Albrecht Dürer, Navis Stultorum (in S. Brant, Narrenschiff - 1497)
martedì 1 ottobre 2013
Senza decoro, più o meno come sempre
Di fronte al cumulo impressionante di menzogne che il più noto pregiudicato e nemico della giustizia sta scaricando in questo giorno sugli Italiani, cercando di affossare le speranze che si torni ad affrontare i problemi veri del paese (di cui peraltro non gli è mai importato nulla, alla faccia di tutti i creduloni), viene solo da pensare che Al Capone ha saputo uscire di scena con molto più stile.
giovedì 26 settembre 2013
Quanta (vergognosa) pochezza!
COLPO DI STATO? A volte il servilismo dà alla testa...
Schifani e Brunetta: "La definizione di 'colpo di Stato' non è inquietante ma è invece assolutamente realistica e pienamente condivisibile". Tutto perché un politico corrotto è stato giudicato colpevole dopo tre gradi di giudizio (e innumerevoli prescrizioni in processi bloccati con leggi ad personam).
Le dichiarazioni di queste ore sono una perfetta autovalutazione del livello umano, morale e politico di parte non esigua, purtroppo, della nostra classe dirigente. Una completa mancanza di dignità che ci espone una volta di più al disprezzo dei paesi civili, ove lo stato di diritto è considerato cosa sacra, non "cosa nostra".
Questa o è la solita farsa, o è grossolana, colpevole, eversiva (questa sì) ignoranza istituzionale, che si dovrebbe aver vergogna a mostrare, e che invece si ostenta con l'arroganza di un gregge impazzito.
Schifani e Brunetta: "La definizione di 'colpo di Stato' non è inquietante ma è invece assolutamente realistica e pienamente condivisibile". Tutto perché un politico corrotto è stato giudicato colpevole dopo tre gradi di giudizio (e innumerevoli prescrizioni in processi bloccati con leggi ad personam).
Le dichiarazioni di queste ore sono una perfetta autovalutazione del livello umano, morale e politico di parte non esigua, purtroppo, della nostra classe dirigente. Una completa mancanza di dignità che ci espone una volta di più al disprezzo dei paesi civili, ove lo stato di diritto è considerato cosa sacra, non "cosa nostra".
Questa o è la solita farsa, o è grossolana, colpevole, eversiva (questa sì) ignoranza istituzionale, che si dovrebbe aver vergogna a mostrare, e che invece si ostenta con l'arroganza di un gregge impazzito.
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lunedì 23 settembre 2013
CoCoCo 2013-13: Cessione farmacie comunali, sacrifici senza ragione?
Il dibattito ha evidenziato che il tema in discussione è complesso, e suscita, com'era prevedibile, reazioni contrastanti. Però sgombriamo il campo da un equivoco. La proposta uscita dalla giunta non ha affatto il carattere di una soluzione ideale, né di una scelta presa a cuor leggero, ma si giustifica pienamente con l'oggettiva gravità della situazione che ci troviamo ad affrontare. Se disconosciamo questo aspetto, diventa facile suscitare obiezioni polemiche, quasi pensassimo di alienare le farmacie per futili motivi, magari perché ci è venuta improvvisamente a noia una parte del patrimonio comunale che ha avuto una sua storia ed un significato. E in primo luogo sarebbe onesto riconoscere che le farmacie, nella situazione odierna, non svolgono più un ruolo strategico e insostituibile per il Comune, e che la loro funzione di presidio sul territorio può essere altrettanto bene svolta dal privato, senza alcuna perdita per l’utenza.
Una conferma è data dal fatto che il tema non è nuovo: in commissione IV, della quale ho fatto parte già nel mandato precedente, l'argomento era stato esaminato almeno in un paio di sedute, suscitando magari qualche perplessità, ma evidenziando anche le criticità di una gestione non ottimale e di una remuneratività perlomeno contenuta (tra l'altro, come abbiamo visto, destinata a diminuire drasticamente con una eventuale prossima gestione).
Certo, sarebbe bello, in condizioni ideali, poter prendere altro tempo per studiare tutta una gamma di soluzioni alternative; sarebbe forse produttivo, in termini economici, approntare piani operativi di rilancio della redditività delle farmacie, che le renderebbero magari leggermente più appetibili a futuri acquirenti, ma nel lungo o lunghissimo termine. Viene anche da chiedersi perché queste azioni non siano state messe in campo dalle amministrazioni precedenti, le quali tra l'altro erano assai meno gravate dall'attuale contrazione delle entrate. Sarebbe bello, infatti, che non ci fosse una pesante crisi economica in atto, che ha tra l'altro l'effetto di deprezzare inevitabilmente questo genere di attività. Soprattutto, ancor più bello sarebbe che il bilancio comunale odierno fosse florido, e che con questa ricchezza si potesse far fronte alle tantissime incombenze e responsabilità connesse all’amministrazione cittadina realizzando nuovi progetti, potenziando i servizi e curando le strutture in modo ottimale.
Peccato che queste ipotesi siano lontanissime dalla realtà. I fatti ci dicono che le risorse a disposizione sono sempre in calo, mentre i costi dell’erogazione dei servizi aumentano, come le necessità sociali e problemi da affrontare. Chissà, forse il fatto che gran parte degli interventi in quest’aula abbiano messo tra parentesi questa situazione a dir poco drammatica, mentre proponevano legittime alternative di rinvio e di conservazione delle farmacie comunali, è solo un segno di grande ottimismo. Mi auguro che le proposte di razionalizzazione e di risparmio che sono state adombrate possano trovare qualche realistica concretizzazione tra breve, anche se temo che poi i tavoli di questo consiglio potrebbero essere inondati di lacrime per futuri tagli ai servizi o minacce ai posti di lavoro. Sarebbe poi interessante capire dove si possa andare a reperire qualche risorsa aggiuntiva per fronteggiare il crollo dei trasferimenti centrali, senza aggravare il carico fiscale. Nel qual caso, i maldicenti potranno ripetere che la sinistra non è capace di fare altro.
Veramente, qui ci è stato detto a più riprese che la sinistra non è capace neppure di fare la sinistra. Anziché tutelare i meno abbienti li opprimeremmo, creando disoccupazione e privando la popolazione dell’assistenza sanitaria, o qualcosa del genere. E tutto perché, privi di capacità gestionali, per raccattare qualche soldo saremmo lieti di svendere i “gioielli di famiglia”.
Questa espressione ricorrente, tra l'altro, impone un breve ragionamento: qual è, infatti, il senso del mantenimento di risorse aggiuntive in una famiglia? Dipende evidentemente da vari fattori, primo fra i quali la congiuntura economica. Se stessimo parlando della manutenzione di un’abitazione dalle fondamenta pericolanti, in presenza di scarse risorse, non saremmo disposti a rinunciare a qualche mobile di pregio, pur di rimettere in sicurezza lo stabile? Vogliamo dimenticare che le urgenze sono pressanti in tutti i settori, che le fondamenta della macchina comunale sono a rischio, che in particolare si rischia di non poter fronteggiare i tanti compiti di assistenza sociale, primo fra tutti il diritto ad un’abitazione decorosa? E, venendo anche alla sufficienza con cui sono stati trattati i manti stradali – perché se con questi soldi si riempissero le buche poi le strade si consumerebbero di nuovo, e quindi resteremo senza nulla – non hanno alcun valore, anche economico, l’incolumità delle persone, la sicurezza viaria, la diminuzione dei contenziosi per infortuni, l’evitare l’aumento delle polizze assicurative per il Comune? Ed è chiaro che i pezzi da mettere in vendita devono avere qualche reale valore, perché a tutti piacerebbe disfarsi senza sforzo dei “rami secchi”, ma per questi ahimè non c’è mercato. Ecco, la sensazione è che si sia sorvolato sulle fondamenta a rischio della nostra casa comune, parlando invece molto dell’arredamento. La sua cura è un'attività doverosa e ragionevole; per esso è sempre legittimo preoccuparsi, valutandone le modalità di conservazione e la fine che potrebbe fare in caso di cessione. Cosa che la giunta ha peraltro considerato con attenzione. Ma quando la casa crolla, sappiamo che fine fa anche la mobilia.
Per questo non ho dubbi a definire infondate le critiche verso l’attuale assessore al bilancio, che compie invece un lavoro certosino e da togliere il sonno per cercare di far quadrare i conti con i mezzi a disposizione. Purtroppo non ha la capacità, come altri, di evocare le forme fantasmatiche che pure sono a tratti aleggiate in quest’aula, e, continuando la magia, di trasformarle in denaro sonante. Ma questo solo perché è una persona seria, che chiede in questo momento al Consiglio, e alla maggioranza in particolare, di condividere con senso di responsabilità le enormi difficoltà del momento per reperire risorse.
Credete veramente che si sia tanto ingenui da non sapere che un provvedimento come l’attuale possa apparire impopolare? Ma la questione in gioco è proprio quella delle responsabilità concrete che ci si sa assumere nella gestione della cosa pubblica. Io vedo, per fortuna, una giunta che non ha paura di fare scelte, una volta che in coscienza si sia convinta di operare nell’interesse pubblico. Questo non vuol dire essere a prova di errore, e quindi ben vengano – se veramente attuabili – tutti i suggerimenti per far meglio. Ma non i rinvii, le mere ipotesi, le velleità che non possiamo più permetterci.
Purtroppo un riformismo che sia capace di affrontare realisticamente le questioni, specie se fa appello al senso di responsabilità e se propone sacrifici, in Italia non sembra trovare più di tanto un terreno adatto per attecchire. Anche i governi degli ultimi vent'anni lo testimoniano: chi veramente si è adoperato per ottenere miglioramenti significativi nella conduzione dei conti pubblici (al punto che l’Italia ha incredibilmente maturato le condizioni per l’ingresso nella moneta unica), per ben due volte è stato fatto fuori, non senza il concorso di parti della sua stessa maggioranza, per cedere il passo a quelli dalle soluzioni facili - che però, guarda caso, nascondono la polvere sotto il tappeto e arrivano a negare l'esistenza della crisi, fino a quando questa non esplode in tutta la sua gravità. Allora, naturalmente, “è colpa dell'Europa”. Un bel risultato davvero per il paese e per le classi disagiate!
Sacrifici: una parola orribile, che in genere i politici hanno paura di pronunciare, preferendo evocare ristoranti pieni e villaggi vacanze presi d'assalto... Ma negare l'evidenza, ora, serve davvero a poco. Occorre un diverso coraggio, l'unico veramente utile ad amministrare in queste condizioni. E una maggioranza su questo, nel nostro Consiglio, esiste ed è convinta. Non siamo qui solo per “salvare il salvabile”, stiamo condividendo un'impostazione di governo di cui conosciamo la sincerità e la positività. Non facciamoci impressionare dal fatto che, anche per evitare ripetizioni e consumo del tempo che potrebbe essere dedicato anche agli altri argomenti amministrativi, non prendiamo tutti la parola.
Voglio perciò dire al Sindaco e all'assessore al bilancio che ci avranno dalla loro parte sempre, finché continueranno a motivare in maniera compiuta e convincente le loro proposte, che nei mesi passati abbiamo potuto discutere, indirizzare e alla fine approvare, magari anche con qualche comprensibile disagio residuo. Il metodo che si è messo in atto, quello di una condivisione e dell'ascolto delle nostre osservazioni e proposte, in particolare per quanto riguarda una significativa destinazione sociale dell'introito della vendita delle farmacie, va continuato e ulteriormente rafforzato. Non tutti i risultati si vedranno a breve termine; forse non tutte le scelte avranno lo stesso impatto positivo, anche se ce lo auguriamo. Ma, anche con questo passo difficile di oggi, siamo certi di stare contribuendo alle necessità ineludibili della nostra città.
Una conferma è data dal fatto che il tema non è nuovo: in commissione IV, della quale ho fatto parte già nel mandato precedente, l'argomento era stato esaminato almeno in un paio di sedute, suscitando magari qualche perplessità, ma evidenziando anche le criticità di una gestione non ottimale e di una remuneratività perlomeno contenuta (tra l'altro, come abbiamo visto, destinata a diminuire drasticamente con una eventuale prossima gestione).
Certo, sarebbe bello, in condizioni ideali, poter prendere altro tempo per studiare tutta una gamma di soluzioni alternative; sarebbe forse produttivo, in termini economici, approntare piani operativi di rilancio della redditività delle farmacie, che le renderebbero magari leggermente più appetibili a futuri acquirenti, ma nel lungo o lunghissimo termine. Viene anche da chiedersi perché queste azioni non siano state messe in campo dalle amministrazioni precedenti, le quali tra l'altro erano assai meno gravate dall'attuale contrazione delle entrate. Sarebbe bello, infatti, che non ci fosse una pesante crisi economica in atto, che ha tra l'altro l'effetto di deprezzare inevitabilmente questo genere di attività. Soprattutto, ancor più bello sarebbe che il bilancio comunale odierno fosse florido, e che con questa ricchezza si potesse far fronte alle tantissime incombenze e responsabilità connesse all’amministrazione cittadina realizzando nuovi progetti, potenziando i servizi e curando le strutture in modo ottimale.
Peccato che queste ipotesi siano lontanissime dalla realtà. I fatti ci dicono che le risorse a disposizione sono sempre in calo, mentre i costi dell’erogazione dei servizi aumentano, come le necessità sociali e problemi da affrontare. Chissà, forse il fatto che gran parte degli interventi in quest’aula abbiano messo tra parentesi questa situazione a dir poco drammatica, mentre proponevano legittime alternative di rinvio e di conservazione delle farmacie comunali, è solo un segno di grande ottimismo. Mi auguro che le proposte di razionalizzazione e di risparmio che sono state adombrate possano trovare qualche realistica concretizzazione tra breve, anche se temo che poi i tavoli di questo consiglio potrebbero essere inondati di lacrime per futuri tagli ai servizi o minacce ai posti di lavoro. Sarebbe poi interessante capire dove si possa andare a reperire qualche risorsa aggiuntiva per fronteggiare il crollo dei trasferimenti centrali, senza aggravare il carico fiscale. Nel qual caso, i maldicenti potranno ripetere che la sinistra non è capace di fare altro.
Veramente, qui ci è stato detto a più riprese che la sinistra non è capace neppure di fare la sinistra. Anziché tutelare i meno abbienti li opprimeremmo, creando disoccupazione e privando la popolazione dell’assistenza sanitaria, o qualcosa del genere. E tutto perché, privi di capacità gestionali, per raccattare qualche soldo saremmo lieti di svendere i “gioielli di famiglia”.
Questa espressione ricorrente, tra l'altro, impone un breve ragionamento: qual è, infatti, il senso del mantenimento di risorse aggiuntive in una famiglia? Dipende evidentemente da vari fattori, primo fra i quali la congiuntura economica. Se stessimo parlando della manutenzione di un’abitazione dalle fondamenta pericolanti, in presenza di scarse risorse, non saremmo disposti a rinunciare a qualche mobile di pregio, pur di rimettere in sicurezza lo stabile? Vogliamo dimenticare che le urgenze sono pressanti in tutti i settori, che le fondamenta della macchina comunale sono a rischio, che in particolare si rischia di non poter fronteggiare i tanti compiti di assistenza sociale, primo fra tutti il diritto ad un’abitazione decorosa? E, venendo anche alla sufficienza con cui sono stati trattati i manti stradali – perché se con questi soldi si riempissero le buche poi le strade si consumerebbero di nuovo, e quindi resteremo senza nulla – non hanno alcun valore, anche economico, l’incolumità delle persone, la sicurezza viaria, la diminuzione dei contenziosi per infortuni, l’evitare l’aumento delle polizze assicurative per il Comune? Ed è chiaro che i pezzi da mettere in vendita devono avere qualche reale valore, perché a tutti piacerebbe disfarsi senza sforzo dei “rami secchi”, ma per questi ahimè non c’è mercato. Ecco, la sensazione è che si sia sorvolato sulle fondamenta a rischio della nostra casa comune, parlando invece molto dell’arredamento. La sua cura è un'attività doverosa e ragionevole; per esso è sempre legittimo preoccuparsi, valutandone le modalità di conservazione e la fine che potrebbe fare in caso di cessione. Cosa che la giunta ha peraltro considerato con attenzione. Ma quando la casa crolla, sappiamo che fine fa anche la mobilia.
Per questo non ho dubbi a definire infondate le critiche verso l’attuale assessore al bilancio, che compie invece un lavoro certosino e da togliere il sonno per cercare di far quadrare i conti con i mezzi a disposizione. Purtroppo non ha la capacità, come altri, di evocare le forme fantasmatiche che pure sono a tratti aleggiate in quest’aula, e, continuando la magia, di trasformarle in denaro sonante. Ma questo solo perché è una persona seria, che chiede in questo momento al Consiglio, e alla maggioranza in particolare, di condividere con senso di responsabilità le enormi difficoltà del momento per reperire risorse.
Credete veramente che si sia tanto ingenui da non sapere che un provvedimento come l’attuale possa apparire impopolare? Ma la questione in gioco è proprio quella delle responsabilità concrete che ci si sa assumere nella gestione della cosa pubblica. Io vedo, per fortuna, una giunta che non ha paura di fare scelte, una volta che in coscienza si sia convinta di operare nell’interesse pubblico. Questo non vuol dire essere a prova di errore, e quindi ben vengano – se veramente attuabili – tutti i suggerimenti per far meglio. Ma non i rinvii, le mere ipotesi, le velleità che non possiamo più permetterci.
Purtroppo un riformismo che sia capace di affrontare realisticamente le questioni, specie se fa appello al senso di responsabilità e se propone sacrifici, in Italia non sembra trovare più di tanto un terreno adatto per attecchire. Anche i governi degli ultimi vent'anni lo testimoniano: chi veramente si è adoperato per ottenere miglioramenti significativi nella conduzione dei conti pubblici (al punto che l’Italia ha incredibilmente maturato le condizioni per l’ingresso nella moneta unica), per ben due volte è stato fatto fuori, non senza il concorso di parti della sua stessa maggioranza, per cedere il passo a quelli dalle soluzioni facili - che però, guarda caso, nascondono la polvere sotto il tappeto e arrivano a negare l'esistenza della crisi, fino a quando questa non esplode in tutta la sua gravità. Allora, naturalmente, “è colpa dell'Europa”. Un bel risultato davvero per il paese e per le classi disagiate!
Sacrifici: una parola orribile, che in genere i politici hanno paura di pronunciare, preferendo evocare ristoranti pieni e villaggi vacanze presi d'assalto... Ma negare l'evidenza, ora, serve davvero a poco. Occorre un diverso coraggio, l'unico veramente utile ad amministrare in queste condizioni. E una maggioranza su questo, nel nostro Consiglio, esiste ed è convinta. Non siamo qui solo per “salvare il salvabile”, stiamo condividendo un'impostazione di governo di cui conosciamo la sincerità e la positività. Non facciamoci impressionare dal fatto che, anche per evitare ripetizioni e consumo del tempo che potrebbe essere dedicato anche agli altri argomenti amministrativi, non prendiamo tutti la parola.
Voglio perciò dire al Sindaco e all'assessore al bilancio che ci avranno dalla loro parte sempre, finché continueranno a motivare in maniera compiuta e convincente le loro proposte, che nei mesi passati abbiamo potuto discutere, indirizzare e alla fine approvare, magari anche con qualche comprensibile disagio residuo. Il metodo che si è messo in atto, quello di una condivisione e dell'ascolto delle nostre osservazioni e proposte, in particolare per quanto riguarda una significativa destinazione sociale dell'introito della vendita delle farmacie, va continuato e ulteriormente rafforzato. Non tutti i risultati si vedranno a breve termine; forse non tutte le scelte avranno lo stesso impatto positivo, anche se ce lo auguriamo. Ma, anche con questo passo difficile di oggi, siamo certi di stare contribuendo alle necessità ineludibili della nostra città.
giovedì 5 settembre 2013
Ricattatori "in nome del popolo" e della "democrazia"?
Ma tutti gli Italiani, e gli elettori, saranno davvero senza vergogna come coloro che passano settimane e settimane a ribadire che un condannato in terzo grado non deve decadere dal parlamento perché "votato da 10 milioni di Italiani", e a ricattare un paese in estrema difficoltà con la minaccia di far saltare il governo?
Beh, sì, lo dico chiaro: in effetti, quando ho votato B., intendevo chiedere esattamente che venisse legalizzata la corruzione, favoriti l'evasione fiscale ed il falso in bilancio, e magari raccomandati il lenocinio, la prostituzione ed il prossenetismo.
Sono il popolo sovrano, non potete toccare i miei beniamini, non è democratico.
E non raccontatemi che le leggi vanno applicate per tutti, che viviamo in uno stato di diritto, perché non capisco il concetto.
Beh, sì, lo dico chiaro: in effetti, quando ho votato B., intendevo chiedere esattamente che venisse legalizzata la corruzione, favoriti l'evasione fiscale ed il falso in bilancio, e magari raccomandati il lenocinio, la prostituzione ed il prossenetismo.
Sono il popolo sovrano, non potete toccare i miei beniamini, non è democratico.
E non raccontatemi che le leggi vanno applicate per tutti, che viviamo in uno stato di diritto, perché non capisco il concetto.
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lunedì 19 agosto 2013
Eclissi della ragione ed eclissi della lingua
La giornata odierna non passerà alla storia per la pubblicazione del documento "Italia riformista. La sinistra che governa" di Boccia, che annuncia tra l'altro con preoccupazione: "l'autobiografia di una nazione non è più rinviabile e non è data dagli eroi di turno né da questo ecumenismo sentimentale che fa della settima potenza mondiale una terra senz'anima né identità".
Sarà. Difficile che una nuova anima ed identità vengano da un documento tanto "leggero" e anche mal scritto. Qualche concetto, e qualche critica alle tensioni improduttive e autolesionistiche interne al PD, con la sua scarsa capacità di riformare veramente la politica italiana, sono pure condivisibili ("è l'eclissi della ragione il vero male della sinistra italiana nella quale il Pd non si pone mai come faro ma sempre come barca in mezzo a una tempesta"), ma la lingua è spesso, per usare un verbo caro all'estensore, assai "pastrocchiata". Fa realmente presagire il peggio per il prossimo (?) dibattito congressuale del PD.
Solo qualche esempio per le future antologie del politichese:
- i nostri figli, nati già con l'hi-tech incorporato
- pezzi di società in libera uscita
- alcuni sindacati spesso seduti sulle proprie tessere
- non ci sarà più futuro per il futuro. E il presente, così com'è, è destinato a morire
- la soluzione ai suoi problemi e non l'alluvione di parolismi ad effetto.
Al di là dei "parolismi", purtroppo, le soluzioni... qui non si vedono granché, ricondotte a un generico riformismo 2.0 (espressione abusatissima nella quale la parte veramente significativa sembra purtroppo essere sempre più lo "zero"). E il testo si presenta più come un tentativo di marcare una posizione, di dire "ci siamo anche noi, e vogliamo contare", intestandosi una certa dose di "nuovismo", che di proporre al confronto un credibile progetto operativo. È legittimo, ma non si discosta molto da quella prassi politica che si critica non senza ragione.
E di certo, assieme all'impegno concettuale, richiederebbe migliori competenze espressive.
Sarà. Difficile che una nuova anima ed identità vengano da un documento tanto "leggero" e anche mal scritto. Qualche concetto, e qualche critica alle tensioni improduttive e autolesionistiche interne al PD, con la sua scarsa capacità di riformare veramente la politica italiana, sono pure condivisibili ("è l'eclissi della ragione il vero male della sinistra italiana nella quale il Pd non si pone mai come faro ma sempre come barca in mezzo a una tempesta"), ma la lingua è spesso, per usare un verbo caro all'estensore, assai "pastrocchiata". Fa realmente presagire il peggio per il prossimo (?) dibattito congressuale del PD.
Solo qualche esempio per le future antologie del politichese:
- i nostri figli, nati già con l'hi-tech incorporato
- pezzi di società in libera uscita
- alcuni sindacati spesso seduti sulle proprie tessere
- non ci sarà più futuro per il futuro. E il presente, così com'è, è destinato a morire
- la soluzione ai suoi problemi e non l'alluvione di parolismi ad effetto.
Al di là dei "parolismi", purtroppo, le soluzioni... qui non si vedono granché, ricondotte a un generico riformismo 2.0 (espressione abusatissima nella quale la parte veramente significativa sembra purtroppo essere sempre più lo "zero"). E il testo si presenta più come un tentativo di marcare una posizione, di dire "ci siamo anche noi, e vogliamo contare", intestandosi una certa dose di "nuovismo", che di proporre al confronto un credibile progetto operativo. È legittimo, ma non si discosta molto da quella prassi politica che si critica non senza ragione.
E di certo, assieme all'impegno concettuale, richiederebbe migliori competenze espressive.
mercoledì 14 agosto 2013
Professionisti dell'oltraggio alla certezza della pena
A proposito delle inverenconde richieste che i più accreditati azzeccagarbugli stanno formulando per annullare gli effetti di una sentenza giunta al terzo grado di giudizio: perché non osano estendere i portenti della loro scienza giuridica (quella che va sempre in senso opposto alla certezza del diritto) vincendo il ritegno e andando oltre?
Grazie a loro, i notiziari potrebbero, un giorno non lontano, diffondere annunci del seguente tenore.
Pare che per gli Italiani (solo per loro, forse neppure per tutti) sia stato finalmente attuato il procedimento per sfuggire alla morte, quando verrà il momento.
Si articola in due opzioni: 1) si chiede ed ottiene "la grazia", meglio se con strepito di tifosi; 2) si presenta ricorso al TAR, di cui è garantita l'azione paralizzante.
Per il momento non è chiaro se si ottenga effettivamente l'immortalità, oppure soltanto un rinvio sufficientemente lungo da ottenere l'"agibilità" a continuare una meschina esistenza.
Grazie a loro, i notiziari potrebbero, un giorno non lontano, diffondere annunci del seguente tenore.
Pare che per gli Italiani (solo per loro, forse neppure per tutti) sia stato finalmente attuato il procedimento per sfuggire alla morte, quando verrà il momento.
Si articola in due opzioni: 1) si chiede ed ottiene "la grazia", meglio se con strepito di tifosi; 2) si presenta ricorso al TAR, di cui è garantita l'azione paralizzante.
Per il momento non è chiaro se si ottenga effettivamente l'immortalità, oppure soltanto un rinvio sufficientemente lungo da ottenere l'"agibilità" a continuare una meschina esistenza.
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giovedì 8 agosto 2013
Pensioni dorate, di certo meritate...
Ritorna con frequenza il tema delle "pensioni d'oro" di supermanager pubblici e privati: centomila persone che arrivano a percepire anche 90.000 euro al mese, con un esborso complessivo per lo Stato di oltre 13 miliardi annui (cfr. http://www.corriere.it/economia/13_agosto_08/pensioni-oro-90mila-euro-mese-baccaro_ec49b994-ffec-11e2-b484-e2fa3432c794.shtml)
Non si imporrebbe, per decenza, un contributo di solidarietà?
Ma no, ci racconteranno le consuete fandonie che "hanno versato i contributi" (sì, ma in che proporzione?), del "merito" (probabile, ma solo per alcuni: e poi, perché non vediamo premi Nobel in prima fila?), del "mercato" (l'idea di mettere regole o un tetto è ovviamente un orripilante rigurgito comunista, viva la libertà di intortare gli sciocchi).
La realtà è purtroppo che si vive rincorrendo il privilegio, cercando di ottenerlo a spese del sistema pubblico, o dei risparmiatori fregati, o grazie a connivenze legislative indegne di un paese civile. Del resto vale anche per gli stipendi, non solo per le pensioni, e assai spesso senza neppure produrre profitti proporzionati.
"Chi ama il denaro non si sazia di denaro, e chi ama le ricchezze non ne trae profitto. Anche questo è vanità" (Qoelet, 5, 10). Infatti, anche provandoci, non riusciremo a portarci tutto questo denaro nella tomba...
Non si imporrebbe, per decenza, un contributo di solidarietà?
Ma no, ci racconteranno le consuete fandonie che "hanno versato i contributi" (sì, ma in che proporzione?), del "merito" (probabile, ma solo per alcuni: e poi, perché non vediamo premi Nobel in prima fila?), del "mercato" (l'idea di mettere regole o un tetto è ovviamente un orripilante rigurgito comunista, viva la libertà di intortare gli sciocchi).
La realtà è purtroppo che si vive rincorrendo il privilegio, cercando di ottenerlo a spese del sistema pubblico, o dei risparmiatori fregati, o grazie a connivenze legislative indegne di un paese civile. Del resto vale anche per gli stipendi, non solo per le pensioni, e assai spesso senza neppure produrre profitti proporzionati.
"Chi ama il denaro non si sazia di denaro, e chi ama le ricchezze non ne trae profitto. Anche questo è vanità" (Qoelet, 5, 10). Infatti, anche provandoci, non riusciremo a portarci tutto questo denaro nella tomba...
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sabato 3 agosto 2013
Minacce contro la giustizia
«O la politica è capace di trovare delle soluzioni capaci di ripristinare un normale equilibrio fra i poteri dello Stato - ha detto oggi Sandro Bondi dopo la condanna definitiva del suo capo Berlusconi - [...] oppure l'Italia rischia davvero una forma di guerra civile dagli esiti imprevedibili per tutti».
Davvero molto comodo minacciare in questo modo, specie dopo che per anni si è cercato in tutti i modi di alterare il "normale equilibrio" con caterve di leggi ad personam, peraltro incidentalmente utili anche a bancarottieri e mafiosi vari.
Italia mia, benché 'l parlar sia indarno a le piaghe mortali che nel bel corpo tuo sí spesse veggio, "le soluzioni" sono ben chiare agli occhi degli onesti. Corrispondono al semplice rispetto della legge, con la conseguente assunzione di responsabilità da parte dei condannati.
Oltre ad una seria riflessione politica su cosa siamo diventati.
Ma come rinunciare alla menzogna sistematica, all'uso della politica come mezzo di saccheggio del paese, e anche ad abbondanti dosi di cialtroneria e servilismo?
Questo nel nostro paese si è dimostrato impossibile, quindi avanti così: grida guerresche e minacce di scontri civili da parte di chi rivela quanto sia in realtà provvisto di senso civico e di rispetto per la giustizia.
Davvero molto comodo minacciare in questo modo, specie dopo che per anni si è cercato in tutti i modi di alterare il "normale equilibrio" con caterve di leggi ad personam, peraltro incidentalmente utili anche a bancarottieri e mafiosi vari.
Italia mia, benché 'l parlar sia indarno a le piaghe mortali che nel bel corpo tuo sí spesse veggio, "le soluzioni" sono ben chiare agli occhi degli onesti. Corrispondono al semplice rispetto della legge, con la conseguente assunzione di responsabilità da parte dei condannati.
Oltre ad una seria riflessione politica su cosa siamo diventati.
Ma come rinunciare alla menzogna sistematica, all'uso della politica come mezzo di saccheggio del paese, e anche ad abbondanti dosi di cialtroneria e servilismo?
Questo nel nostro paese si è dimostrato impossibile, quindi avanti così: grida guerresche e minacce di scontri civili da parte di chi rivela quanto sia in realtà provvisto di senso civico e di rispetto per la giustizia.
giovedì 27 giugno 2013
CoCoCo 2013-12: Concessione palestra scolastica per il Ramadan
Pochi minuti fa ho avuto l'annuncio che anche quest'anno sarà possibile per la comunità islamica celebrare il Ramadan, dal 6 luglio all’11 agosto, presso le scuole di via Cuzzi. Volevo perciò esprimere pieno appoggio e soddisfazione per l'iniziativa della Giunta, che replica quella dello scorso anno, dagli esiti pienamente positivi: essa testimonia la capacità di accoglienza e l'impegno fattivo per l'integrazione della città di Como. È quasi superfluo ricordare come la preghiera rappresenti un'esigenza spirituale fondamentale della persona umana, e sia da ritenersi tra i punti d'incontro privilegiati quando si tratti di rispondere ad esigenze di parti significative della nostra comunità cittadina.
Naturalmente ciò deve avvenire, come in questo caso, con la presenza di regole certe, che includono un deposito cauzionale e il pagamento di un canone che fornisce anche un (contenuto) introito per una palestra che durante l’estate non avrebbe avuto utilizzo. È una concessione temporanea, che potrà essere replicata solo se non ci saranno interferenze con l’attività scolastica e se le predette condizioni saranno rispettate.
Inoltre, anche sulla scorta dei risultati assai favorevoli dello scorso anno, sottolineo come il quartiere di Rebbio abbia dato valida prova di un spirito collaborativo, di saper praticare l'accoglienza, non solo a parole, senza che siano sorti futili dissidi o gesti di incomprensione da parte dei cittadini. È un esempio molto importante, che qualifica e valorizza il quartiere e i suoi abitanti, rendendolo meritevole dell'ammirazione degli altri comaschi che – ne sono certo – in altre occasioni, anche in differenti zone della città sapranno essere all'altezza delle sfide costruttive di civiltà e progresso che i nuovi tempi pongono.
Naturalmente ciò deve avvenire, come in questo caso, con la presenza di regole certe, che includono un deposito cauzionale e il pagamento di un canone che fornisce anche un (contenuto) introito per una palestra che durante l’estate non avrebbe avuto utilizzo. È una concessione temporanea, che potrà essere replicata solo se non ci saranno interferenze con l’attività scolastica e se le predette condizioni saranno rispettate.
Inoltre, anche sulla scorta dei risultati assai favorevoli dello scorso anno, sottolineo come il quartiere di Rebbio abbia dato valida prova di un spirito collaborativo, di saper praticare l'accoglienza, non solo a parole, senza che siano sorti futili dissidi o gesti di incomprensione da parte dei cittadini. È un esempio molto importante, che qualifica e valorizza il quartiere e i suoi abitanti, rendendolo meritevole dell'ammirazione degli altri comaschi che – ne sono certo – in altre occasioni, anche in differenti zone della città sapranno essere all'altezza delle sfide costruttive di civiltà e progresso che i nuovi tempi pongono.
lunedì 17 giugno 2013
CoCoCo 2013-11: Linguaggio incontrollato e rispetto delle persone
Prendo la parola per stigmatizzare il grave episodio verificatosi con la diffusione dell'intervista di un consigliere comunale, che preferisco non nominare, rilasciata a Radio Ciao Como Martedì 11 Giugno 2013, la quale è evidentemente irrispettosa della dignità di molti di coloro che siedono in quest'aula.
Tralasciando buona parte delle esternazioni politiche, quantomeno discutibili e a mio avviso inficiate da un soggettivismo mal controllato, ma che in democrazia vanno evidentemente accolte e valutate per quello che sono, ho trovato veramente inaccettabili gli attacchi personali (si badi bene, non politici) costantemente rivolti al sindaco, oltre alla valutazione perlomeno fantasiosa dei rapporti interni alla maggioranza.
Per quanto riguarda il primo punto, basterà ricordare che attorno al min. 6 dell'intervista il sindaco Lucini è ripetutamente definito "aborto della democrazia" (un modo alquanto incivile per dire votato da una minoranza di comaschi), nonché "bugiardo" (min. 26.00) e "seminatore di odio" (min. 7.35), che peraltro regala "mazzette elettorali" sotto forma di posti auto (min. 22.41); ovviamente sia lui, sia i membri della giunta sono brave persone solo in apparenza, ma in realtà sono degli ipocriti, dei "chierichetti che tirano sassi" oppure "si ubriacano" (minn. 9.43, 10.37).
Inoltre “è una vera anomalia che tutta la maggioranza voti allo stesso modo” (min. 2.45): si spiega solo con “l'inesperienza di alcuni soggetti” chiaramente limitati, nell'esercizio della libertà di pensiero, dalla “loro matrice cattolica”, per cui “accettano il dogma di Lucini” senza discutere, anche se “al loro interno ci sono parecchie discussioni” (min. 3.12). Sfugge forse al consigliere che una maggioranza che condivide un programma, e in cui le persone si confrontano e si rispettano, cerca di avere dei momenti di condivisione, da cui uscire con una posizione comune che sia possibilmente sintesi e mediazione dei pareri di tutti, ma tant'è.
Riprendiamo: quest'ultima evidente contraddizione non è nella mente dell'intervistato, ma nella nostra, dato che (min. 7.20) ci viene spiegato come i consiglieri che siedono in maggioranza siano "gente che non ha ancora capito cosa sia il consiglio comunale" né tanto meno la differenza tra potere esecutivo e legislativo, "e mi creda, siamo a questo livello"!, pensiamo anzi "di essere al grest" (min. 21.58) anziché in consiglio: ma non disperiamo, perché viene profetizzato che un giorno capiremo di essere umiliati dalla giunta e ci ribelleremo...
Questo non è un linguaggio colorito: è semplicemente un linguaggio incontrollato, che non si preoccupa né della verità di quanto dice, né dell'offensività di giudizi personali vistosamente infondati, e che appartengono alla soggettività di una persona che già più volte ha offeso il Consiglio Comunale nel precedente mandato, ricevendo ammonizioni ufficiali e arrivando anche a pubbliche scuse per cercare di rimediare al male fatto.
Porto quindi a conoscenza dell'intero consiglio questo comportamento perché ciascuno ne tragga le valutazioni che la sua coscienza gli detta. Personalmente mi dichiaro estremamente deluso da questa modalità di condurre il confronto politico, perché ne rappresenta un oggettivo imbarbarimento e contribuisce a deteriorare i rapporti tra le persone. Non esprimo ulteriori giudizi, anche se ritengo che chi conosce il significato delle parole che adopera con tanta leggerezza debba pensare di assumersene la responsabilità umana, prima che politica. Una responsabilità non leggera, che richiederebbe una riflessione seria sulle trasformazioni che questo atteggiamento determina nella propria interiorità, prima ancora che nelle relazioni interpersonali.
Tralasciando buona parte delle esternazioni politiche, quantomeno discutibili e a mio avviso inficiate da un soggettivismo mal controllato, ma che in democrazia vanno evidentemente accolte e valutate per quello che sono, ho trovato veramente inaccettabili gli attacchi personali (si badi bene, non politici) costantemente rivolti al sindaco, oltre alla valutazione perlomeno fantasiosa dei rapporti interni alla maggioranza.
Per quanto riguarda il primo punto, basterà ricordare che attorno al min. 6 dell'intervista il sindaco Lucini è ripetutamente definito "aborto della democrazia" (un modo alquanto incivile per dire votato da una minoranza di comaschi), nonché "bugiardo" (min. 26.00) e "seminatore di odio" (min. 7.35), che peraltro regala "mazzette elettorali" sotto forma di posti auto (min. 22.41); ovviamente sia lui, sia i membri della giunta sono brave persone solo in apparenza, ma in realtà sono degli ipocriti, dei "chierichetti che tirano sassi" oppure "si ubriacano" (minn. 9.43, 10.37).
Inoltre “è una vera anomalia che tutta la maggioranza voti allo stesso modo” (min. 2.45): si spiega solo con “l'inesperienza di alcuni soggetti” chiaramente limitati, nell'esercizio della libertà di pensiero, dalla “loro matrice cattolica”, per cui “accettano il dogma di Lucini” senza discutere, anche se “al loro interno ci sono parecchie discussioni” (min. 3.12). Sfugge forse al consigliere che una maggioranza che condivide un programma, e in cui le persone si confrontano e si rispettano, cerca di avere dei momenti di condivisione, da cui uscire con una posizione comune che sia possibilmente sintesi e mediazione dei pareri di tutti, ma tant'è.
Riprendiamo: quest'ultima evidente contraddizione non è nella mente dell'intervistato, ma nella nostra, dato che (min. 7.20) ci viene spiegato come i consiglieri che siedono in maggioranza siano "gente che non ha ancora capito cosa sia il consiglio comunale" né tanto meno la differenza tra potere esecutivo e legislativo, "e mi creda, siamo a questo livello"!, pensiamo anzi "di essere al grest" (min. 21.58) anziché in consiglio: ma non disperiamo, perché viene profetizzato che un giorno capiremo di essere umiliati dalla giunta e ci ribelleremo...
Questo non è un linguaggio colorito: è semplicemente un linguaggio incontrollato, che non si preoccupa né della verità di quanto dice, né dell'offensività di giudizi personali vistosamente infondati, e che appartengono alla soggettività di una persona che già più volte ha offeso il Consiglio Comunale nel precedente mandato, ricevendo ammonizioni ufficiali e arrivando anche a pubbliche scuse per cercare di rimediare al male fatto.
Porto quindi a conoscenza dell'intero consiglio questo comportamento perché ciascuno ne tragga le valutazioni che la sua coscienza gli detta. Personalmente mi dichiaro estremamente deluso da questa modalità di condurre il confronto politico, perché ne rappresenta un oggettivo imbarbarimento e contribuisce a deteriorare i rapporti tra le persone. Non esprimo ulteriori giudizi, anche se ritengo che chi conosce il significato delle parole che adopera con tanta leggerezza debba pensare di assumersene la responsabilità umana, prima che politica. Una responsabilità non leggera, che richiederebbe una riflessione seria sulle trasformazioni che questo atteggiamento determina nella propria interiorità, prima ancora che nelle relazioni interpersonali.
lunedì 27 maggio 2013
CoCoCo 2013-10: Operato della giunta e funzionamento degli uffici
Ritorno ancora sui lavori per l’attraversamento pedonale in via Bellinzona, di fronte a Villa Olmo: ad un passo dall’essere terminati, sono ormai da due mesi abbandonati, circondati dalle protezioni di cantiere, e tutto trasmettono fuorché un’immagine di efficienza. Da varie settimane avevo segnalato la questione all’assessorato (che ha dato anche pubbliche spiegazioni di ordine tecnico alla stampa), e giustamente è approdata all’aula anche nelle scorse preliminari. Non mi soffermo perciò sulla evidente necessità di procedere, ma vorrei prendere spunto da questa vistosa carenza, che va oltre la volontà e forse anche i poteri dell’assessore competente, per richiamare l’attenzione del Consiglio e soprattutto della Giunta sul fatto notorio che il nostro è un operato politico, i cui esiti concreti dipendono strettamente dall’efficienza degli uffici e dalla capacità di tradurre le deliberazioni in atti.
Va quindi ribadito con forza che il tema del funzionamento degli uffici risulta tutt’altro che secondario, anzi è centrale per “cambiare passo” a Como, secondo quanto ci siamo ripromessi nel nostro programma elettorale. Sappiamo per esperienza comune che, lungi dall’essere ottimale, esso presenta ampie differenziazioni a seconda dei settori. Che vi sono competenze eccellenti, ed altre meno; che, accanto a chi lavora con passione ed impegno, possono esservi situazioni di criticità. Anche il problema della carenza di organico, naturalmente, può accentuare talune disfunzioni.
In breve: pur sapendo che quella della riorganizzazione interna è una delle priorità nella quale gli assessorati si stanno impegnando, vorrei rimarcare che questa deve passare per la valutazione dei risultati effettivi, e soprattutto che il sistema di incentivazione non può più essere utilizzato come nel passato decennio, con livelli sistematicamente ancorati ai massimi al punto che, come si è letto il mese scorso, il ministero dell'Economia avrebbe richiesto al Comune la restituzione di quasi un milione di euro che sarebbe stato versato indebitamente ad alcuni dipendenti. È evidente che gli automatismi non sono in alcun caso un incoraggiamento ad una maggiore efficacia della prestazione, ma al contrario favoriscono inerzie, se non atteggiamenti di opposizione all’innovazione e alla qualità.
Gli assessori e il Sindaco sono in prima linea, “ci mettono la faccia” nei confronti della cittadinanza, come suol dirsi, e opportunamente devono essere giudicati per la direzione che hanno saputo imprimere all’attività amministrativa. Ma sarebbe intollerabile che i propositi venissero sistematicamente intralciati da passività e inefficienze.
Incoraggio e sollecito quindi la Giunta a fare un sistematico ricorso alla valutazione accurata dell’efficienza degli uffici in relazione ai progetti che stanno realizzando, operando se necessario gli ulteriori risparmi di cui il Comune ha bisogno anche e proprio laddove i risultati palesemente non siano raggiunti. Abbiamo tutti in mente quali valutazione e ricompense abbiano ricevuto in passato i costruttori del “Muro” – un vero scandalo! – perciò non aggiungo altro.
È un appello che faccio non solo e non tanto da sostenitore di questa maggioranza, quanto da cittadino che reclama il buon funzionamento della macchina amministrativa ed una qualità del servizio elevata, o almeno adeguata, che non nasce da sola, ma passa attraverso la responsabilità delle persone. Che il merito vada incentivato è un principio sacrosanto, ma che produce buoni frutti solamente se lo si fa funzionare anche nella direzione opposta.
Va quindi ribadito con forza che il tema del funzionamento degli uffici risulta tutt’altro che secondario, anzi è centrale per “cambiare passo” a Como, secondo quanto ci siamo ripromessi nel nostro programma elettorale. Sappiamo per esperienza comune che, lungi dall’essere ottimale, esso presenta ampie differenziazioni a seconda dei settori. Che vi sono competenze eccellenti, ed altre meno; che, accanto a chi lavora con passione ed impegno, possono esservi situazioni di criticità. Anche il problema della carenza di organico, naturalmente, può accentuare talune disfunzioni.
In breve: pur sapendo che quella della riorganizzazione interna è una delle priorità nella quale gli assessorati si stanno impegnando, vorrei rimarcare che questa deve passare per la valutazione dei risultati effettivi, e soprattutto che il sistema di incentivazione non può più essere utilizzato come nel passato decennio, con livelli sistematicamente ancorati ai massimi al punto che, come si è letto il mese scorso, il ministero dell'Economia avrebbe richiesto al Comune la restituzione di quasi un milione di euro che sarebbe stato versato indebitamente ad alcuni dipendenti. È evidente che gli automatismi non sono in alcun caso un incoraggiamento ad una maggiore efficacia della prestazione, ma al contrario favoriscono inerzie, se non atteggiamenti di opposizione all’innovazione e alla qualità.
Gli assessori e il Sindaco sono in prima linea, “ci mettono la faccia” nei confronti della cittadinanza, come suol dirsi, e opportunamente devono essere giudicati per la direzione che hanno saputo imprimere all’attività amministrativa. Ma sarebbe intollerabile che i propositi venissero sistematicamente intralciati da passività e inefficienze.
Incoraggio e sollecito quindi la Giunta a fare un sistematico ricorso alla valutazione accurata dell’efficienza degli uffici in relazione ai progetti che stanno realizzando, operando se necessario gli ulteriori risparmi di cui il Comune ha bisogno anche e proprio laddove i risultati palesemente non siano raggiunti. Abbiamo tutti in mente quali valutazione e ricompense abbiano ricevuto in passato i costruttori del “Muro” – un vero scandalo! – perciò non aggiungo altro.
È un appello che faccio non solo e non tanto da sostenitore di questa maggioranza, quanto da cittadino che reclama il buon funzionamento della macchina amministrativa ed una qualità del servizio elevata, o almeno adeguata, che non nasce da sola, ma passa attraverso la responsabilità delle persone. Che il merito vada incentivato è un principio sacrosanto, ma che produce buoni frutti solamente se lo si fa funzionare anche nella direzione opposta.
lunedì 20 maggio 2013
CoCoCo 2013-[9]: Modifiche al regolamento di contabilità
Dopo aver contato varie volte fino a dieci, non ho portato in aula questo intervento per evitare ulteriori repliche polemiche, non perché non fossi estremamente perplesso per il tenore di molte osservazioni. Ho voluto risparmiare una decina di minuti, più le conseguenze, in un dibattito protrattosi troppo a lungo e con esiti pochissimo proficui per la città. Lo lascio qui, a futura memoria che qualche consigliere si trattiene, ogni tanto...
* * *
Bisogna dare atto che i numerosi interventi dell’opposizione, con contorno di eloquenti striscioni, hanno ottenuto un importante risultato politico: denunciare l’intenzione della maggioranza di trasformare quest’aula forse grigia, forse sorda, ma certamente non muta, in un “bivacco di manipoli”. Ma è veramente così?
Piuttosto che una discussione nel merito, volta magari a proporre una tempistica alternativa più adeguata, è sembrata una gara a chi la sparava più grossa, in tema di attacco alla democrazia, di limitazioni delle prerogative del Consiglio Comunale, addirittura di passi fatali verso il ritorno del fascismo, e soprattutto di umiliazione della sempre generosa volontà di collaborazione che dai banchi dell’opposizione fluisce come un balsamo a sanare le tante storture di una maggioranza chiusa ed ostinata. A nulla sono valse le ripetute assicurazioni dell'Assessore che quella in discussione è una proposta, che può benissimo essere corretta; a nulla, temo, varranno le eventuali modifiche che dalle fila stesse della maggioranza mi sembra si vogliano presentare. Troppo ghiotta è l'occasione di protestare, di raffigurarsi come vittime di un diktat odioso, presentato qui allo scopo di mettere un bavaglio a voci tanto soavi e gentili quanto incontenibili, che si vedrebbero costrette ora ad adattarsi ai limiti di una normativa della discussione un poco più stringente: normativa, si badi bene, certamente opinabile, ma non certo folle, dato che è la stessa adottata da decine di altri Comuni.
Come dirglielo, a questi altri Consigli, che hanno ucciso la democrazia al loro interno non consentendo di subemendare all’infinito? E come possono sopravvivere, accettando di avere una tempistica regolata, potendo così sapere prima – e non all’ultimo istante – quali variazioni esattamente vengono proposte? Quale umiliazione, infine, viene inflitta all’attuale collegio dei revisori, accusato implicitamente di non saper più lavorare alla velocità supersonica di altre felici epoche passate, quando forse bastava uno sguardo per esprimere pareri oculatissimi!
Si è detto apertis verbis che nessun comune imporrebbe una tempistica così restrittiva, menzionando espressamente altri regolamenti di contabilità, tra i quali quello della vicina Lecco. Peccato che all'art. 61 si legga testualmente (comma 3) che “Ciascun consigliere, entro l'ottavo giorno precedente a quello dell'adunanza stabilita per l'approvazione del bilancio, può presentare emendamenti allo schema di bilancio consegnandoli all'Ufficio protocollo del Comune. Ogni emendamento deve tenere conto dei principi dell'ordinamento contabile [...]” in modo da trasmetterne il testo, “con il parere di regolarità tecnica e contabile del Responsabile della Divisione Servizi Finanziari e del Collegio dei revisori […] entro il quinto giorno precedente a quello stabilito per l'adunanza di approvazione del bilancio, in copia al Sindaco, all'Assessore al bilancio, alla giunta comunale, al presidente del Consiglio Comunale ed ai capigruppo consiliari”. Che pretesa inaudita! Qualcuno corra a Lecco a informare la popolazione che questi tempi sono una inammissibile camicia di forza imposta alla libertà d'improvvisazione (eletta evidentemente a criterio guida dell'attività democratica).
Dunque sono questi, i mali inenarrabili che vengono dalla proposta illustrata dall’Assessore? E quali argomenti sono poi sottoposti a questi tremendi rischi? Stiamo parlando esclusivamente del bilancio e delle sue variazioni! Dite pure che si tratta di un documento fondamentale dell'amministrazione: è verissimo. Ma concretamente si tratta di un ambito in cui le proposte di emendamento sono espresse nei termini dello spostamento di cifre da un impiego all’altro. Ognuna di queste proposte è legittima e meritevole di considerazione; ma di certo non siamo di fronte a delicate questioni di coscienza, né a complessi tentativi di articolare la tutela dei diritti umani fondamentali: sono emendamenti che possono anche essere presentati a mazzi, e il regolamento non ostacola minimamente questa possibilità, rispettando così pienamente il pluralismo, al contrario delle temerarie affermazioni risuonate in quest'aula. Ma sarebbe forse saggio evitare di rimodularli continuamente, con scostamenti minimi che a volte – lo si è visto spesso in passato – risultano dichiaratamente pretestuosi: è quanto di fatto avviene lasciando campo ad un’incontrollata proliferazione di subemendamenti dell’ultimo minuto.
La proposta di variazione al regolamento a mio avviso evidenzia invece una sola reale finalità, ampiamente condivisibile: evitare per quanto possibile l’improvvisazione, la rincorsa affannosa alla trovata estemporanea, se non alla ripicca del momento. Si tratta di realizzare un rispetto sostanziale del consiglio e delle sue prerogative, consentendogli di lavorare meglio, e non solo delle esigenze del collegio dei revisori. Di avere cioè un quadro complessivo della serie delle proposte di modifica, una serie che sappiamo di regola assai nutrita, per valutarli con piena cognizione di causa. Peraltro temo che quella di rendere più efficiente e veloce, meno logorante e farraginosa la trattazione e l’ordine dei nostri lavori sia un'apprezzabile intenzione, ma di realizzazione ben difficile anche con questa variante. Se i colleghi di maggioranza temono davvero che la proposta in discussione limiti le prerogative dei consiglieri, li esorto a credere meno alla propaganda e al copione che abbiamo sentito recitare. Perché tutto continua a dipendere dalla volontà di ciascuno di noi di non utilizzare quest'aula come un palcoscenico, ma di concentrarci su dati di fatto; di praticare maggiore sobrietà ed essenzialità; di comprendere che quasi sempre la maggiore efficacia di una proposta corrisponde anche alla capacità di argomentare sinteticamente, senza confondere la quantità con la qualità, e che il rispetto dei tempi serve in definitiva a farci tutti lavorare meglio. Non illudiamoci, dicevo. C'è da giurare che chi ama passare piacevolmente le notti esaminando frotte di emendamenti sarà accontentato, e comunque la storia di questo consiglio ha mostrato che ci sono tante altre opzioni per assicurarsi cinque minuti in più di microfono.
* * *
Bisogna dare atto che i numerosi interventi dell’opposizione, con contorno di eloquenti striscioni, hanno ottenuto un importante risultato politico: denunciare l’intenzione della maggioranza di trasformare quest’aula forse grigia, forse sorda, ma certamente non muta, in un “bivacco di manipoli”. Ma è veramente così?
Piuttosto che una discussione nel merito, volta magari a proporre una tempistica alternativa più adeguata, è sembrata una gara a chi la sparava più grossa, in tema di attacco alla democrazia, di limitazioni delle prerogative del Consiglio Comunale, addirittura di passi fatali verso il ritorno del fascismo, e soprattutto di umiliazione della sempre generosa volontà di collaborazione che dai banchi dell’opposizione fluisce come un balsamo a sanare le tante storture di una maggioranza chiusa ed ostinata. A nulla sono valse le ripetute assicurazioni dell'Assessore che quella in discussione è una proposta, che può benissimo essere corretta; a nulla, temo, varranno le eventuali modifiche che dalle fila stesse della maggioranza mi sembra si vogliano presentare. Troppo ghiotta è l'occasione di protestare, di raffigurarsi come vittime di un diktat odioso, presentato qui allo scopo di mettere un bavaglio a voci tanto soavi e gentili quanto incontenibili, che si vedrebbero costrette ora ad adattarsi ai limiti di una normativa della discussione un poco più stringente: normativa, si badi bene, certamente opinabile, ma non certo folle, dato che è la stessa adottata da decine di altri Comuni.
Come dirglielo, a questi altri Consigli, che hanno ucciso la democrazia al loro interno non consentendo di subemendare all’infinito? E come possono sopravvivere, accettando di avere una tempistica regolata, potendo così sapere prima – e non all’ultimo istante – quali variazioni esattamente vengono proposte? Quale umiliazione, infine, viene inflitta all’attuale collegio dei revisori, accusato implicitamente di non saper più lavorare alla velocità supersonica di altre felici epoche passate, quando forse bastava uno sguardo per esprimere pareri oculatissimi!
Si è detto apertis verbis che nessun comune imporrebbe una tempistica così restrittiva, menzionando espressamente altri regolamenti di contabilità, tra i quali quello della vicina Lecco. Peccato che all'art. 61 si legga testualmente (comma 3) che “Ciascun consigliere, entro l'ottavo giorno precedente a quello dell'adunanza stabilita per l'approvazione del bilancio, può presentare emendamenti allo schema di bilancio consegnandoli all'Ufficio protocollo del Comune. Ogni emendamento deve tenere conto dei principi dell'ordinamento contabile [...]” in modo da trasmetterne il testo, “con il parere di regolarità tecnica e contabile del Responsabile della Divisione Servizi Finanziari e del Collegio dei revisori […] entro il quinto giorno precedente a quello stabilito per l'adunanza di approvazione del bilancio, in copia al Sindaco, all'Assessore al bilancio, alla giunta comunale, al presidente del Consiglio Comunale ed ai capigruppo consiliari”. Che pretesa inaudita! Qualcuno corra a Lecco a informare la popolazione che questi tempi sono una inammissibile camicia di forza imposta alla libertà d'improvvisazione (eletta evidentemente a criterio guida dell'attività democratica).
Dunque sono questi, i mali inenarrabili che vengono dalla proposta illustrata dall’Assessore? E quali argomenti sono poi sottoposti a questi tremendi rischi? Stiamo parlando esclusivamente del bilancio e delle sue variazioni! Dite pure che si tratta di un documento fondamentale dell'amministrazione: è verissimo. Ma concretamente si tratta di un ambito in cui le proposte di emendamento sono espresse nei termini dello spostamento di cifre da un impiego all’altro. Ognuna di queste proposte è legittima e meritevole di considerazione; ma di certo non siamo di fronte a delicate questioni di coscienza, né a complessi tentativi di articolare la tutela dei diritti umani fondamentali: sono emendamenti che possono anche essere presentati a mazzi, e il regolamento non ostacola minimamente questa possibilità, rispettando così pienamente il pluralismo, al contrario delle temerarie affermazioni risuonate in quest'aula. Ma sarebbe forse saggio evitare di rimodularli continuamente, con scostamenti minimi che a volte – lo si è visto spesso in passato – risultano dichiaratamente pretestuosi: è quanto di fatto avviene lasciando campo ad un’incontrollata proliferazione di subemendamenti dell’ultimo minuto.
La proposta di variazione al regolamento a mio avviso evidenzia invece una sola reale finalità, ampiamente condivisibile: evitare per quanto possibile l’improvvisazione, la rincorsa affannosa alla trovata estemporanea, se non alla ripicca del momento. Si tratta di realizzare un rispetto sostanziale del consiglio e delle sue prerogative, consentendogli di lavorare meglio, e non solo delle esigenze del collegio dei revisori. Di avere cioè un quadro complessivo della serie delle proposte di modifica, una serie che sappiamo di regola assai nutrita, per valutarli con piena cognizione di causa. Peraltro temo che quella di rendere più efficiente e veloce, meno logorante e farraginosa la trattazione e l’ordine dei nostri lavori sia un'apprezzabile intenzione, ma di realizzazione ben difficile anche con questa variante. Se i colleghi di maggioranza temono davvero che la proposta in discussione limiti le prerogative dei consiglieri, li esorto a credere meno alla propaganda e al copione che abbiamo sentito recitare. Perché tutto continua a dipendere dalla volontà di ciascuno di noi di non utilizzare quest'aula come un palcoscenico, ma di concentrarci su dati di fatto; di praticare maggiore sobrietà ed essenzialità; di comprendere che quasi sempre la maggiore efficacia di una proposta corrisponde anche alla capacità di argomentare sinteticamente, senza confondere la quantità con la qualità, e che il rispetto dei tempi serve in definitiva a farci tutti lavorare meglio. Non illudiamoci, dicevo. C'è da giurare che chi ama passare piacevolmente le notti esaminando frotte di emendamenti sarà accontentato, e comunque la storia di questo consiglio ha mostrato che ci sono tante altre opzioni per assicurarsi cinque minuti in più di microfono.
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