Albrecht Dürer, Navis Stultorum (in S. Brant, Narrenschiff - 1497)
mercoledì 27 marzo 2013
Lo streaming del poco o nulla
Giornata notevole, oggi, e non solo per la semi-bufala dello "streaming epocale" dell'incontro tra Bersani e i due rappresentanti del M5S (cfr. http://www.europaquotidiano.it/2013/03/27/lincontro-tra-bersani-e-il-m5s/).
Sono davvero impressionato dall'atteggiamento di Crimi (quello dei due che, almeno, si sforza di argomentare): dato che non ci sentiamo responsabili [per il passato, imputato non senza ragione alle altre forze politiche], allora non ci assumiamo responsabilità [per il presente ed il futuro, per il quale però sarebbero stati eletti].
Assenza di logica (o di comprensione dei termini) atta a tradursi in un tatticismo già troppe volte visto, sin dalla prima repubblica. Anche se qui l'esito potrebbe essere il crac, chi se ne importa.
Quando poi Grillo distribuisce la patente di "Padre Puttaniere" anche a chi visibilmente non lo è, la disonestà intellettuale raggiunge l'apice, mostrando insieme quale sia la considerazione, da parte di chi lancia simili messaggi, delle capacità mentali di coloro che li raccolgono e li fanno propri.
Di fronte a QUESTO nuovo, mi preparo al peggio.
Sono davvero impressionato dall'atteggiamento di Crimi (quello dei due che, almeno, si sforza di argomentare): dato che non ci sentiamo responsabili [per il passato, imputato non senza ragione alle altre forze politiche], allora non ci assumiamo responsabilità [per il presente ed il futuro, per il quale però sarebbero stati eletti].
Assenza di logica (o di comprensione dei termini) atta a tradursi in un tatticismo già troppe volte visto, sin dalla prima repubblica. Anche se qui l'esito potrebbe essere il crac, chi se ne importa.
Quando poi Grillo distribuisce la patente di "Padre Puttaniere" anche a chi visibilmente non lo è, la disonestà intellettuale raggiunge l'apice, mostrando insieme quale sia la considerazione, da parte di chi lancia simili messaggi, delle capacità mentali di coloro che li raccolgono e li fanno propri.
Di fronte a QUESTO nuovo, mi preparo al peggio.
giovedì 21 marzo 2013
CoCoCo 2013-4: Iniziative di contrasto alle ludopatie
Riferisce oggi il quotidiano "La Provincia" che salgono a 80 i bar "slot free" che hanno deciso di evitare la presenza delle macchinette nei loro locali. Il sindaco Mario Lucini, interpellato, appoggia l'iniziativa e parla anche di un intervento del Comune di Como attraverso qualche forma di incentivazione, pur senza voler «dare patenti di buoni e cattivi».
Concordo con questa ulteriore manifestazione d'interesse e me ne rallegro, avendo anche sottoposto all'esame dell'aula la mozione per il contrasto alle ludopatie che abbiamo approvato insieme lo scorso ottobre. Vi si prevedeva tra l'altro il raccordo con "altri attori istituzionali e soggetti competenti al fine di monitorare l'incidenza delle ludopatie nella città di Como ed eventualmente di organizzare di un convegno istituzionale con contributi qualificati e analisi di percorsi di prevenzione già avviati da altri comuni italiani", nonché "la costituzione di partenariati con le scuole al fine di istituire un percorso di prevenzione per sensibilizzare i giovani alle caratteristiche potenzialmente negative delle attività ludiche on line, soprattutto se legate alle scommesse".
Ritengo perciò di cogliere l'occasione anche per sollecitare un rafforzamento della collaborazione con l'Asl e proseguire nell'opera di conoscenza del fenomeno e di contrasto già in corso.
A proposito di prevenzione, inoltre, constatato che la Federazione Gioco di Confindustria annuncia di voler creare un osservatorio con appoggio di Comuni, associazioni, Caritas, parrocchie, medici, proponendo di destinare dei fondi alle amministrazioni comunali che dovranno curare le ludopatie. Mi sembra una posizione responsabile, e mi sembrerebbe perciò opportuno destinare parte di questo contriubuto ad un'azione di sensibilizzazione nelle scuole (dove non dovrebbe mancare la sensibilità su queste ed altre tematiche attinenti le dipendenze), ad esempio con la stampa di materiale informativo, utile a proporre una riflessione nelle classi. Confido anche nella sensiblità dell'assessore ai servizi sociali per riprendere il discorso e realizzare il più ampio coinvolgimento attorno all'iniziativa.
Concordo con questa ulteriore manifestazione d'interesse e me ne rallegro, avendo anche sottoposto all'esame dell'aula la mozione per il contrasto alle ludopatie che abbiamo approvato insieme lo scorso ottobre. Vi si prevedeva tra l'altro il raccordo con "altri attori istituzionali e soggetti competenti al fine di monitorare l'incidenza delle ludopatie nella città di Como ed eventualmente di organizzare di un convegno istituzionale con contributi qualificati e analisi di percorsi di prevenzione già avviati da altri comuni italiani", nonché "la costituzione di partenariati con le scuole al fine di istituire un percorso di prevenzione per sensibilizzare i giovani alle caratteristiche potenzialmente negative delle attività ludiche on line, soprattutto se legate alle scommesse".
Ritengo perciò di cogliere l'occasione anche per sollecitare un rafforzamento della collaborazione con l'Asl e proseguire nell'opera di conoscenza del fenomeno e di contrasto già in corso.
A proposito di prevenzione, inoltre, constatato che la Federazione Gioco di Confindustria annuncia di voler creare un osservatorio con appoggio di Comuni, associazioni, Caritas, parrocchie, medici, proponendo di destinare dei fondi alle amministrazioni comunali che dovranno curare le ludopatie. Mi sembra una posizione responsabile, e mi sembrerebbe perciò opportuno destinare parte di questo contriubuto ad un'azione di sensibilizzazione nelle scuole (dove non dovrebbe mancare la sensibilità su queste ed altre tematiche attinenti le dipendenze), ad esempio con la stampa di materiale informativo, utile a proporre una riflessione nelle classi. Confido anche nella sensiblità dell'assessore ai servizi sociali per riprendere il discorso e realizzare il più ampio coinvolgimento attorno all'iniziativa.
domenica 17 marzo 2013
Comincia l'epoca delle scelte: per o contro il Paese?
Sono impressionato dalla vistosa assurdità della lettura che Crimi dà oggi del voto al Senato. Ogni opinione è certamente legittima, ma solo menti ottenebrate dallo slogan farlocco che PDmenoelle e PDL sono uguali (complimenti per l'intus-legere) possono bersi la fesseria della foglia di fico, e soprattutto del complotto che ha messo in crisi gli animi ingenui e puri.
Chi non capirebbe infatti che i due "cattivi" si sono messi d'accordo per candidare l'impresentabile Schifani, in modo da costringere i più coscienziosi dei "buoni" a votare per il meno peggio? Si fatica a non ridere. L'unica cosa rispettabile di questo sproloquio è il riconoscere la sincerità e la sofferenza di chi ha scelto Grasso e, bontà sua, il supplicare i supporter del movimento di non coprirli di contumelie o peggio, anche se "chi viola il regolamento del gruppo automaticamente si può ritenerne escluso".
"Gioco di forza" dei partiti? "Ricatto morale"? Ma smettiamo di raccontar balle!
Può esser vero che "noi siamo così, ingenui, entusiasti, pensiamo di poter scalare l’everest con le infradito…", ma forse non guasterebbe cominciare a capire per quale ragione è stato chiesto il voto, e soprattutto perché è stato concesso.
Per autorappresentarsi come una setta succube di pensieri farneticanti sul nuovo ordine mondiale? Per mandare il paese alla malora allo scopo di punire gli altri partiti dall'essere men che perfetti? Per avere in futuro il 100% di una scatola di tonno rivoltata e via sbrodolando? Un'azione politica del tutto inutile, se non contraria al bene comune, può dirsi migliore delle prassi disoneste che si dice di voler combattere?
Temo che i cittadini onesti vogliano risultati, non panzane, slogan, nuovi duci esaltati e neppure una mera funzione di controllo (in sé necessaria e auspicabile). Anche paralizzare un paese per superbia, senza neppure eliminare le maggiori storture presenti, potrebbe essere un atto malvagio.
Chi non capirebbe infatti che i due "cattivi" si sono messi d'accordo per candidare l'impresentabile Schifani, in modo da costringere i più coscienziosi dei "buoni" a votare per il meno peggio? Si fatica a non ridere. L'unica cosa rispettabile di questo sproloquio è il riconoscere la sincerità e la sofferenza di chi ha scelto Grasso e, bontà sua, il supplicare i supporter del movimento di non coprirli di contumelie o peggio, anche se "chi viola il regolamento del gruppo automaticamente si può ritenerne escluso".
"Gioco di forza" dei partiti? "Ricatto morale"? Ma smettiamo di raccontar balle!
Può esser vero che "noi siamo così, ingenui, entusiasti, pensiamo di poter scalare l’everest con le infradito…", ma forse non guasterebbe cominciare a capire per quale ragione è stato chiesto il voto, e soprattutto perché è stato concesso.
Per autorappresentarsi come una setta succube di pensieri farneticanti sul nuovo ordine mondiale? Per mandare il paese alla malora allo scopo di punire gli altri partiti dall'essere men che perfetti? Per avere in futuro il 100% di una scatola di tonno rivoltata e via sbrodolando? Un'azione politica del tutto inutile, se non contraria al bene comune, può dirsi migliore delle prassi disoneste che si dice di voler combattere?
Temo che i cittadini onesti vogliano risultati, non panzane, slogan, nuovi duci esaltati e neppure una mera funzione di controllo (in sé necessaria e auspicabile). Anche paralizzare un paese per superbia, senza neppure eliminare le maggiori storture presenti, potrebbe essere un atto malvagio.
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lunedì 11 marzo 2013
CoCoCo 2013-3: Solo mozioni "comasche"?
Devo esprimere un ringraziamento sincero ai proponenti la mozione, soprattutto perché ci danno modo di ripensare al significato del nostro lavoro d'aula. Si tratta di una riflessione certamente necessaria, in quanto abbiamo assistito, in questi primi mesi, non tanto alla presentazione di problematiche che con la città avessero poco a che fare, quanto piuttosto al prolungamento spesso poco costruttivo dei tempi delle nostre sedute, tramite una pletora di emendamenti solo in parte giustificati, e soprattutto con la proliferazione di questioni procedurali sollevate speciosamente, nonché di "fatti personali" a prescindere, derivanti dall'aver colto la pronuncia del proprio nome sulle labbra di un altro, incauto consigliere.
La mozione in sé, lo dico subito, mi appare irricevibile tanto per la casistica che pretenderebbe di istituire, restringendo l'attività consiliare ad argomenti e temi strettamente legati alla città, quanto per la penalizzazione che intenderebbe imporre ai presunti trasgressori, privando l'intero consiglio del gettone di presenza.
Potrebbe persino far sorridere, questo modo di porre la questione. Infatti lascia spazio a due fondamentali interpretazioni, l'una più risibile dell'altra.
1) O siamo di fronte ad un'esaltazione del provincialismo più sfrenato, e perciò grottesco, dovendo oltretutto immaginare una sorta di tribunale che ogni volta stabilisca il grado di "comaschità" degli argomenti, e ogni volta istituire un'apposita istruttoria, con complesse operazioni di cronometraggio dei tempi effettivamente dedicati agli argomenti "alieni" per determinare la corresponsione economica ai consiglieri che vi si sono impegnati.
2) O si immagina di rendere più efficienti ed utili alla città i lavori, finendo per espungere tutte quelle tematiche che abbiano qualche attinenza con il mondo esterno. È però chiaro a tutti che, nel XXI secolo, nessuna città, tantomeno se è caploluogo di provincia, può sensatamente "chiamarsi fuori" dai problemi della realtà circostante, per la semplicissima ragione che i suoi abitanti sono già investiti, quali cittadini della Repubblica Italiana, di una serie di carichi e di oneri che non è illegittimo cercare di alleviare anche con l'appoggio politico del proprio consiglio comunale.
Essere un organo amministrativo non esime infatti dall'assumere funzioni di indirizzo politico (che come tali, sono anche richiamate espressamente dal nostro Statuto), e quindi i dibattiti su temi che riguardino la collocazione della nostra città nel contesto politico ed istituzionale del nostro paese sono tutt'altro che incongrui. E come potrebbero, del resto, approdare all'aula simili argomenti, se non fossero stati ammessi dall'ufficio di presidenza, e quindi già preliminarmente valutati come pertinenti?
Le conseguenze paradossali di un cieco atteggiamento di chiusura, poi, emergerebbero chiaramente che, senza una precisa volontà politica, non sarebbe mai stato possibile istituire né rapporti di gemellaggio, né interventi di solidarietà come quelli anche di recente deliberati, perché riferiti a realtà distanti centinaia o migliaia di chilometri dal nostro beneamato capoluogo. Ecco perché una mozione come questa non si può considerare fondata e va respinta, a meno di voler instaurare una tradizione di chiusura assai poco lodevole e che comunque non appartiene allo spirito del centrosinistra.
Se, viceversa, l'opposizione ritiene che in questo consiglio si presentino troppe mozioni, potrebbe dare una pratica soluzione cercando di coordinarsi meglio e di concordare al proprio interno una riduzione di questi interventi.
Se i tempi del dibattito su ogni singola questione apparissero eccessivamente lunghi, basterebbe evitare che ogni singolo membro di ogni singolo gruppo si sentisse in dovere di intervenire, spesso dichiarando "di non averne avuto intenzione, ma..." di essersi ricreduto, e magari solo per ribadire gli identici argomenti dei suoi predecessori.
Le critiche costruttive giovano sempre, e la maggioranza ha il dovere di tenerle in debito conto, anche se non si può chiederle di concordare automaticamente; e forse con un minimo di intelligenza le si possono anche rendere più facilmente accoglibili, come del resto mi sembra si sia già dimostrato talvolta di saper fare.
Mi auguro che sapremo rendere più costante questo atteggiamento di collaborazione; in ogni caso, cominciamo con l'evitare a tutto il consiglio, respingendo questa mozione, il paradosso che la gran parte dei consiglieri si costringa ad ascoltare con pazienza e con il dovuto rispetto argomentazioni a volte interessanti, a volte un po' meno, su temi ammessi come legittimi dall'ufficio di presidenza, e poi venga trattata come se non avesse fatto il suo lavoro.
La mozione in sé, lo dico subito, mi appare irricevibile tanto per la casistica che pretenderebbe di istituire, restringendo l'attività consiliare ad argomenti e temi strettamente legati alla città, quanto per la penalizzazione che intenderebbe imporre ai presunti trasgressori, privando l'intero consiglio del gettone di presenza.
Potrebbe persino far sorridere, questo modo di porre la questione. Infatti lascia spazio a due fondamentali interpretazioni, l'una più risibile dell'altra.
1) O siamo di fronte ad un'esaltazione del provincialismo più sfrenato, e perciò grottesco, dovendo oltretutto immaginare una sorta di tribunale che ogni volta stabilisca il grado di "comaschità" degli argomenti, e ogni volta istituire un'apposita istruttoria, con complesse operazioni di cronometraggio dei tempi effettivamente dedicati agli argomenti "alieni" per determinare la corresponsione economica ai consiglieri che vi si sono impegnati.
2) O si immagina di rendere più efficienti ed utili alla città i lavori, finendo per espungere tutte quelle tematiche che abbiano qualche attinenza con il mondo esterno. È però chiaro a tutti che, nel XXI secolo, nessuna città, tantomeno se è caploluogo di provincia, può sensatamente "chiamarsi fuori" dai problemi della realtà circostante, per la semplicissima ragione che i suoi abitanti sono già investiti, quali cittadini della Repubblica Italiana, di una serie di carichi e di oneri che non è illegittimo cercare di alleviare anche con l'appoggio politico del proprio consiglio comunale.
Essere un organo amministrativo non esime infatti dall'assumere funzioni di indirizzo politico (che come tali, sono anche richiamate espressamente dal nostro Statuto), e quindi i dibattiti su temi che riguardino la collocazione della nostra città nel contesto politico ed istituzionale del nostro paese sono tutt'altro che incongrui. E come potrebbero, del resto, approdare all'aula simili argomenti, se non fossero stati ammessi dall'ufficio di presidenza, e quindi già preliminarmente valutati come pertinenti?
Le conseguenze paradossali di un cieco atteggiamento di chiusura, poi, emergerebbero chiaramente che, senza una precisa volontà politica, non sarebbe mai stato possibile istituire né rapporti di gemellaggio, né interventi di solidarietà come quelli anche di recente deliberati, perché riferiti a realtà distanti centinaia o migliaia di chilometri dal nostro beneamato capoluogo. Ecco perché una mozione come questa non si può considerare fondata e va respinta, a meno di voler instaurare una tradizione di chiusura assai poco lodevole e che comunque non appartiene allo spirito del centrosinistra.
Se, viceversa, l'opposizione ritiene che in questo consiglio si presentino troppe mozioni, potrebbe dare una pratica soluzione cercando di coordinarsi meglio e di concordare al proprio interno una riduzione di questi interventi.
Se i tempi del dibattito su ogni singola questione apparissero eccessivamente lunghi, basterebbe evitare che ogni singolo membro di ogni singolo gruppo si sentisse in dovere di intervenire, spesso dichiarando "di non averne avuto intenzione, ma..." di essersi ricreduto, e magari solo per ribadire gli identici argomenti dei suoi predecessori.
Le critiche costruttive giovano sempre, e la maggioranza ha il dovere di tenerle in debito conto, anche se non si può chiederle di concordare automaticamente; e forse con un minimo di intelligenza le si possono anche rendere più facilmente accoglibili, come del resto mi sembra si sia già dimostrato talvolta di saper fare.
Mi auguro che sapremo rendere più costante questo atteggiamento di collaborazione; in ogni caso, cominciamo con l'evitare a tutto il consiglio, respingendo questa mozione, il paradosso che la gran parte dei consiglieri si costringa ad ascoltare con pazienza e con il dovuto rispetto argomentazioni a volte interessanti, a volte un po' meno, su temi ammessi come legittimi dall'ufficio di presidenza, e poi venga trattata come se non avesse fatto il suo lavoro.
mercoledì 13 febbraio 2013
Miseria della (giornalistica) bistecca
Riporto in calce un odierno articolo che è semplicemente da guinness della disinformazione: "I ricercatori [...] naturalmente confermano che frutta e verdura non producono più gas a effetto serra rispetto all'allevamento degli animali", ma ci farebbero riflettere che un vegetariano dovrebbe mangiare "maggiori quantità" per compensare un presunto minore apporto nutritivo.
Lo sapevamo già, grazie. Peccato che le quantità di cui si parla siano... umane e non pantagrueliche, che i carnivori non pranzino di solito con porzioni dimezzate, e che gli animali da allevamento... mangino pure loro, ecc. ecc.
La voglia di fare titoli ad effetto conduce, come troppo spesso avviene, a isolare e deformare pochi dati per trarre tesi generali insulse o infondate. E il messaggio che passa, com'è ovvio, è alla fine quello del titolo. Cioè una stronzata (nel senso tecnico illustrato dal saggio di Harry G. Frankfurt, On Bullshit).
Essendo vegetariano per scelta etica, non mi importa granché. Ma il livello della comunicazione scientifica nel nostro paese è sempre più miserevole.
L'ignoranza e l'assenza di logica impazzano, pur di dire qualcosa "di nuovo" ad ogni costo. È chiedere troppo che di temi scientifici si occupino solo persone competenti?
***************************
La bistecca fa bene all'ambiente, mangiare vegetariano meno
Roma, 13 feb. (Adnkronos) - Mangiare vegetariano non farebbe bene all'ambiente: è questa la tesi controcorrente, destinata a far discutere, espressa in uno studio condotto da ricercatori francesi e pubblicato sul Journal of Clinical Nutrition. I ricercatori hanno analizzato le abitudini alimentari di 2000 adulti connanzionali e calcolato le emissioni di gas serra generate dalla coltivazione delle piante, dall'allevamento dei pesci e degli animali da carne e del pollame.
I ricercatori dell'Istituto Nazionale delle Ricerche Agricole di Marsiglia naturalmente confermano che frutta e verdura non producono più gas a effetto serra rispetto all'allevamento degli animali, ma hanno tuttavia scoperto, proprio dall'analisi dei comportamenti del campione le cui abitudini alimentari sono state seguite durante una 'settimana tipo', che chi si alimenta esclusivamente vegetariano ha bisogno di mangiare di più di quanto non sia necessario ad un soggetto che invece adotti una alimentazione mista.
Da qui il calcolo delle emissioni che ha compreso tutto il ciclo di vita di 400 alimenti più comunemente consumati con la relativa la quantità di Co2 prodotta da ciascuno di essi per 100 grammi di cibo prodotto. I ricercatori hanno così scoperto che le diete migliori rispetto alla salute dell'essere umano, quelle cioè ad alto contenuto di frutta, verdura e pesce non si discostavano di molto, relativamente alle emissioni di Co2 prodotte, rispetto alle diete di più basso livello qualitativo, ricche di sali e zuccheri.
Ma se è vero che per produrre 100 grammi di carne si emettono 1600 grammi di Co2, 25 volte di più di quanto non se ne emetta per produrre una quantità equivalente di frutta e verdura, i ricercatori hanno anche appurato che per ottenere dal consumo di cibo 100 chilocalorie occorre mangiare molta più verdura, frutta e pesce che non carne uova e pollame. Da qui la conclusione che quello che si riteneva fosse uno stile vita più sano e più in sintonia con l'ambiente deve essere rivisto, magari bilanciando i consumi e concedendosi ogni tanto una bistecca. (http://www.adnkronos.com/IGN/Sostenibilita/World_in_Progress/?id=3.1.4178002735)
Lo sapevamo già, grazie. Peccato che le quantità di cui si parla siano... umane e non pantagrueliche, che i carnivori non pranzino di solito con porzioni dimezzate, e che gli animali da allevamento... mangino pure loro, ecc. ecc.
La voglia di fare titoli ad effetto conduce, come troppo spesso avviene, a isolare e deformare pochi dati per trarre tesi generali insulse o infondate. E il messaggio che passa, com'è ovvio, è alla fine quello del titolo. Cioè una stronzata (nel senso tecnico illustrato dal saggio di Harry G. Frankfurt, On Bullshit).
Essendo vegetariano per scelta etica, non mi importa granché. Ma il livello della comunicazione scientifica nel nostro paese è sempre più miserevole.
L'ignoranza e l'assenza di logica impazzano, pur di dire qualcosa "di nuovo" ad ogni costo. È chiedere troppo che di temi scientifici si occupino solo persone competenti?
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La bistecca fa bene all'ambiente, mangiare vegetariano meno
Roma, 13 feb. (Adnkronos) - Mangiare vegetariano non farebbe bene all'ambiente: è questa la tesi controcorrente, destinata a far discutere, espressa in uno studio condotto da ricercatori francesi e pubblicato sul Journal of Clinical Nutrition. I ricercatori hanno analizzato le abitudini alimentari di 2000 adulti connanzionali e calcolato le emissioni di gas serra generate dalla coltivazione delle piante, dall'allevamento dei pesci e degli animali da carne e del pollame.
I ricercatori dell'Istituto Nazionale delle Ricerche Agricole di Marsiglia naturalmente confermano che frutta e verdura non producono più gas a effetto serra rispetto all'allevamento degli animali, ma hanno tuttavia scoperto, proprio dall'analisi dei comportamenti del campione le cui abitudini alimentari sono state seguite durante una 'settimana tipo', che chi si alimenta esclusivamente vegetariano ha bisogno di mangiare di più di quanto non sia necessario ad un soggetto che invece adotti una alimentazione mista.
Da qui il calcolo delle emissioni che ha compreso tutto il ciclo di vita di 400 alimenti più comunemente consumati con la relativa la quantità di Co2 prodotta da ciascuno di essi per 100 grammi di cibo prodotto. I ricercatori hanno così scoperto che le diete migliori rispetto alla salute dell'essere umano, quelle cioè ad alto contenuto di frutta, verdura e pesce non si discostavano di molto, relativamente alle emissioni di Co2 prodotte, rispetto alle diete di più basso livello qualitativo, ricche di sali e zuccheri.
Ma se è vero che per produrre 100 grammi di carne si emettono 1600 grammi di Co2, 25 volte di più di quanto non se ne emetta per produrre una quantità equivalente di frutta e verdura, i ricercatori hanno anche appurato che per ottenere dal consumo di cibo 100 chilocalorie occorre mangiare molta più verdura, frutta e pesce che non carne uova e pollame. Da qui la conclusione che quello che si riteneva fosse uno stile vita più sano e più in sintonia con l'ambiente deve essere rivisto, magari bilanciando i consumi e concedendosi ogni tanto una bistecca. (http://www.adnkronos.com/IGN/Sostenibilita/World_in_Progress/?id=3.1.4178002735)
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giovedì 7 febbraio 2013
La pazienza di Lucini
"La pazienza è la più eroica delle virtù giusto perché non ha nessuna apparenza d'eroico" (Giacomo Leopardi, Zibaldone). Quindi si presta bene ad accompagnare il cammino di un sindaco coraggioso come Mario Lucini anche nel fronteggiare polemiche pretestuose. Ma è pure vero che le troppe questioni di lana caprina sollevate a vanvera, facendo cagnara senza documentarsi adeguatamente, senza capire o facendo finta di non capire, fanno davvero perdere tempo alla città, non solo a chi la amministra. Inutile, forse, sperare che l'atteggiamento si faccia più equilibrato e si modifichi.
Non ci rimane che Totò: "Ogni limite ha una pazienza", perbacco!
****************************************
Dal "Corriere di Como" - Giovedì 07 Febbraio 2013:
"Prima al telefono, poi davanti alla telecamere di Etg, il sindaco Mario Lucini ha risposto per le rime ad Alessandro Rapinese. E soprattutto, con una serie di documenti alla mano, si è detto certo di poter smontare pezzo per pezzo le tesi accusatorie del consigliere di minoranza.
Il primo tassello riguarda l’autorizzazione concessa ad autogru e autosnodati per i lavori al Palace. «Forse Rapinese non ha letto bene l’ordinanza - dice Lucini - altrimenti avrebbe notato che in un punto si dice chiaramente che era vietato transitare sul ponte della darsena». È anche vero, però, che nella stessa autorizzazione si legge che «i mezzi percorreranno largo Leopardi in contromano e in deroga alla segnaletica vigente, per raggiungere il cantiere ubicato al civico 16 del Lungo Lario Trieste-Hotel Palace».
«Ma in realtà - ribatte il primo cittadino - noi abbiamo autorizzato l’occupazione di suolo pubblico a circa 25 metri di distanza dal civico 16, appena dopo l’aiuola circolare di piazza Matteotti. Dunque i mezzi non sono transitati sul lungolago ma, da lì, grazie a un braccio meccanico, hanno provveduto a posare l’impianto di condizionamento sull’albergo». Certo, immaginare un braccio così lungo non è semplice, ma Lucini controbatte anche all’obiezione. «Io, come peraltro Rapinese, non ero sul posto la notte dei lavori, e quindi non so cosa sia successo minuto per minuto - afferma il primo cittadino - Ma siccome il consigliere si basa su documenti, lo stesso faccio io. E questi dicono in maniera chiara che il Comune non ha mai permesso ai mezzi pesanti di transitare dove c’era il divieto oltre le 20 tonnellate». «Credo che Rapinese abbia preso un granchio. E forse - conclude Lucini - farebbe bene a non farci perdere troppo tempo su cose inesistenti». Lucini, in ultimo, ha smentito che, dopo il 18 marzo 2011, siano transitati bus di Asf di peso superiore alle 20 tonnellate sul lungolago."
Non ci rimane che Totò: "Ogni limite ha una pazienza", perbacco!
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Dal "Corriere di Como" - Giovedì 07 Febbraio 2013:
"Prima al telefono, poi davanti alla telecamere di Etg, il sindaco Mario Lucini ha risposto per le rime ad Alessandro Rapinese. E soprattutto, con una serie di documenti alla mano, si è detto certo di poter smontare pezzo per pezzo le tesi accusatorie del consigliere di minoranza.
Il primo tassello riguarda l’autorizzazione concessa ad autogru e autosnodati per i lavori al Palace. «Forse Rapinese non ha letto bene l’ordinanza - dice Lucini - altrimenti avrebbe notato che in un punto si dice chiaramente che era vietato transitare sul ponte della darsena». È anche vero, però, che nella stessa autorizzazione si legge che «i mezzi percorreranno largo Leopardi in contromano e in deroga alla segnaletica vigente, per raggiungere il cantiere ubicato al civico 16 del Lungo Lario Trieste-Hotel Palace».
«Ma in realtà - ribatte il primo cittadino - noi abbiamo autorizzato l’occupazione di suolo pubblico a circa 25 metri di distanza dal civico 16, appena dopo l’aiuola circolare di piazza Matteotti. Dunque i mezzi non sono transitati sul lungolago ma, da lì, grazie a un braccio meccanico, hanno provveduto a posare l’impianto di condizionamento sull’albergo». Certo, immaginare un braccio così lungo non è semplice, ma Lucini controbatte anche all’obiezione. «Io, come peraltro Rapinese, non ero sul posto la notte dei lavori, e quindi non so cosa sia successo minuto per minuto - afferma il primo cittadino - Ma siccome il consigliere si basa su documenti, lo stesso faccio io. E questi dicono in maniera chiara che il Comune non ha mai permesso ai mezzi pesanti di transitare dove c’era il divieto oltre le 20 tonnellate». «Credo che Rapinese abbia preso un granchio. E forse - conclude Lucini - farebbe bene a non farci perdere troppo tempo su cose inesistenti». Lucini, in ultimo, ha smentito che, dopo il 18 marzo 2011, siano transitati bus di Asf di peso superiore alle 20 tonnellate sul lungolago."
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lunedì 21 gennaio 2013
CoCoCo 2013-2: Segnaletica orizzontale delle nostre strade
Mi soffermo brevemente sullo stato delle strade di Como, che è ben noto a tutti ed è una storica quanto sgradita eredità lasciata alla nostra amministrazione, per segnalare una reale urgenza.
A parte la manutenzione almeno dei tratti più ammalorati, che sarà certamente disposta quando il clima lo consentirà, credo sia di particolare importanza privilegiare il rinnovo della segnaletica orizzontale, e soprattutto degli attraversamenti pedonali. Constato personalmente, raccogliendo anche molte segnalazioni in proposito, la pericolosità degli attraversamenti ormai quasi cancellati, in particolare nelle strade di forte circolazione, che sono soggette a maggiore usura, e che proprio per le loro caratteristiche richiedono una piena e costante visibilità. È questa ad esempio la condizione del tratto dalla fine di via Bellinzona sino al piazzale S. Teresa e via Masia. Si deve tenere presente che uno di questi passaggi pedonali ormai non più discernibile è utilizzato negli orari delle funzioni religiose da molte persone anziane, che non possono usufruire del sottopassaggio di Villa Olmo. Mi capita molte volte di vedere automobili che non si fermano. Il che pone anche l'ulteriore problema di evidenziare le "strisce" con una colorazione adeguata per dare loro maggiore risalto e aumentare la sicurezza degli attraversamenti.
Parlo naturalmente da pedone ma anche da automobilista, in quanto la visibilità e la sicurezza sono un binomio indissolubile anche nella circolazione cittadina. È poi vero che una chiara segnaletica orizzontale nella separazione delle corsie non è una garanzia automatica contro l'inciviltà di taluni guidatori, che sembrano ignorare la necessità di rispettare gli spazi assegnati nonché la funzione degli indicatori di direzione; ma certamente è di aiuto a scongiurare incidenti dovuti alla natura "complessa" di molti tratti della nostra rete viaria. Confido perciò che a questo problema si vorrà dare una soluzione efficace e rapida, anche là dove le ristrettezze di bilancio imporranno di differire una nuova asfaltatura.
A parte la manutenzione almeno dei tratti più ammalorati, che sarà certamente disposta quando il clima lo consentirà, credo sia di particolare importanza privilegiare il rinnovo della segnaletica orizzontale, e soprattutto degli attraversamenti pedonali. Constato personalmente, raccogliendo anche molte segnalazioni in proposito, la pericolosità degli attraversamenti ormai quasi cancellati, in particolare nelle strade di forte circolazione, che sono soggette a maggiore usura, e che proprio per le loro caratteristiche richiedono una piena e costante visibilità. È questa ad esempio la condizione del tratto dalla fine di via Bellinzona sino al piazzale S. Teresa e via Masia. Si deve tenere presente che uno di questi passaggi pedonali ormai non più discernibile è utilizzato negli orari delle funzioni religiose da molte persone anziane, che non possono usufruire del sottopassaggio di Villa Olmo. Mi capita molte volte di vedere automobili che non si fermano. Il che pone anche l'ulteriore problema di evidenziare le "strisce" con una colorazione adeguata per dare loro maggiore risalto e aumentare la sicurezza degli attraversamenti.
Parlo naturalmente da pedone ma anche da automobilista, in quanto la visibilità e la sicurezza sono un binomio indissolubile anche nella circolazione cittadina. È poi vero che una chiara segnaletica orizzontale nella separazione delle corsie non è una garanzia automatica contro l'inciviltà di taluni guidatori, che sembrano ignorare la necessità di rispettare gli spazi assegnati nonché la funzione degli indicatori di direzione; ma certamente è di aiuto a scongiurare incidenti dovuti alla natura "complessa" di molti tratti della nostra rete viaria. Confido perciò che a questo problema si vorrà dare una soluzione efficace e rapida, anche là dove le ristrettezze di bilancio imporranno di differire una nuova asfaltatura.
lunedì 14 gennaio 2013
CoCoCo 2013-1: Trasferimento dell'archivio storico dell’Ospedale Psichiatrico Provinciale di Como
Nei padiglioni di San Martino fino allo scorso anno si trovavano le circa 40.000 cartelle cliniche delle donne e degli uomini che tra il 1882 e il 1998 sono state ricoverati nell'Ospedale Psichiatrico Provinciale di Como. Si tratta di un Archivio preziosissimo, indispensabile per studiare la storia sociale del comasco attraverso un secolo. Il prof. Gianfranco Giudice, che ha pubblicato nel 2009 una importante ricerca storica su quello straordinario archivio (Un manicomio di confine. Storia del San Martino di Como, Laterza), denuncia ora di aver appreso che dallo scorso anno quell'Archivio non è più a Como, ma, per volontà della Direzione dell'Ospedale Sant'Anna, legittimo proprietario dell'Archivio, e col beneplacito dell'Autorità pubbliche deputate alla conservazione dei Beni culturali, si trova depositato come una merce qualunque in un magazzino presso l'interporto di Parma. Sembrerebbe che in pratica l'Archivio non potrà più essere consultato da nessuno studioso, o visionato da privati cittadini eredi di ex ricoverati nel manicomio di Como.
È della massima importanza che tutti i cittadini interessati, a cominciare dall'Amministrazione Comunale che li rappresenta, si attivino per contestare pubblicamente questo fatto incredibile ed inammissibile, che depaupera la cultura della città di Como e del suo territorio.
Non so quali ragioni abbiano spinto la nuova direzione del Sant'Anna a disporre in questo modo del patrimonio storico che ha in gestione, che include tra l'altro anche la biblioteca del vecchio manicomio con circa 3.500 volumi di grande pregio di cui ignoriamo ad oggi la destinazione; forse anch'essi sono stati depositati insieme al resto. Inoltre, al di là degli aspetti culturali rilevantissimi, si prefigura anche una possibile lesione di diritti individuali, quelli dei parenti degli ex ricoverati che chiederanno i documenti relativi ai loro familiari. In queste condizioni, come riusciranno ad averli? E in tal caso quanto tempo dovranno aspettare, e con che costi?
Mi auguro che, magari anche con la collaborazione degli organi di informazione, siano forniti al più presto dalla direzione del Sant'Anna non solo tutti i chiarimenti relativi all'attuale sistemazione, ma anche le rassicurazioni sul fatto che saranno disposte quanto prima le misure necessarie a garantire la conservazione del patrimonio culturale dell'ex OPP nella città di Como, con una sua piena accessibilità, riservandomi di investire il Consiglio Comunale dell'argomento in maniera più formalizzata qualora venga confermata la realtà del rischio che la città non rientri mai più in possesso di una parte essenziale della sua storia.
È della massima importanza che tutti i cittadini interessati, a cominciare dall'Amministrazione Comunale che li rappresenta, si attivino per contestare pubblicamente questo fatto incredibile ed inammissibile, che depaupera la cultura della città di Como e del suo territorio.
Non so quali ragioni abbiano spinto la nuova direzione del Sant'Anna a disporre in questo modo del patrimonio storico che ha in gestione, che include tra l'altro anche la biblioteca del vecchio manicomio con circa 3.500 volumi di grande pregio di cui ignoriamo ad oggi la destinazione; forse anch'essi sono stati depositati insieme al resto. Inoltre, al di là degli aspetti culturali rilevantissimi, si prefigura anche una possibile lesione di diritti individuali, quelli dei parenti degli ex ricoverati che chiederanno i documenti relativi ai loro familiari. In queste condizioni, come riusciranno ad averli? E in tal caso quanto tempo dovranno aspettare, e con che costi?
Mi auguro che, magari anche con la collaborazione degli organi di informazione, siano forniti al più presto dalla direzione del Sant'Anna non solo tutti i chiarimenti relativi all'attuale sistemazione, ma anche le rassicurazioni sul fatto che saranno disposte quanto prima le misure necessarie a garantire la conservazione del patrimonio culturale dell'ex OPP nella città di Como, con una sua piena accessibilità, riservandomi di investire il Consiglio Comunale dell'argomento in maniera più formalizzata qualora venga confermata la realtà del rischio che la città non rientri mai più in possesso di una parte essenziale della sua storia.
domenica 23 dicembre 2012
In risposta ad alcune critiche "politiche"(?)
Solo due brevi precisazioni in ordine al mio ultimo intervento, che chiunque abbia voglia può leggere e valutare qui sotto.
1) Mi pareva di aver espresso una chiara valutazione di sostegno al PGT per l'impostazione metodologica, intervenendo perciò sull'argomento in chiave politica senza peraltro sovappormi inutilmente ai rilievi ampiamente condivisi dei colleghi che ho menzionato.
2) Ho contestato invece con forza l'atteggiamento tenuto da parte dell'opposizione nel dibattito, non tanto per i rilievi di merito, tutti legittimi anche se non sempre davvero pertinenti, quanto per l'inaccettabile ripetizione dell'etichetta di "bravi ragazzi" ma "incapaci" attibuita alla Giunta, che sembra essere diventato il mantra di chi non ha veri argomenti sostanziali e assume una connotazione a volte ridicola. Per verificare tale assunto, occorrerebbe sottoporne l'operato alla prova dei fatti, cosa che evidentemente non si può pretendere a inizio mandato.
Tutto qui. Avendo preso la parola 11 volte in consiglio dall'inizio, avendo sinora presentato un Odg, una mozione approvata sulle ludopatie e un paio di emendamenti, non so neppure se corrisponda al vero l'accusa di parlare "ogni morte di papa" che mi è stata sprezzantemente rivolta da chi forse ascolta solo quando vuole. Certo, mi sforzo di non parlare troppo a vanvera, per rispetto dei colleghi e dei soldi dei contribuenti. Chissà se tutti i consiglieri possono dire altrettanto...
1) Mi pareva di aver espresso una chiara valutazione di sostegno al PGT per l'impostazione metodologica, intervenendo perciò sull'argomento in chiave politica senza peraltro sovappormi inutilmente ai rilievi ampiamente condivisi dei colleghi che ho menzionato.
2) Ho contestato invece con forza l'atteggiamento tenuto da parte dell'opposizione nel dibattito, non tanto per i rilievi di merito, tutti legittimi anche se non sempre davvero pertinenti, quanto per l'inaccettabile ripetizione dell'etichetta di "bravi ragazzi" ma "incapaci" attibuita alla Giunta, che sembra essere diventato il mantra di chi non ha veri argomenti sostanziali e assume una connotazione a volte ridicola. Per verificare tale assunto, occorrerebbe sottoporne l'operato alla prova dei fatti, cosa che evidentemente non si può pretendere a inizio mandato.
Tutto qui. Avendo preso la parola 11 volte in consiglio dall'inizio, avendo sinora presentato un Odg, una mozione approvata sulle ludopatie e un paio di emendamenti, non so neppure se corrisponda al vero l'accusa di parlare "ogni morte di papa" che mi è stata sprezzantemente rivolta da chi forse ascolta solo quando vuole. Certo, mi sforzo di non parlare troppo a vanvera, per rispetto dei colleghi e dei soldi dei contribuenti. Chissà se tutti i consiglieri possono dire altrettanto...
mercoledì 19 dicembre 2012
CoCoCo 2012-7: Piano di governo del territorio e valutazione degli interventi
Non intendo prendere molto tempo, anche perché nel merito mi ritrovo in molti dei concetti espressi tra gli altri dai consiglieri Favara, Nessi e Legnani. Vorrei solo rilevare come, a mio modesto avviso, nessuno abbia espresso la pretesa di aver realizzato con questo PGT la perfezione urbanistica, che del resto non è di questo mondo. Perciò, al di là di qualche espressione un po'colorita, la diversità di sfumature e la presenza di qualche rilievo diversificato tra le forze di maggioranza possono essere interpretati come segni di divisione solo nei sogni più ardimentosi di qualche esponente dell'opposizione, rientrando invece agevolmente nella più tranquilla categoria delle variegate sensibilità politiche o territoriali che arricchiscono l'esperienza politica a sostegno della giunta Lucini, e non le impediranno certo di lavorare per il bene della città.
Anzi, entro i limiti stringenti che sono qui dati, in particolare quelli cronologici, il notevole impegno di “fine tuning” sul testo di partenza è agevolmente riscontrabile dall'esame dei materiali, e in particolare nella rigorosa presentazione dell'assessore Spallino, comunque tutt'altro che priva di una visione di futuro, in particolare quando afferma che "il Comune non è più l’unico interlocutore in grado di governare i processi di pianificazione territoriale" e che si richiede un approccio culturale diverso rispetto al passato in termini di partecipazione, condivisione e collaborazione pubblico-privato, anche per generare opportunità di sviluppo ed attuare gli obiettivi strategici di interesse collettivo, e che "la necessità di garantire forme di partecipazione diffusa dei singoli cittadini e delle varie forme associative è ormai divenuta ineludibile". A mio avviso, perciò, sono forti e profondi gli elementi di compatibilità con quanto enunciato nel nostro programma, e in particolare nella prospettiva di un'“opera aperta” all'ascolto e alla partecipazione non solo presente, ma anche futura della cittadinanza; metodologia che potrà non piacere – e in effetti è stata tacciata di una opaca "discrezionalità" in modo incongruente ed illogico – ma corrisponde appieno alla prospettiva politica giudicata e premiata dalle urne.
Non mi ha stupito, è vero, accanto a indicazioni e suggerimenti anche apprezzabili dei quali va dato atto, il susseguirsi di critiche ingenerose nei confronti dell'operato della giunta e dell'Assessore in quanto tali, ben al di là dei contenuti in discussione. Fa parte del gioco, come suol dirsi.
E però è ora di affermare che siamo stanchi di tollerare attacchi palesemente infondati senza che da parte nostra si voglia perdere troppo tempo in repliche polemiche (perché è vero, per molti aspetti, che sarebbe comunque tempo perso), quindi ora colgo l'occasione per ricordare che saremo forse troppo tolleranti, ma di certo non acquiescenti davanti alle sciocchezze che qualcuno ci vuol far piovere addosso.
Sarà magari vero – ma la ragione imporrebbe il beneficio del dubbio – che se gli elettori avessero scelto un altro sindaco avremmo avuto ben altra solidità di impianto, adeguati tempi di riflessione, una visione della città capace di sfidare i secoli futuri, ma così non è stato. Bisognerebbe finalmente essere capaci di prenderne atto, elaborare il lutto e rinviare gli eccessi polemici e le provocazioni alla prossima campagna elettorale. Gli elettori, evidentemente, si dovranno accontentare non di effetti speciali, ma di gente che sgobba molto e batte poco la grancassa, a costo di sentirsi dare del “boy scout” o dei “bravi ragazzi” da chi crede di aver trovato un eccelso espediente retorico per accusare aprioristicamente di incompetenza la controparte, senza portare solide argomentazioni e sopratutto senza aspettare la verifica dei fatti.
In realtà questo è solo un trucco di bassa lega, un esercizio di pigrizia mentale che purtroppo abbiamo già potuto leggere a stampa più volte, con l'implicito ammonimento che essere armati di buona volontà ed onesti non è condizione sufficiente a governare. Chi intende continuare su questa strada, vorrebbe di grazie essere più conseguente, ed affermare anche che perciò in fin dei conti non è una condizione necessaria? Altrimenti come argomentazione è del tutto inconsistente: si tratta di un'ovvietà lapalissiana, che gli elettori conoscevano benissimo quando hanno dato la fiducia a questo sindaco, giudicandolo competente quel tanto che basta, sicuramente attendendo dei risultati, ma entro i tempi che la ragione impone, e non la vuota polemica politica e la convenienza di un'opposizione a corto di argomenti.
Sostenere che è meglio avere in politica persone di qualsivoglia moralità, purché certificate "capaci" (e da chi, di grazia? dalla loro lingua lunga, o dal coro dei compagni di cordata?), equivarrebbe oggi, per fare un esempio, a battere una pacca sulle spalle di quei consiglieri (o di quel presidente) regionali che abbiamo visto approfittare spudoratamente di privilegi generosamente autoconcessi, in cambio di autocertificazioni di efficienza che stanno tra l'altro mostrando vistosi segnali di falsità, in un sistema di potere che va sempre più sgretolandosi, e dire loro "continuate così".
Io non so se la nostra giunta, che si è assunta l'onere pesantissimo di mettere mano agli infiniti dissesti lasciati alla città da precedenti amministrazioni delle quali non a caso, e non innocentemente, ci viene regolarmente intimato di non parlare (perché infatti noi partiamo da una situazione normale, vero? Sia chiaro che non cerchiamo scuse, ma esigiamo il rispetto della verità storica, che sola consente una valutazione equa!), non so, dicevo, se sarà capace di reggere una sfida così pesante. Da cittadino me lo auguro di cuore. Conoscendo il sindaco, e imparando ad apprezzare la giunta (per quanto evidentemente non composta dai supereroi dei fumetti che forse qualcuno si aspetterebbe di vedere all'opera), non esito a nutrire qualche fondata speranza che tra quattro anni la città potrà essere un poco migliore di come l'abbiamo trovata, anche a partire dall'attuale piano di governo del territorio. Magari pure con il concorso dell'opposizione, di cui non mi sfuggono gli intenti propositivi... quando ci sono. Perché a volte, per dire il vero, mi è sembrato di sentir aleggiare in quest'aula sospettose questioni fondate sul nulla, con quesiti costruiti in modo tanto astruso da non poter ottenere una risposta logicamente valida, per consentire poi modeste filippiche a difesa di una legalità e trasparenza mai seriamente minacciate.
È vero che questo è un consesso democratico. Tutte le opinioni che abbiamo ascoltato vanno senz'altro rispettate. Ma a questo punto iniziale del cammino, l'onestà impone di voler considerare che solo l'esperienza, la prova dei fatti, può essere un metro di giudizio adeguato dei progetti e della capacità di attuarli. Ed è questo il trattamento che meriterebbe l'attuale PGT in discussione. Il gioco delle parti rischia altrimenti di farsi stucchevole nella sua prevedibilità, con l'inconsistenza di polemiche oltretutto incapaci di incidere sul voto finale. Auguro alla città che tutti possiamo ritrovarci serenamente, 1) tra pochi mesi, ad affinare ulteriormente gli elementi di programmazione qui delineati, e 2) tra pochi anni a svolgere quel bilancio che la responsabilità assunta davanti ai cittadini ci impone di compiere. Sono fiducioso che allora la valutazione potrà dirsi positiva.
Anzi, entro i limiti stringenti che sono qui dati, in particolare quelli cronologici, il notevole impegno di “fine tuning” sul testo di partenza è agevolmente riscontrabile dall'esame dei materiali, e in particolare nella rigorosa presentazione dell'assessore Spallino, comunque tutt'altro che priva di una visione di futuro, in particolare quando afferma che "il Comune non è più l’unico interlocutore in grado di governare i processi di pianificazione territoriale" e che si richiede un approccio culturale diverso rispetto al passato in termini di partecipazione, condivisione e collaborazione pubblico-privato, anche per generare opportunità di sviluppo ed attuare gli obiettivi strategici di interesse collettivo, e che "la necessità di garantire forme di partecipazione diffusa dei singoli cittadini e delle varie forme associative è ormai divenuta ineludibile". A mio avviso, perciò, sono forti e profondi gli elementi di compatibilità con quanto enunciato nel nostro programma, e in particolare nella prospettiva di un'“opera aperta” all'ascolto e alla partecipazione non solo presente, ma anche futura della cittadinanza; metodologia che potrà non piacere – e in effetti è stata tacciata di una opaca "discrezionalità" in modo incongruente ed illogico – ma corrisponde appieno alla prospettiva politica giudicata e premiata dalle urne.
Non mi ha stupito, è vero, accanto a indicazioni e suggerimenti anche apprezzabili dei quali va dato atto, il susseguirsi di critiche ingenerose nei confronti dell'operato della giunta e dell'Assessore in quanto tali, ben al di là dei contenuti in discussione. Fa parte del gioco, come suol dirsi.
E però è ora di affermare che siamo stanchi di tollerare attacchi palesemente infondati senza che da parte nostra si voglia perdere troppo tempo in repliche polemiche (perché è vero, per molti aspetti, che sarebbe comunque tempo perso), quindi ora colgo l'occasione per ricordare che saremo forse troppo tolleranti, ma di certo non acquiescenti davanti alle sciocchezze che qualcuno ci vuol far piovere addosso.
Sarà magari vero – ma la ragione imporrebbe il beneficio del dubbio – che se gli elettori avessero scelto un altro sindaco avremmo avuto ben altra solidità di impianto, adeguati tempi di riflessione, una visione della città capace di sfidare i secoli futuri, ma così non è stato. Bisognerebbe finalmente essere capaci di prenderne atto, elaborare il lutto e rinviare gli eccessi polemici e le provocazioni alla prossima campagna elettorale. Gli elettori, evidentemente, si dovranno accontentare non di effetti speciali, ma di gente che sgobba molto e batte poco la grancassa, a costo di sentirsi dare del “boy scout” o dei “bravi ragazzi” da chi crede di aver trovato un eccelso espediente retorico per accusare aprioristicamente di incompetenza la controparte, senza portare solide argomentazioni e sopratutto senza aspettare la verifica dei fatti.
In realtà questo è solo un trucco di bassa lega, un esercizio di pigrizia mentale che purtroppo abbiamo già potuto leggere a stampa più volte, con l'implicito ammonimento che essere armati di buona volontà ed onesti non è condizione sufficiente a governare. Chi intende continuare su questa strada, vorrebbe di grazie essere più conseguente, ed affermare anche che perciò in fin dei conti non è una condizione necessaria? Altrimenti come argomentazione è del tutto inconsistente: si tratta di un'ovvietà lapalissiana, che gli elettori conoscevano benissimo quando hanno dato la fiducia a questo sindaco, giudicandolo competente quel tanto che basta, sicuramente attendendo dei risultati, ma entro i tempi che la ragione impone, e non la vuota polemica politica e la convenienza di un'opposizione a corto di argomenti.
Sostenere che è meglio avere in politica persone di qualsivoglia moralità, purché certificate "capaci" (e da chi, di grazia? dalla loro lingua lunga, o dal coro dei compagni di cordata?), equivarrebbe oggi, per fare un esempio, a battere una pacca sulle spalle di quei consiglieri (o di quel presidente) regionali che abbiamo visto approfittare spudoratamente di privilegi generosamente autoconcessi, in cambio di autocertificazioni di efficienza che stanno tra l'altro mostrando vistosi segnali di falsità, in un sistema di potere che va sempre più sgretolandosi, e dire loro "continuate così".
Io non so se la nostra giunta, che si è assunta l'onere pesantissimo di mettere mano agli infiniti dissesti lasciati alla città da precedenti amministrazioni delle quali non a caso, e non innocentemente, ci viene regolarmente intimato di non parlare (perché infatti noi partiamo da una situazione normale, vero? Sia chiaro che non cerchiamo scuse, ma esigiamo il rispetto della verità storica, che sola consente una valutazione equa!), non so, dicevo, se sarà capace di reggere una sfida così pesante. Da cittadino me lo auguro di cuore. Conoscendo il sindaco, e imparando ad apprezzare la giunta (per quanto evidentemente non composta dai supereroi dei fumetti che forse qualcuno si aspetterebbe di vedere all'opera), non esito a nutrire qualche fondata speranza che tra quattro anni la città potrà essere un poco migliore di come l'abbiamo trovata, anche a partire dall'attuale piano di governo del territorio. Magari pure con il concorso dell'opposizione, di cui non mi sfuggono gli intenti propositivi... quando ci sono. Perché a volte, per dire il vero, mi è sembrato di sentir aleggiare in quest'aula sospettose questioni fondate sul nulla, con quesiti costruiti in modo tanto astruso da non poter ottenere una risposta logicamente valida, per consentire poi modeste filippiche a difesa di una legalità e trasparenza mai seriamente minacciate.
È vero che questo è un consesso democratico. Tutte le opinioni che abbiamo ascoltato vanno senz'altro rispettate. Ma a questo punto iniziale del cammino, l'onestà impone di voler considerare che solo l'esperienza, la prova dei fatti, può essere un metro di giudizio adeguato dei progetti e della capacità di attuarli. Ed è questo il trattamento che meriterebbe l'attuale PGT in discussione. Il gioco delle parti rischia altrimenti di farsi stucchevole nella sua prevedibilità, con l'inconsistenza di polemiche oltretutto incapaci di incidere sul voto finale. Auguro alla città che tutti possiamo ritrovarci serenamente, 1) tra pochi mesi, ad affinare ulteriormente gli elementi di programmazione qui delineati, e 2) tra pochi anni a svolgere quel bilancio che la responsabilità assunta davanti ai cittadini ci impone di compiere. Sono fiducioso che allora la valutazione potrà dirsi positiva.
lunedì 26 novembre 2012
Chi strepita contro la Nave dei folli?
"Le secondarie, terziarie, nullarie del pdmenoelle di questa domenica di novembre 2012, data che verrà ricordata come l'ennesimo giorno dei morti della Seconda Repubblica, sono una rappresentazione senza contenuti, un'auto celebrazione di comparse, un grottesco viaggio nella pazzia, come nell'opera satirica medioevale la "Nave dei Folli" di Sebastian Brant...". Così - riprendendo anche la bella immagine tardoquattrocentesca che campeggia in testa a questa pagina - furoreggia nel suo blog un Beppe Grillo ancor più livoroso e tonitruante del solito, visibilmente preoccupato di sminuire in tutti i modi il significato delle primarie del centrosinistra. Se c'è un dato che balza agli occhi, infatti, è la massiccia partecipazione popolare, ancor più significativa in un momento di disaffezione verso la politica e in particolare verso i partiti (i quali hanno fatto molto per meritarsela). Queste sarebbero dunque "primarie dei folli [...] un bromuro sociale, un calmante, servono a dare al popolo l'illusione di decidere, a pagamento (partecipare costa due euro), il premier che salverà l'Italia dal baratro".
Non esistendo da noi il premierato, non esisterebbe di conseguenza neppure il candidato premier. Quindi, saremmo tutti degli illusi.
Già, e invece sarà intelligente chi pensasse seriamente che la coalizione che fa le primarie poi non candiderà a presidente del futuro governo la persona indicata dal voto? È vero che né i comici né i politici devono dimostrare capacità logiche straordinarie, ma argomenti tanto deboli è insolito ritrovarli. Che non ci sia la garanzia o l'automatismo della vittoria elettorale alle politiche è un'ovvietà, che il Presidente della Repubblica darà l'incarico considerando l'effettivo risultato delle urne, pure. Ma che gli elettori di centrosinistra abbiano la possibilità di una scelta democratica che non è stata sinora consentita ai simpatizzanti di altri partiti è un dato di fatto. Che vale a mettere in mostra con più evidenza le ambiguità di movimenti comandati da “capi” inclini alla scomunica, che non tollerano dissensi e stabiliscono i criteri di purezza politica in relazione alla sudditanza.
Un po' di compassione, comunque, a Grillo la si può concedere. A furia di agitare le piazze, si era già convinto di avere il monopolio completo del "popolo". E di poterlo magari teleguidare.
A parte i suggerimenti sull'uso del bromuro, forse a questo tribuno un po' sguaiato farebbe bene ripassare con più calma le regole della democrazia. È vero, “uno vale uno”. Ma se un cittadino non segue i vari "vaffa..." e gli isterismi che pure la politica va suscitando, forse perché sa tenere i nervi saldi e sa pensare con la sua testa, merita rispetto. Non una sequela di insulti da ciarlatani.
Non esistendo da noi il premierato, non esisterebbe di conseguenza neppure il candidato premier. Quindi, saremmo tutti degli illusi.
Già, e invece sarà intelligente chi pensasse seriamente che la coalizione che fa le primarie poi non candiderà a presidente del futuro governo la persona indicata dal voto? È vero che né i comici né i politici devono dimostrare capacità logiche straordinarie, ma argomenti tanto deboli è insolito ritrovarli. Che non ci sia la garanzia o l'automatismo della vittoria elettorale alle politiche è un'ovvietà, che il Presidente della Repubblica darà l'incarico considerando l'effettivo risultato delle urne, pure. Ma che gli elettori di centrosinistra abbiano la possibilità di una scelta democratica che non è stata sinora consentita ai simpatizzanti di altri partiti è un dato di fatto. Che vale a mettere in mostra con più evidenza le ambiguità di movimenti comandati da “capi” inclini alla scomunica, che non tollerano dissensi e stabiliscono i criteri di purezza politica in relazione alla sudditanza.
Un po' di compassione, comunque, a Grillo la si può concedere. A furia di agitare le piazze, si era già convinto di avere il monopolio completo del "popolo". E di poterlo magari teleguidare.
A parte i suggerimenti sull'uso del bromuro, forse a questo tribuno un po' sguaiato farebbe bene ripassare con più calma le regole della democrazia. È vero, “uno vale uno”. Ma se un cittadino non segue i vari "vaffa..." e gli isterismi che pure la politica va suscitando, forse perché sa tenere i nervi saldi e sa pensare con la sua testa, merita rispetto. Non una sequela di insulti da ciarlatani.
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lunedì 5 novembre 2012
CoCoCo 2012-6: Intervento su mozione per il taglio dei trasferimenti pubblici ai partiti
È vero che il testo in discussione non attiene a materie direttamente governate da questo consiglio e dall'amministrazione cittadina, ma vale ad esprimere un'indicazione forte nei confronti di una tendenza deleteria e pericolosa, da parte di alcuni settori della politica, all'abuso delle risorse necessarie per il funzionamento delle istituzioni democratiche.
Ho detto risorse necessarie: non vogliamo sostenere posizioni estreme e anche poco realistiche, come l'azzeramento dei compensi per tutte le cariche elettive, per la ragione che aprirebbero la via ad una pratica della politica come riservata a pochi. D'altra parte il finanziamento dell'attività politica può avere una dimensione ragionevole (e viene del resto prevista in tutte le democrazie compiute) e deve avere come misura quella di coprire solo le vere spese inerenti l'attività a favore della collettività, la diffusione delle idee e dei programmi, lo studio dei problemi e l'elaborazione di soluzioni, grazie anche all'apporto di competenze specialistiche, che non si improvvisano. Al di là di un sobrio sostentamento dell'impegno di chi non vuole trarre dalla politica i mezzi per l'arricchimento o un supposto avanzamento sociale non si deve andare. E gli approfittatori dovrebbero essere cacciati dai partiti che non vogliono diventare... delle fogne.
Un esempio luminoso lo avremmo tutti, davanti agli occhi: quello offerto dai padri fondatori della repubblica, in un'epoca di oggettive difficoltà per un paese bisognoso di ricostruzione, capaci di ostentare uno stile fatto di semplicità e di modestissimi rimborsi ed esenzioni, quelli più strettamente connessi all'attività parlamentare. A volte neppure di quelli.
La cronaca dei recenti decenni ha visto invece una sostanziale degenerazione dell'attività politica, intesa sempre più come occupazione dei centri di potere e di controllo della spesa pubblica, che non a caso è andata gonfiandosi a dismisura, favorendo il male parallelo di una corruzione crescente. La “Milano da bere” che fu a suo tempo elevata a paradigma di un successo amministrativo ed elettorale, e che era in realtà guasta fin nelle fondamenta. Credo che la maggior parte di noi si fosse illusa, negli anni di Tangentopoli, che questo aberrante fenomeno potesse trovar fine. Amaramente dobbiamo constatare che non è stato così, e che anzi sono state elaborate forme sempre nuove di saccheggio dei beni pubblici. Lasciando ora da parte i mille scandali legati all'attività di faccendieri in stretta connivenza con alcuni centri di potere politico, resta comunque intollerabile il caso recente di consigli regionali capaci di moltiplicare le spese per i gruppi oltre ogni parvenza di senso, proprio nel segno dell'arraffare a man bassa, finché ancora c'è qualche risorsa. Vi sono in Italia intere regioni e capoluoghi di provincia in deficit profondo, non per aver subito particolari catastrofi, ma perché gestiti con una concezione familistica e clientelare del potere, che dispensa prebende, consulenze, posti di lavoro più o meno inutili al sottobosco di una politica sempre più vorace.
Il “listino” delle ultime elezioni lombarde, finalmente abolito, ha del resto messo in luce anche queste modalità di selezione assurdamente votata a premiare con stipendi pubblici di peso che sarebbe eccessivo anche per ottimi amministratori, anche e sopratutto personalità inette e rapaci, che hanno ottenuto tale privilegio per meriti (se di meriti si può parlare) che non si possono certo considerare legati al servizio pubblico. Infine, l'inconcepibile libertà senza controllo di cui hanno potuto approfittare alcuni tesorieri di partito per accaparrarsi risorse da gestire sempre contro il pubblico interesse, e spesso anche contro quello dei loro partiti, fa capire con chiarezza che è venuto il momento di finirla con questo andazzo.
Non è il consiglio comunale di Como che può intervenire direttamente in merito. Ma l'invito che con questa mozione si rivolge al sindaco affinché in tutte le sedi opportune faccia presente l'imbarazzo e lo scandalo che la politica “vera” prova nei confronti di quella disonesta ed approfittatrice, credo sia comunque opportuno e sensato. So che il Sindaco lo condivide appieno e che non lascerà diventare lettera morta questo nostro indirizzo. In questo modo, oltre che con il nostro comportamento di cittadini e di amministratori, speriamo di contribuire un poco al necessario ed indifferibile rinnovamento della politica italiana.
Ho detto risorse necessarie: non vogliamo sostenere posizioni estreme e anche poco realistiche, come l'azzeramento dei compensi per tutte le cariche elettive, per la ragione che aprirebbero la via ad una pratica della politica come riservata a pochi. D'altra parte il finanziamento dell'attività politica può avere una dimensione ragionevole (e viene del resto prevista in tutte le democrazie compiute) e deve avere come misura quella di coprire solo le vere spese inerenti l'attività a favore della collettività, la diffusione delle idee e dei programmi, lo studio dei problemi e l'elaborazione di soluzioni, grazie anche all'apporto di competenze specialistiche, che non si improvvisano. Al di là di un sobrio sostentamento dell'impegno di chi non vuole trarre dalla politica i mezzi per l'arricchimento o un supposto avanzamento sociale non si deve andare. E gli approfittatori dovrebbero essere cacciati dai partiti che non vogliono diventare... delle fogne.
Un esempio luminoso lo avremmo tutti, davanti agli occhi: quello offerto dai padri fondatori della repubblica, in un'epoca di oggettive difficoltà per un paese bisognoso di ricostruzione, capaci di ostentare uno stile fatto di semplicità e di modestissimi rimborsi ed esenzioni, quelli più strettamente connessi all'attività parlamentare. A volte neppure di quelli.
La cronaca dei recenti decenni ha visto invece una sostanziale degenerazione dell'attività politica, intesa sempre più come occupazione dei centri di potere e di controllo della spesa pubblica, che non a caso è andata gonfiandosi a dismisura, favorendo il male parallelo di una corruzione crescente. La “Milano da bere” che fu a suo tempo elevata a paradigma di un successo amministrativo ed elettorale, e che era in realtà guasta fin nelle fondamenta. Credo che la maggior parte di noi si fosse illusa, negli anni di Tangentopoli, che questo aberrante fenomeno potesse trovar fine. Amaramente dobbiamo constatare che non è stato così, e che anzi sono state elaborate forme sempre nuove di saccheggio dei beni pubblici. Lasciando ora da parte i mille scandali legati all'attività di faccendieri in stretta connivenza con alcuni centri di potere politico, resta comunque intollerabile il caso recente di consigli regionali capaci di moltiplicare le spese per i gruppi oltre ogni parvenza di senso, proprio nel segno dell'arraffare a man bassa, finché ancora c'è qualche risorsa. Vi sono in Italia intere regioni e capoluoghi di provincia in deficit profondo, non per aver subito particolari catastrofi, ma perché gestiti con una concezione familistica e clientelare del potere, che dispensa prebende, consulenze, posti di lavoro più o meno inutili al sottobosco di una politica sempre più vorace.
Il “listino” delle ultime elezioni lombarde, finalmente abolito, ha del resto messo in luce anche queste modalità di selezione assurdamente votata a premiare con stipendi pubblici di peso che sarebbe eccessivo anche per ottimi amministratori, anche e sopratutto personalità inette e rapaci, che hanno ottenuto tale privilegio per meriti (se di meriti si può parlare) che non si possono certo considerare legati al servizio pubblico. Infine, l'inconcepibile libertà senza controllo di cui hanno potuto approfittare alcuni tesorieri di partito per accaparrarsi risorse da gestire sempre contro il pubblico interesse, e spesso anche contro quello dei loro partiti, fa capire con chiarezza che è venuto il momento di finirla con questo andazzo.
Non è il consiglio comunale di Como che può intervenire direttamente in merito. Ma l'invito che con questa mozione si rivolge al sindaco affinché in tutte le sedi opportune faccia presente l'imbarazzo e lo scandalo che la politica “vera” prova nei confronti di quella disonesta ed approfittatrice, credo sia comunque opportuno e sensato. So che il Sindaco lo condivide appieno e che non lascerà diventare lettera morta questo nostro indirizzo. In questo modo, oltre che con il nostro comportamento di cittadini e di amministratori, speriamo di contribuire un poco al necessario ed indifferibile rinnovamento della politica italiana.
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