Albrecht Dürer, Navis Stultorum (in S. Brant, Narrenschiff - 1497)
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lunedì 24 febbraio 2014

CoCoCo 2014-3: Rassegna stampa comunale

È a tutti evidente l'importanza della rassegna stampa messa a disposizione sul portale del Comune di Como, che contribuisce attivamente alla diffusione dell'informazione sulla vita politico-amministrativa della città e quindi anche alla trasparenza nei confronti dei cittadini.
In certa misura è un “biglietto da visita” che – a prescindere dalla qualità effettiva e dall’accuratezza dei contenuti prodotti all'esterno dell'amministrazione e qui riportati – consente a tutti gli interessati, e specialmente ai non politici di mantenersi puntualmente informati e di meglio interpretare la realtà del nostro Comune.
Appare importante che questa comunicazione non sia viziata da difetti tecnici, soprattutto se facilmente risolvibili. Segnalo perciò con una certa preoccupazione che la nostra rassegna stampa appare completamente inattiva ormai dal 6 febbraio. Pause sporadiche di un paio di giorni sono anche comprensibili, specie se legate ad imprevisti, ma interruzioni più lunghe sono invece un evidente disservizio, a cui va data urgente soluzione.
Anche perché (qui parlo a titolo personale) è così gratificante poter leggere di seguito, messe in bell'ordine, tutte le dichiarazioni equanimi ed imparziali sull'amministrazione che starebbe affossando la città, la renderebbe tristissima, getterebbe dalla finestra i soldi dei contribuenti. E che, sorda alle grida di dolore di un popolo oppresso nonché incurante della democrazia, assomiglia sempre più all'orco delle favole. Grazie a questa incursione nel fantasy, indubbiamente si può creare anche un bell'effetto-nostalgia che ci farà sempre più sognare il ritorno agli amministratori delle ultime giunte o il prossimo avvento di cavalieri senza macchia né paura, dotati per giunta di probabili poteri magici.
Lasciando da parte gli scherzi, chiedo ovviamente alla giunta di attivarsi per porre rimedio alla situazione che ho descritto con la massima tempestività.

lunedì 25 giugno 2012

CoCoCo 2012-2: Costi della politica e trasparenza

Parliamo brevemente di cifre e di soldi. Leggo sui giornali che per il nostro dibattito sugli indirizzi di nomina nelle partecipate avremmo speso finora 10.000 euro, corrispondenti a due sedute, anche se a dire il vero il 18 giugno non si è parlato solo di questo argomento. Un titolista che la sa lunga si è portato avanti, arrivando già a quota 15.000.
Ma un giornalista che preferisce non essere menzionato mi ha fatto presente un fatto, che è ben difficile sia passato inosservato: il numero dei consiglieri comunali è diminuito, rispetto allo scorso mandato, del 20%. Perciò, ammesso che i costi della passata edizione del consiglio fossero corretti, occorrerà ricordare a qualcuno di aggiornarli, a beneficio della precisione dell'informazione.
Ringrazio comunque del richiamo, evidentemente rivolto a noi tutti, a non dilungarci eccessivamente e a non essere ripetitivi nei nostri interventi. Lo condivido, anche se il vero tema dei prossimi mesi sarà quello dell'efficacia dell'azione consiliare, e il parametrarla ai costi può essere un indicatore, ma non certo quello esclusivo. Il futuro ci giudicherà per come avremo saputo operare in favore della città.
Intanto, in tema di risparmio, preannuncio che già dal momento del suo insediamento del Presidente del consiglio, come consiglieri di maggioranza abbiamo dato un'indicazione affinché ai nostri posti l'acqua sia presente in brocca e non più in bottiglia. Ovviamente le considerazioni ambientali prevalgono sul modesto risparmio, ma crediamo che anche i piccoli segnali abbiano la loro importanza. Attendiamo perciò che, appena superate le difficoltà tecniche, si dia corso alla nostra richiesta e ne ringraziamo il Presidente.
E infine, a proposito di trasparenza: sono da qualche giorno pubblicati all'albo pretorio comunale i resoconti delle spese elettorali recenti. Una lettura che non caldeggio per la sua inesistente bellezza, ma che è comunque istruttiva. Non faccio perdere tempo al consiglio con le varie considerazioni che mi sono venute alla mente, e non ho intenzione di sindacare le scelte di nessuno né di polemizzare. Devo tuttavia rivolgere una richiesta di chiarimento alla consigliera Bordoli o al suo gruppo. Nell'unico resoconto pubblicato, a nome del candidato sindaco (a quanto pare, non vi è quello del partito che la sosteneva), accanto a stampe di giornali, media, ecc. non viene dichiarato neppure un euro per la stampa di manifesti e le affissioni, che peraltro ricordo particolarmente abbondanti. Ringrazio perciò chi saprà darmi un chiarimento su questa rendicontazione un poco inconsueta.

giovedì 21 giugno 2012

CoCoCo 2012-1: Replica alle polemiche sulla delibera di indirizzo in ordine alle nomine in enti e partecipate del Comune

Prima di arrivare ad una valutazione politica, vorrei soffermarmi su di un primo dato importante del nostro dibattito. Alcune delle osservazioni formulate, oltre che pertinenti nel merito, mettono in risalto la necessità di porre, specie per il futuro, particolare attenzione alla chiarezza e alla piena intelligibilità degli atti che formuliamo. A volte l'impiego di espressioni invalse nel linguaggio burocratico, o la volontà di condensare una quantità di concetti in un'unica frase, moltiplicando gli incisi, rischiano di generare ambiguità facilmente evitabili, con lo sforzo di utilizzare una lingua più piana e frasi più semplici. Abbiamo insomma, nel nostro piccolo, anche il compito di contrastare una pratica tanto diffusa nel nostro paese, al punto che uno dei principali responsabili ne è il parlamento nazionale, più volte redarguito per la scarsa qualità linguistica della formulazione normativa, con le conseguenti problematiche interpretative. Non sarà peraltro il caso del testo che stiamo discutendo, una volta che alcuni emendamenti migliorativi siano posti in atto, incluso quello elaborato dalla maggioranza sotto forma di “maxiemendamento”. Sia chiaro che ogni rilievo nulla deve togliere all'apprezzamento per l'iniziativa tenace e convinta, oltreché rapida, dell'assessore proponente, dalla quale traspare il forte impegno di natura etica proprio per sgomberare il campo dalle ambiguità legate al rapporto fiduciario dei nominati con il sindaco in carica.
Come ignorare, peraltro, che questo dibattito è stato preceduto da dichiarazioni prontamente raccolte dalla stampa, che ho sentito ancora riecheggiare in aula e che, devo confessare, mi hanno procurato non poca inquietudine? Ad ascoltarle mi è sembrato per un istante che la nostra città rischiasse una perniciosa calata di barbari, chissà, fors'anche di Cosacchi d'altri tempi, pronti a ghermire ogni poltrona di aziende partecipate e consimili, sfilandole maleducatamente di sotto agli attuali occupanti.
Nessuno degli insorti, naturalmente, si oppone completamente alla possibilità di un ricambio. Ma si scandalizza per la celerità dell'operazione, foriera di chissà quali ingiustizie, con la sua precipitazione.
Che fretta c'è? Ci si domanda. E la conclusione è semplice: sono le pratiche della vecchia politica. Mi spiace dover dissentire: lo spoils system (che tra l'altro è una pratica tutt'altro che scandalosa nei sistemi democratici evoluti, se sanno elaborare i necessari correttivi) non è proprio l'oggetto primario di questa nostra discussione, nella quale anzi sono affermati i principi di una politica lontana dalla spartizione partitica degli incarichi legati al settore pubblico. Chi ha letto il testo non se ne è davvero accorto?
Si denuncia a gran voce, anche se con qualche decennio di ritardo, l'”interferenza politica nella gestione delle aziende”: sarebbe una cosa davvero grave, anzi è cosa grave, dato che gli attuali consigli altro non fanno che esprimere, viste le logiche che hanno condotto alla loro nomina, proprio la più convinta e vorace interferenza politica. Chiaro che chi l'ha praticata finora non apprezzi (questa propriamente parlando si definisce ipocrisia, sia pure di natura politica, qualora non sia accompagnata da una severa autocritica), chiaro anche che possono essere state espresse nelle passate scelte anche delle competenze reali, ma il criterio era diverso e palese: quello dell'appartenenza, della fedeltà o della ricompensa.
Non è questo il classico utilizzo di due pesi e due misure: noi facciamo quel che ci pare, gli altri devono invece fare i bravi, se no li additiamo al pubblico disprezzo?
E d'altra parte, nel provvedimento in discussione non c'è nessun attacco ai partiti in quanto tali e alla loro funzione di rappresentanza; c'è piuttosto una chiara presa di distanza dalle pratiche deteriori di un recente passato, quello dell'occupazione e delle varie lottizzazioni.
Questa parola, tra l'altro, non la evoco io, ma una delle tante dichiarazioni rilasciate alla stampa: ci si accusa precisamente di questo, di stare procedendo ad una nuova lottizzazione! Al contrario, questa è, almeno in parte, una liberazione dalla lottizzazione sin qui pervicacemente praticata. La nostra proposta può lasciare basito solo chi ha condiviso in passato quest'ottica dell'occupazione manu militari di tutti i posti disponibili, e che ha poi provveduto furbescamente al rinnovo degli incarichi pochi giorni prima delle elezioni, a mandato ormai scaduto. Questo è equilibrio, equidistanza, considerazione dei meriti, rispetto di eventuali nuovi indirizzi amministrativi?
Da notare che la stessa argomentazione utilizzata dagli oppositori è stata formulata in termini che si ritorcono loro contro: “non si può fare di tutt'erba un fascio, penalizzando le professionalità che pure ci sono” viene detto. E chi lo nega? Ma il fatto che di queste professionalità il sindaco voglia e debba condurre una verifica accurata, perché dovrebbe apparire preoccupante, se non perché si teme che, alla prova dei fatti, molte non reggano all'esame, o appaiano troppo esplicitamente connotate dalla logica spartitoria che le ha prodotte? Quale senso politico avrebbe mai che il nuovo sindaco accettasse il “braccio destro” o la “costola” del precedente, ossia un elemento strettamente organico ad un progetto amministrativo di segno opposto?
Vogliamo magari consolarci che a Como non si sia raggiunto lo scandalo dell'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, il cui nuovo direttore vanta le competenze di un laureato in Scienze motorie a Brescia, e che lascia il sudato posto dirigente ministeriale al Miur (ivi chiamato dalla sua conterranea Maria Stella Gelmini), e la cui capo ufficio stampa ha un curriculum intessuto di attività che giudico irriferibili, la quale non nega di aver ottenuto il posto grazie alla “raccomandazione di un politico” e si descrive come persona “capace, sia nello scrivere che nello spogliarmi”? Vi lascio immaginare l'area politica di riferimento di questi personaggi ultrareferenziati. Ma per citare sempre l'intervista alla nostra esperta comunicatrice, “tanto questa è l'Italia”.
E poi consentitemi, quanto mi piacciono questi “tecnici” che si affidano a corpo morto alla politica per salire i gradini di una carriera appiattita sul potere in essere (a volte addirittura assecondando la logica del promoveatur ut amoveatur, degli scambi di poltrona e delle compensazioni), ma che poi, quando il vento cambia, sono pronti ad ipotizzare azioni legali per difendere il proprio posto sulla base di una supposta “terzietà” di cui mai hanno dato prova! Davvero comodo, scoprirsi indipendenti quando più conviene. Immagino sia questo, il “sapersi muovere” nel sottobosco della politica.
Infine: perché questa fretta? È stato chiarito a sufficienza che l'urgenza dell'iscrizione all'ordine del giorno è strettamente regolamentare: non si deve perciò a una nostra inesistente bramosia sfrenata di mettere le mani sulle poltrone. Ma in fondo un'urgenza c'è, ed è quella di ordine morale. Con la nostra decisione di stasera possiamo provare a lanciare un segnale di rinnovamento autentico alla città, e in special modo ai giovani, in particolare a quelli che sono ormai rassegnati ai meccanismi deteriori della vita pubblica, o malauguratamente sono entrati nell'ordine di idee che ci si avvicina alla politica per conquistarsi un posticino in un sottobosco, che le carriere si determinano attaccandosi ad un carrozzone, per via di conoscenze e raccomandazioni, e non di una professionalità riconosciuta e della valorizzazione del merito e delle competenze. Ecco, forse possiamo partire proprio da qui per vivere una politica da intendere un po' più come servizio, e un po' meno come autopromozione.

lunedì 16 novembre 2009

Probi viri... e bestie grame

Grande attenzione sulla ribalta nazionale, in queste settimane, alla città di Como, purtroppo in coincidenza con le celebrazioni per la caduta del Muro più celebre del XX secolo. È toccato così a noi comaschi dare al resto d’Italia la cattiva impressione che ci facesse piacere rinchiuderci dietro alte pareti, o che ci desse fastidio la vista del lago, o che da noi sia normale che i progetti approvati in un modo si modifichino senza che nessuno, o quasi, lo venga a sapere. Alla luce di questa disastrosa esperienza, vi è chi tenta già un primo bilancio pubblicando il giudizio delle categorie economiche e sociali, dei cittadini e delle associazioni, e arrivando a registrare una bocciatura senza appello per la giunta di Palazzo Cernezzi. Ciò che doveva rappresentare il fiore all’occhiello dell’Amministrazione (paratie, Ticosa, piano del traffico, futuro dell’ex S. Anna, per non dire dei tanti progetti fermi al palo) si ritorce invece contro i promotori per l’evidente incapacità progettuale e/o operativa dimostrata dai responsabili. Paradossale è ora il caso del cantiere che prosegue imperterrito nell’innalzamento di muraglie, che “tanto, poi, verranno sostituite”: si inaugura così un nuovo metodo ingegneristico, ben più logico di quelli ingenuamente seguiti per secoli, che immagino diventerà ben presto punto di riferimento nelle facoltà universitarie europee.
Nel panorama della “pioggia di critiche” ai saggi amministratori comaschi, tuttavia, quello che più colpisce è che non vengano espressi giudizi negativi nei confronti dei singoli assessori di giunta, tutte considerate persone per bene, bensì del solo organismo nel suo complesso. Qualcuno arriva a scomodare Cicerone il quale, con abbondante diplomazia (fors’anche perché parte in causa), affermava essere i senatori uomini degni, pur considerando il senato una bestia grama: Senatores probi viri, senatus autem mala bestia.
Davvero strano: di solito in un gruppo l’intero è maggiore e migliore della somma delle parti. Pensiamo, che so, ai Beatles o ai Pink Floyd, ad un coro ben diretto, a una squadra di calcio che gioca pensando al collettivo, per giunta divertendosi. Come mai, se gli ingredienti sono tanto buoni, il risultato è così deludente? Forse perché le competenze, più che reali e dimostrate, sono mero frutto di propaganda? Oppure i grandi talenti presenti (in una giunta peraltro “a ricambio costante”) non sono bene amalgamati e vengono mal gestiti dal direttore d’orchestra, sempre più spesso chiamato in causa per una gestione verticistica e affatto partecipata, quel sindaco che sembra oggi raccogliere i frutti di un decisionismo tutto chiuso in sé stesso? Misteri della poltica comasca, nella quale più che i risultati concreti si mettono in luce soprattutto aspiranti primedonne, battibecchi tra galletti, individui assorti nei giochi di potere e nei posizionamenti delle correnti, sullo sfondo di interessi economici sempre più visibili man mano che aumentano le cubature edificate in una città non certo particolarmente soggetta ad incrementi demografici.
Qualcuno dubita, peraltro, che alle prossime elezioni sentiremo ancora le stesse persone parlare di efficienza, buon governo, merito e capacità progettuali? Nel mondo del calcio, in cui settimanalmente si raccontano tante baggianate, sono comunque più seri: chi prenderebbe per buone le affermazioni dei giocatori di una squadra che si proclamassero campioni, “fenomeni”, “piedi d’oro”, dopo averla condotta per via direttissima alla retrocessione?

martedì 8 luglio 2008

Campane di vetro

Esami di stato 2008. Assistiamo ad un'altra geniale trovata (forse partorita dalla stessa mente di funzionario che ha formulato le prove di Italiano): i voti finali non sono più resi pubblici. Tutti i candidati possono leggere unicamente se l'esito è stato “positivo” o meno. Per conoscere il dettaglio più importante, il punteggio, si devono recare alla segreteria della scuola e presentare regolare domanda. Inutili code e perdite di tempo, ore-lavoro e carta sprecati, un alone di riservatezza che confina con l'omertà: e tutto questo in nome di cosa? Di un paradossale senso della privacy? Della tutela di una psiche fragilissima che non sopporterebbe il confronto con i voti dei compagni di classe? A parte che, in tal modo, sui tabelloni si dà ancora maggiore risalto all'esito negativo rispetto alla pubblicazione del punteggio, stiamo rapidamente abituandoci ad un deficit di trasparenza nelle comunicazioni degli esiti che rischia di innescare effetti controproducenti.
Come se il confronto avesse una funzione depressiva, anziché di stimolo. Come se il merito fosse di per sé un elemento da mantenere riservato, per non nuocere all'autostima altrui. Come se i cittadini, a cominciare dall'età scolare, andassero assuefatti all'idea di non dover rendere conto pubblicamente di quanto avviene nei contesti pubblici.
O, magari, per convalidare l'impressione che un arbitrio nascosto, o una classicissima raccomandazione, siano ben più efficaci, nel sistema italiano, rispetto alle capacità effettive. In effetti, nel mondo anglosassone, così attento al tema del rispetto della sfera privata, simili parossismi sono del tutto sconosciuti. Si dà per scontato che la sfera pubblica sia trasparente in ogni suo aspetto. Per non dire del ruolo investigativo della stampa, che con tutti i suoi limiti è a distanze siderali da quella italiana, e non si limita certo allo stillicidio delle intercettazioni telefoniche, cioè a guardare dal buco della serratura.
Da noi accade l'inverso. A quando, dunque, il mistero anche sull'esito dei concorsi pubblici, così da riempire ben bene di fumo la campana di vetro?