messa alla prova.
Ma se dovessimo continuare su questa linea converrà che ci attrezziamo: comincerei ad esempio attivando iniziative per promuovere il gemellaggio di Como con qualche splendida località della Terra di Mezzo. Avete preferenze?