Albrecht Dürer, Navis Stultorum (in S. Brant, Narrenschiff - 1497)
giovedì 27 ottobre 2011
CoCoCo40 - Resoconti del Consiglio e confusione delle responsabilità
I commenti alla scorsa seduta del Consiglio sono stati di varia natura, com'è ovvio. Quelli più efficaci e corretti colgono appieno il significato politico della mozione di sfiducia, che può piacere o meno, essere condivisa o no, addirittura essere posta in atto oppure no, come il sindaco, more solito, ha annunciato di voler fare. Ma qualcosa ha pur voluto dire, anzi molto.
Altri purtroppo hanno cercato di sminuire questo forte giudizio politico, che è anche una valutazione dell'operato e insieme un'esibizione della reale compattezza e della convinzione che sorreggono (si fa per dire) l'attuale maggioranza.
Questi ultimi anno purtroppo avuto gioco facile per le intemperanze di qualcuno, che possono aver trovato appiglio in atteggiamenti discutibili, ma non si giustificano mai in una sede come questa. Sono spettacoli ai quali purtroppo abbiamo dovuto abituarci e che non giovano purtroppo al decoro di quest'aula né all'immagine che la cittadinanza ne riceve.
Sarebbe però corretto che le valutazioni su quanto accade, nelle ricostruzioni offerte al pubblico, evitassero di coinvolgere il Consiglio in quanto tale, ossia tutti i consiglieri, che non hanno tutti lo stesso atteggiamento, non tutti affrontano le questioni con lo stesso “piglio”, diciamo così, non tutti si lasciano andare, non tutti usano lo stesso linguaggio, non tutti considerano l'aula allo stesso modo, non tutti attentano alla dignità dell'istituzione. Ed è un fatto evidente, niente affatto difficile da cogliere.
Non voglio certo dire che non si possa esprimere un giudizio sull'utilità o meno di certe sedute, sulla produttività stessa del Consiglio, sull'efficacia del lavoro complessivo, naturalmente anche sulle capacità dell'opposizione. Bisognerebbe però essere capaci di distinguere il giudizio politico, che andrebbe espresso chiaramente come tale, non come una sorta di resoconto obiettivo, dal resoconto altrettanto obiettivo di quanto accaduto, attribuendo perciò le responsabilità individuali a coloro cui competono. A ciascuno il suo: non una melassa nella quale gli atteggiamenti si confondono, una notte in cui tutti i gatti sono bigi – e così, alle prossime elezioni, tutti potranno presentarsi come nulla fosse, perché “mal comune mezzo gaudio”. Non è così, e bisogna dirlo.
A me ad esempio appare chiaro di chi sia la responsabilità della situazione quasi disperata, certamente disperante, nella quale versa la nostra città. Il Consiglio qui c'entra poco: magari avesse avuto la possibilità di intervenire in maniera determinante, o perlomeno di esercitare una forte e stabile funzione d'indirizzo. Ma anche questa funzione, lo sappiamo bene, può essere esercitata efficacemente solo se c'è una controparte disposta ad ascoltare.
Non c'è stata, in questi anni: e forse anche qui, in questo atteggiamento si trova la spiegazione di certi episodi comunque deprecabili, la radice di uno svuotamento di senso di tante sedute poco consone alla dignità della nostra funzione.
Altri purtroppo hanno cercato di sminuire questo forte giudizio politico, che è anche una valutazione dell'operato e insieme un'esibizione della reale compattezza e della convinzione che sorreggono (si fa per dire) l'attuale maggioranza.
Questi ultimi anno purtroppo avuto gioco facile per le intemperanze di qualcuno, che possono aver trovato appiglio in atteggiamenti discutibili, ma non si giustificano mai in una sede come questa. Sono spettacoli ai quali purtroppo abbiamo dovuto abituarci e che non giovano purtroppo al decoro di quest'aula né all'immagine che la cittadinanza ne riceve.
Sarebbe però corretto che le valutazioni su quanto accade, nelle ricostruzioni offerte al pubblico, evitassero di coinvolgere il Consiglio in quanto tale, ossia tutti i consiglieri, che non hanno tutti lo stesso atteggiamento, non tutti affrontano le questioni con lo stesso “piglio”, diciamo così, non tutti si lasciano andare, non tutti usano lo stesso linguaggio, non tutti considerano l'aula allo stesso modo, non tutti attentano alla dignità dell'istituzione. Ed è un fatto evidente, niente affatto difficile da cogliere.
Non voglio certo dire che non si possa esprimere un giudizio sull'utilità o meno di certe sedute, sulla produttività stessa del Consiglio, sull'efficacia del lavoro complessivo, naturalmente anche sulle capacità dell'opposizione. Bisognerebbe però essere capaci di distinguere il giudizio politico, che andrebbe espresso chiaramente come tale, non come una sorta di resoconto obiettivo, dal resoconto altrettanto obiettivo di quanto accaduto, attribuendo perciò le responsabilità individuali a coloro cui competono. A ciascuno il suo: non una melassa nella quale gli atteggiamenti si confondono, una notte in cui tutti i gatti sono bigi – e così, alle prossime elezioni, tutti potranno presentarsi come nulla fosse, perché “mal comune mezzo gaudio”. Non è così, e bisogna dirlo.
A me ad esempio appare chiaro di chi sia la responsabilità della situazione quasi disperata, certamente disperante, nella quale versa la nostra città. Il Consiglio qui c'entra poco: magari avesse avuto la possibilità di intervenire in maniera determinante, o perlomeno di esercitare una forte e stabile funzione d'indirizzo. Ma anche questa funzione, lo sappiamo bene, può essere esercitata efficacemente solo se c'è una controparte disposta ad ascoltare.
Non c'è stata, in questi anni: e forse anche qui, in questo atteggiamento si trova la spiegazione di certi episodi comunque deprecabili, la radice di uno svuotamento di senso di tante sedute poco consone alla dignità della nostra funzione.
lunedì 17 ottobre 2011
CoCoCo39 - Transito pedonale pericoloso in via Pasquale Paoli
Segnalo la situazione determinatasi in questi giorni in via Pasquale Paoli, subito oltre la confluenza di via Cuzzi. Sono infatti in corso dei lavori per circa una cinquantina di metri sul marciapiede, la cui percorribilità è perciò del tutto impedita dalla presenza di una recinzione metallica che, opportunamente, delimita la zona di cantiere.
Tuttavia, in assenza di una regolamentazione adeguata o almeno di apposite segnalazioni pedonali, il transito a piedi avviene ora direttamente sulla sede stradale.
Dato che la via Paoli è ben nota a tutti coloro che vi transitano per la dimensione non propriamente ampia delle corsie, si può ritenere la situazione determinatasi essere oggettivamente pericolosa.
Il fenomeno risulta particolarmente grave alla mattina presto e a metà giornata, per la presenza di numerosi studenti che arrivano o escono dal liceo Giovio.
Chiedo pertanto che si provveda con urgenza, prima che per incuria si verifichino incidenti facilmente evitabili.
Tuttavia, in assenza di una regolamentazione adeguata o almeno di apposite segnalazioni pedonali, il transito a piedi avviene ora direttamente sulla sede stradale.
Dato che la via Paoli è ben nota a tutti coloro che vi transitano per la dimensione non propriamente ampia delle corsie, si può ritenere la situazione determinatasi essere oggettivamente pericolosa.
Il fenomeno risulta particolarmente grave alla mattina presto e a metà giornata, per la presenza di numerosi studenti che arrivano o escono dal liceo Giovio.
Chiedo pertanto che si provveda con urgenza, prima che per incuria si verifichino incidenti facilmente evitabili.
lunedì 10 ottobre 2011
CoCoCo38 - Interpellanza sullo stato delle strade ed assicurazioni relative
È sotto gli occhi di tutti il riprovevole stato di manutenzione della rete viaria cittadina. Indipendentemente dalle giustificazioni addotte – “non ci sono soldi”: ma la scarsità di risorse da destinare al capitolo dipende comunque da scelte della Giunta nella ripartizione decisa in bilancio – si deve considerare che questa situazione non fa altro che scaricare sulla cittadinanza costi aggiuntivi ingenti, legati al maggior logorio prodotto su auto e moto dalle buche continue. Altro che “non mettere le mani nelle tasche dei cittadini”! Li si costringe a metterle loro, le mani al portafoglio, per provvedere alle riparazioni dei mezzi, che si rendono necessarie con frequenza innaturale.
Si determina poi un vistoso danno di immagine, specialmente avvertito da chiunque provenga dalla vicina Svizzera, il quale non ha bisogno neppure della segnaletica stradale per rendersi conto di essere arrivato a Como: glielo annuncia la sofferenza delle sospensioni. Altro che “città turistica”: questa è sì una località amena, ma con strutture viarie degradate a livello di terzo mondo. Ma soprattutto, ed è inaccettabile, si determina in tal modo un incremento sensibile degli incidenti e degli infortuni di varia entità a danno di pedoni, ciclisti, automobilisti.
Se si pensa così di risparmiare, ci si sbaglia di grosso! A sua volta, infatti, il Comune deve accollarsi gli oneri di risarcimento dei danni provocati dall’incuria, aumentando il numero dei contenziosi, dato che non tutte le richieste vengono accolte, ed è nella necessità di pagare anno dopo anno rilevanti premi assicurativi.
È perciò preoccupante che la compagnia assicuratrice che ha garantito sinora la copertura dei danni abbia manifestato la sua volontà di non procedere al rinnovo contrattuale per il prossimo anno, evidentemente valutando come eccessivo il rischio economico da assumere di fronte al degrado crescente delle strutture da assicurare; e la gravità del fatto è tanto maggiore, se si considera che la predetta compagnia non copriva in effetti tutta una serie di risarcimenti minori, rimasti a carico del Comune, avendo stabilito una franchigia pari ad euro 26.000.
“Seguite le vostre ambizioni”, recita proprio oggi la pubblicità di Chartis sui quotidiani economici. Tragica ironia, il fatto che quelle della Giunta di Como, verificate alla prova dei fatti, non siano neppure più reputate degne di supporto da una compagnia assicuratrice.
Il futuro è inquietante, in quanto è logico presumere che il degrado crescente non farà che aumentare gli oneri delle richieste di risarcimento.
Lo ribadiamo, la situazione descritta è anzitutto grave per l’oggettiva e sempre crescente incidenza sui futuri bilanci comunali. Ecco perché, con questa interpellanza, intendiamo costringervi a chiarire con assoluta urgenza quali interventi, quali provvedimenti immediati la Giunta Comunale voglia assumere per risanare in maniera funzionale e duratura tanto il manto stradale quanto i marciapiedi, onde prevenire il verificarsi di ulteriori incidenti e, insieme, quali misure intenda adottare la Giunta al fine di garantire una adeguata copertura assicurativa in merito.
Non potete rifiutarvi di dare risposte precise e di assumervi un un impegno che si traduca in fatti, non in chiacchiere o scuse. Manca poco alla fine del vostro mandato, che avreste dignitosamente dovuto concludere già da più di un anno, per offrire alla città una possibilità di ripresa. Non lo avete voluto, ed è una pesante responsabilità. Cercate almeno di provvedere a questa emergenza in modo decente. Non aggravate l’eredità già catastrofica che state lasciando.
testo dell'interpellanza:
I sottoscritti consiglieri
- premesso che
1. il disdicevole stato di manutenzione della rete viaria cittadina ha concorso a determinare, negli ultimi anni, un incremento sensibile degli incidenti e degli infortuni di varia entità a danno di pedoni, ciclisti, automobilisti e dei loro mezzi;
2. la compagnia assicuratrice Chartis, che ha garantito sinora la copertura dei danni, ha manifestato la sua volontà di non procedere al rinnovo contrattuale per il prossimo anno, evidentemente valutando come eccessivo il rischio economico da assumere di fronte al degrado crescente delle strutture da assicurare;
3. la gravità della situazione appare ancora più evidente qualora si consideri che la predetta compagnia non copriva in effetti i risarcimenti minori, avendo stabilito una franchigia pari ad euro 26.000, il che lascia presumere che sia prevedibile nel futuro un incremento delle richieste di risarcimento per importi ben superiori;
- ritenuto che
la situazione descritta prefiguri una oggettiva lesione del diritto alla sicurezza dei cittadini e, insieme, la prospettiva di domande di risarcimento sempre crescenti, a detrimento del bilancio comunale già in precarie condizioni,
- chiedono di conoscere
quali provvedimenti concreti intenda immediatamente assumere la Giunta per risanare in maniera funzionale e duratura tanto il manto stradale quanto i marciapiedi, onde prevenire il verificarsi di incidenti ai danni dei cittadini;
quali misure intenda adottare la Giunta Comunale al fine di garantire una adeguata copertura assicurativa in merito.
Si determina poi un vistoso danno di immagine, specialmente avvertito da chiunque provenga dalla vicina Svizzera, il quale non ha bisogno neppure della segnaletica stradale per rendersi conto di essere arrivato a Como: glielo annuncia la sofferenza delle sospensioni. Altro che “città turistica”: questa è sì una località amena, ma con strutture viarie degradate a livello di terzo mondo. Ma soprattutto, ed è inaccettabile, si determina in tal modo un incremento sensibile degli incidenti e degli infortuni di varia entità a danno di pedoni, ciclisti, automobilisti.
Se si pensa così di risparmiare, ci si sbaglia di grosso! A sua volta, infatti, il Comune deve accollarsi gli oneri di risarcimento dei danni provocati dall’incuria, aumentando il numero dei contenziosi, dato che non tutte le richieste vengono accolte, ed è nella necessità di pagare anno dopo anno rilevanti premi assicurativi.
È perciò preoccupante che la compagnia assicuratrice che ha garantito sinora la copertura dei danni abbia manifestato la sua volontà di non procedere al rinnovo contrattuale per il prossimo anno, evidentemente valutando come eccessivo il rischio economico da assumere di fronte al degrado crescente delle strutture da assicurare; e la gravità del fatto è tanto maggiore, se si considera che la predetta compagnia non copriva in effetti tutta una serie di risarcimenti minori, rimasti a carico del Comune, avendo stabilito una franchigia pari ad euro 26.000.
“Seguite le vostre ambizioni”, recita proprio oggi la pubblicità di Chartis sui quotidiani economici. Tragica ironia, il fatto che quelle della Giunta di Como, verificate alla prova dei fatti, non siano neppure più reputate degne di supporto da una compagnia assicuratrice.
Il futuro è inquietante, in quanto è logico presumere che il degrado crescente non farà che aumentare gli oneri delle richieste di risarcimento.
Lo ribadiamo, la situazione descritta è anzitutto grave per l’oggettiva e sempre crescente incidenza sui futuri bilanci comunali. Ecco perché, con questa interpellanza, intendiamo costringervi a chiarire con assoluta urgenza quali interventi, quali provvedimenti immediati la Giunta Comunale voglia assumere per risanare in maniera funzionale e duratura tanto il manto stradale quanto i marciapiedi, onde prevenire il verificarsi di ulteriori incidenti e, insieme, quali misure intenda adottare la Giunta al fine di garantire una adeguata copertura assicurativa in merito.
Non potete rifiutarvi di dare risposte precise e di assumervi un un impegno che si traduca in fatti, non in chiacchiere o scuse. Manca poco alla fine del vostro mandato, che avreste dignitosamente dovuto concludere già da più di un anno, per offrire alla città una possibilità di ripresa. Non lo avete voluto, ed è una pesante responsabilità. Cercate almeno di provvedere a questa emergenza in modo decente. Non aggravate l’eredità già catastrofica che state lasciando.
testo dell'interpellanza:
I sottoscritti consiglieri
- premesso che
1. il disdicevole stato di manutenzione della rete viaria cittadina ha concorso a determinare, negli ultimi anni, un incremento sensibile degli incidenti e degli infortuni di varia entità a danno di pedoni, ciclisti, automobilisti e dei loro mezzi;
2. la compagnia assicuratrice Chartis, che ha garantito sinora la copertura dei danni, ha manifestato la sua volontà di non procedere al rinnovo contrattuale per il prossimo anno, evidentemente valutando come eccessivo il rischio economico da assumere di fronte al degrado crescente delle strutture da assicurare;
3. la gravità della situazione appare ancora più evidente qualora si consideri che la predetta compagnia non copriva in effetti i risarcimenti minori, avendo stabilito una franchigia pari ad euro 26.000, il che lascia presumere che sia prevedibile nel futuro un incremento delle richieste di risarcimento per importi ben superiori;
- ritenuto che
la situazione descritta prefiguri una oggettiva lesione del diritto alla sicurezza dei cittadini e, insieme, la prospettiva di domande di risarcimento sempre crescenti, a detrimento del bilancio comunale già in precarie condizioni,
- chiedono di conoscere
quali provvedimenti concreti intenda immediatamente assumere la Giunta per risanare in maniera funzionale e duratura tanto il manto stradale quanto i marciapiedi, onde prevenire il verificarsi di incidenti ai danni dei cittadini;
quali misure intenda adottare la Giunta Comunale al fine di garantire una adeguata copertura assicurativa in merito.
mercoledì 28 settembre 2011
Tunnel da ridere... o da piangere
Fa ridere mezzo mondo la dichiarazione del Ministro Gelmini che si congratula solennemente coi ricercatori italiani del Cern e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare per la straordinaria dimostrazione che la materia possa viaggiare più veloce della luce. Afferma infatti che l’Italia ha contribuito con uno stanziamento “stimabile intorno ai 45 milioni di euro” alla costruzione di un fantomatico “tunnel tra il Cern e i laboratori del Gran Sasso”, il quale, se esistesse, misurerebbe 750 chilometri. Di fronte alla valanga di sarcastici commenti, il ministero replica qualificandoli una “polemica ridicola e strumentale”, essendo ovvio che non si tratti di un tunnel materiale. Esistono cioè gallerie senza consistenza fisica? Non lo sapevamo.
Eppure è così: per certi politici è tutto ovvio, nella favolosa “realtà virtuale” che hanno costruito sulla base di una competenza non proprio di prim’ordine. Peccato che proprio adesso il “miracolo italiano” si stia completamente sgretolando, rivelandone la natura fasulla e l’inaffidabilità di chi lo ha proclamato per anni. C’è da chiedersi poi se non sia “strumentale” piuttosto l’affanno con cui questa classe dirigente (si fa per dire) cerca di intestarsi i meriti altrui. Gli scienziati italiani sono sostenuti dai finanziamenti del governo in misura minimamente adeguata, o non sono forse in gran numero costretti all’emigrazione, privandoci della risorsa più preziosa per costruire il futuro? Le forze dell’ordine, ancora capaci di contrastare il crimine ed arrestare i mafiosi, devono forse ringraziare i tagli al bilancio che li privano persino del carburante per le vetture di servizio, molte delle quali ormai logore? Quanto al “ridicolo”, non c’è bisogno di commento, pensando ai titoli che consentono di diventare ministro nell’Italia del ventunesimo secolo.
Eppure è così: per certi politici è tutto ovvio, nella favolosa “realtà virtuale” che hanno costruito sulla base di una competenza non proprio di prim’ordine. Peccato che proprio adesso il “miracolo italiano” si stia completamente sgretolando, rivelandone la natura fasulla e l’inaffidabilità di chi lo ha proclamato per anni. C’è da chiedersi poi se non sia “strumentale” piuttosto l’affanno con cui questa classe dirigente (si fa per dire) cerca di intestarsi i meriti altrui. Gli scienziati italiani sono sostenuti dai finanziamenti del governo in misura minimamente adeguata, o non sono forse in gran numero costretti all’emigrazione, privandoci della risorsa più preziosa per costruire il futuro? Le forze dell’ordine, ancora capaci di contrastare il crimine ed arrestare i mafiosi, devono forse ringraziare i tagli al bilancio che li privano persino del carburante per le vetture di servizio, molte delle quali ormai logore? Quanto al “ridicolo”, non c’è bisogno di commento, pensando ai titoli che consentono di diventare ministro nell’Italia del ventunesimo secolo.
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martedì 27 settembre 2011
CoCoCo37 - Colpi di coda
La notizia di oggi - la possiamo ricavare dalla penna di uno dei più prolifici giornalisti cittadini - è a mio parere il varo, da parte della Giunta, del piano attuativo in via Torriani, quello bocciato dal Consiglio l'11 ottobre scorso ed ora approvato, sia pure con qualche limitazione, sfruttando ogni recesso consentito dal cosiddetto “piano sviluppo”.
Oltre all'altro intervento di via Castellini, già approvato anch'esso, apprendiamo poi delle altre vostre prossime “grandi manovre”: venerdì dovrete correre per approvarne altri sette, se non qualcuno in più, entro le scadenze consentite.
A parte l'avere letto vostre smentite preventive nelle settimane scorse (che questa situazione non si sarebbe verificata), ora puntualmente smentite dai fatti, nel vostro modo di procedere troviamo la perfetta conferma del metodo di governo che ha contrassegnato questi mandati, ossia il passare soddisfatti sopra la testa del fastidioso consiglio, di cui peraltro questa maggioranza stenta ad mantenere il controllo.
Correte, perciò, ad approvare altre volumetrie, utili senza dubbio a chi costruisce, molto meno probabilmente alla città. Correte a realizzare ulteriori spazi abitativi vuoti, montagne di invenduto, realizzando per certo un deprezzamento generalizzato del mercato immobiliare per eccesso di offerta per una città che non attira certo nuovi cittadini.
È giusto d'altronde che approfittiate delle ultime occasioni che avete per lasciare la vostra impronta sulla città futura. Probabilmente non nel segno dell'armonia e della qualità della vita, ma che importa?
Vediamo in questi mesi penosi il massimo responsabile del dissesto politico, culturale e morale nel nostro paese che si sta abbarbicando tenacemente alla gestione del potere fine a se stessa, o più ancora alla propria autoconservazione, del tutto incurante delle conseguenze per la collettività, del prestigio e della credibilità nazionale, ormai privo di direzione, e forse ulteriormente compiaciuto del fatto che con Sansone potranno perire anche molti Filistei, cioè noi. Così a Como, nel nostro piccolo, sembra emergere da questi piccoli atti la continuità di un metodo sciagurato e insensibile. Ancora una volta ignorate il dovere del confronto, modificando quanto già deliberato per assestare un ultimo colpo di coda ad una città che sotto la vostra gestione ha sempre più perso identità e bellezza, dopo avere aggravato con le carenze sempre più vistose nei servizi le condizioni di tutti e dopo avere contribuito al dissesto del bilancio con operazioni grandiose nelle intenzioni, che però non avete saputo gestire con la diligenza non dico dei grandi manager, ma neppure del buon padre di famiglia.
Oltre all'altro intervento di via Castellini, già approvato anch'esso, apprendiamo poi delle altre vostre prossime “grandi manovre”: venerdì dovrete correre per approvarne altri sette, se non qualcuno in più, entro le scadenze consentite.
A parte l'avere letto vostre smentite preventive nelle settimane scorse (che questa situazione non si sarebbe verificata), ora puntualmente smentite dai fatti, nel vostro modo di procedere troviamo la perfetta conferma del metodo di governo che ha contrassegnato questi mandati, ossia il passare soddisfatti sopra la testa del fastidioso consiglio, di cui peraltro questa maggioranza stenta ad mantenere il controllo.
Correte, perciò, ad approvare altre volumetrie, utili senza dubbio a chi costruisce, molto meno probabilmente alla città. Correte a realizzare ulteriori spazi abitativi vuoti, montagne di invenduto, realizzando per certo un deprezzamento generalizzato del mercato immobiliare per eccesso di offerta per una città che non attira certo nuovi cittadini.
È giusto d'altronde che approfittiate delle ultime occasioni che avete per lasciare la vostra impronta sulla città futura. Probabilmente non nel segno dell'armonia e della qualità della vita, ma che importa?
Vediamo in questi mesi penosi il massimo responsabile del dissesto politico, culturale e morale nel nostro paese che si sta abbarbicando tenacemente alla gestione del potere fine a se stessa, o più ancora alla propria autoconservazione, del tutto incurante delle conseguenze per la collettività, del prestigio e della credibilità nazionale, ormai privo di direzione, e forse ulteriormente compiaciuto del fatto che con Sansone potranno perire anche molti Filistei, cioè noi. Così a Como, nel nostro piccolo, sembra emergere da questi piccoli atti la continuità di un metodo sciagurato e insensibile. Ancora una volta ignorate il dovere del confronto, modificando quanto già deliberato per assestare un ultimo colpo di coda ad una città che sotto la vostra gestione ha sempre più perso identità e bellezza, dopo avere aggravato con le carenze sempre più vistose nei servizi le condizioni di tutti e dopo avere contribuito al dissesto del bilancio con operazioni grandiose nelle intenzioni, che però non avete saputo gestire con la diligenza non dico dei grandi manager, ma neppure del buon padre di famiglia.
venerdì 23 settembre 2011
Sopravvivere a malapena...
La durezza della crisi economica ha almeno un merito: anche i più distratti si stanno rendendo conto che per anni la politica (con la p minuscola) ha creato l'illusione di un paese di Bengodi, dove ci si poteva sistemare vita natural durante a spese della collettività, purché si entrasse in una delle tante consorterie: la "casta" e i suoi numerosi stuoli di servitori e raccomandati.
Quantificazioni eccessivamente generose, per non dire sconsiderate, hanno rappresentato non il giusto compenso per il tempo speso al servizio della "casa comune", bensì una sorta di beneficio perpetuo del tutto indipendente dalla qualità del lavoro svolto. Spregiudicati approfittatori hanno trasformato il decoro dell'istituto parlamentare in un’occasione di privilegio ingiustificato, che non tocca i soli politici, ma anche una pletora di inservienti gallonati, di camerieri e barbieri: ad esempio, gli uscieri dei palazzi romani guadagnano quattro volte di più rispetto agli omologhi degli altri grandi paesi europei. L’assistenza sanitaria riservata in cliniche private a qualche centinaio di onorevoli, familiari e conviventi, evidenzia bilanci milionari. I costi per il funzionamento delle strutture si sono dilatati in modo inverosimile, e non sembra proprio che in compenso si sia lavorato più di tanto per risolvere i problemi strutturali del paese. Per gran parte del tempo ci si è invece concentrati sui problemi giudiziari di un condottiero onesto, casto e puro, e sulla spartizione dei posti tra personaggi spesso inconcludenti, ma ben capaci di cumulare massicciamente incarichi e stipendi (Expo docet). Ovvio che la prima preoccupazione dei privilegiati sia quella di sistemare anche i propri rampolli, per risparmiare loro la precarietà che attende gli altri giovani, i figli dei fessi.
Ora, di fronte alla notizia che un'attempata pornodiva ex parlamentare sta per ricevere la pensione dopo essersi fatta vedere in aula alcune volte in un solo mandato quinquennale, mentre ai normali cittadini ormai non bastano nemmeno 35 anni di contributi, si sprecano i commenti. Forse i più significativi sono quelli dei protagonisti stessi, riassunti con raffinata improntitudine da Gerardo Bianco, secondo cui è impensabile un ridimensionamento delle pensioni dorate, perché "bastano appena a sopravvivere". Non ci rimane dunque che augurare buon riposo a tutti i sopravvissuti, cominciando da Vittorio Sgarbi, che prende 8455 euro al mese da quando ha compiuto 54 anni, o Alfonso Pecoraro Scanio (8836 euro al mese dai 49 anni), e tanti altri che, con loro, possono dire di essersi ben meritati l'accostamento a Cicciolina. Come noi elettori meritiamo il cappello da somari, in parte responsabili di aver determinato con le nostre scelte e la nostra credulità l’ascesa di simili personaggi.
Quantificazioni eccessivamente generose, per non dire sconsiderate, hanno rappresentato non il giusto compenso per il tempo speso al servizio della "casa comune", bensì una sorta di beneficio perpetuo del tutto indipendente dalla qualità del lavoro svolto. Spregiudicati approfittatori hanno trasformato il decoro dell'istituto parlamentare in un’occasione di privilegio ingiustificato, che non tocca i soli politici, ma anche una pletora di inservienti gallonati, di camerieri e barbieri: ad esempio, gli uscieri dei palazzi romani guadagnano quattro volte di più rispetto agli omologhi degli altri grandi paesi europei. L’assistenza sanitaria riservata in cliniche private a qualche centinaio di onorevoli, familiari e conviventi, evidenzia bilanci milionari. I costi per il funzionamento delle strutture si sono dilatati in modo inverosimile, e non sembra proprio che in compenso si sia lavorato più di tanto per risolvere i problemi strutturali del paese. Per gran parte del tempo ci si è invece concentrati sui problemi giudiziari di un condottiero onesto, casto e puro, e sulla spartizione dei posti tra personaggi spesso inconcludenti, ma ben capaci di cumulare massicciamente incarichi e stipendi (Expo docet). Ovvio che la prima preoccupazione dei privilegiati sia quella di sistemare anche i propri rampolli, per risparmiare loro la precarietà che attende gli altri giovani, i figli dei fessi.
Ora, di fronte alla notizia che un'attempata pornodiva ex parlamentare sta per ricevere la pensione dopo essersi fatta vedere in aula alcune volte in un solo mandato quinquennale, mentre ai normali cittadini ormai non bastano nemmeno 35 anni di contributi, si sprecano i commenti. Forse i più significativi sono quelli dei protagonisti stessi, riassunti con raffinata improntitudine da Gerardo Bianco, secondo cui è impensabile un ridimensionamento delle pensioni dorate, perché "bastano appena a sopravvivere". Non ci rimane dunque che augurare buon riposo a tutti i sopravvissuti, cominciando da Vittorio Sgarbi, che prende 8455 euro al mese da quando ha compiuto 54 anni, o Alfonso Pecoraro Scanio (8836 euro al mese dai 49 anni), e tanti altri che, con loro, possono dire di essersi ben meritati l'accostamento a Cicciolina. Come noi elettori meritiamo il cappello da somari, in parte responsabili di aver determinato con le nostre scelte e la nostra credulità l’ascesa di simili personaggi.
giovedì 15 settembre 2011
CoCoCo36 - Delibera sul reinserimento sociale di detenuti al termine della pena presso il “Bassone”
Come hanno rilevato anche gli interventi che mi hanno preceduto, non si può certamente essere contrari ad una deliberazione che propone interventi di alto valore sociale e umano. Un suo indubbio pregio, ai miei occhi, è rappresentato dalla corretta concezione della pena che la anima.
Infatti la punizione, il valore deterrente del carcere non devono essere disgiunti da una serie di interventi volti al reinserimento del detenuto, in modo che una volta scontata la pena, egli possa reintegrarsi nella società come un suo membro attivo e non come fonte di ulteriori problemi. Tutto questo non può avvenire per magia, né per semplice inerzia, ma richiede programmi ed investimenti coordinati fra tutti i soggetti che a vario titolo si occupano del problema. Ed è una cosa che la deliberazione mette in campo, benché quello del sostegno finanziario sia un tasto dolente, soprattutto di questi tempi.
Gli aspetti carenti della politica carceraria in Italia, negli ultimi anni, mostrano purtroppo proprio questo ordine di incapacità e di velleitarismo. Sono fioccati i proclami di severità, durezza, “tolleranza zero” nei confronti del crimine, nonché, ancor più importante, di costruzione di nuove carceri per accogliere tutti i soggetti che sarebbero stati puniti da questo “nuovo corso”.
Si è assistito poi alla creazione di nuovi reati senza alcun senso logico, come l'immigrazione clandestina, con l'unico risultato di ingrossare le fila dei detenuti per pure ragioni di propaganda,
e soprattutto al conseguente aumento dell'invivibilità dei luoghi di detenzione, che non di rado dà origine a tragedie, con estremi gesti di disperazione. Un sovraffollamento inaccettabile alla coscienza civile, la quale sa che la punizione inflitta dallo Stato non può mai trasformarsi in tortura.
Questa drammatica situazione, mal governata, porta poi a periodiche richieste d'indulto, anche in buona fede, che vanificano sempre più la concezione che sola può valere a garantire il rispetto della legge, ossia proprio la certezza della pena, come insegnava già il pensiero illuminista, e segnatamente Cesare Beccaria.
In un paese come il nostro, tale prassi risulta tanto più deleteria, quanto più siamo pieni di furbi che cercano di farla franca (e spesso ci riescono), quanto più la cosa pubblica è retta da politicanti senza troppi scrupoli, che dell'impunità personale fanno un obiettivo dell'azione parlamentare ed un vanto, riservando il carcere ai ladri di polli, ad esempio, ma non ai falsificatori di bilanci.
Perciò ritengo che, pur nell'orizzonte, necessariamente limitato, della proposta espressa la deliberazione che ci troviamo a votare abbia un carattere di concretezza e di operatività che – se alle parole seguiranno i fatti – va nella giusta direzione, in quanto pone l'intervento in una prospettiva di speranza e di motivazione al reinserimento da parte dei soggetti coinvolti, che può giovare alla loro esistenza già durante il periodo di espiazione.
Si evidenzia inoltre un'opportuna valorizzazione dell'azione meritoria delle associazioni tramite una regia che coordini gli interventi e promuova un arricchimento dell'offerta attuale.
E però: progetti personalizzati, soluzioni abitative, borse lavoro, sono tutti impegni di rilievo, che non potranno prescindere da un finanziamento robusto e non irrisorio, che richiede impegno all'Amministrazione. Ma questa non sarebbe comunque una valida ragione per non sposare convintamente questa proposta, che si presenta come un investimento sul futuro, il quale si ripaga in termini di inclusione sociale e di diminuzione di altri costi, che non si fatica ad immaginare.
Perciò ripeto: questo atto è pienamente condivisibile, ma solo se alle parole seguiranno i fatti. Sarebbe assai grave, infatti, se nel futuro queste parole dovessero trovarsi disattese da una pratica di bilancio che con scuse più o meno plausibili fa di fatto cadere nel dimenticatoio gli impegni precisi assunti dal Consiglio in questa sede.
La responsabilità che ci assumiamo in questa sede sia tale da trovare concreta realizzazione nell'operato della giunta, dell'assessorato e degli altri soggetti menzionati: in caso contrario questo documento si trasformerebbe in un prendersi gioco della sofferenza e delle difficoltà delle persone, oltre che in un oggettivo lasciar andare le cose, con un aggravamento dei costi sociali di medio e lungo termine.
Infatti la punizione, il valore deterrente del carcere non devono essere disgiunti da una serie di interventi volti al reinserimento del detenuto, in modo che una volta scontata la pena, egli possa reintegrarsi nella società come un suo membro attivo e non come fonte di ulteriori problemi. Tutto questo non può avvenire per magia, né per semplice inerzia, ma richiede programmi ed investimenti coordinati fra tutti i soggetti che a vario titolo si occupano del problema. Ed è una cosa che la deliberazione mette in campo, benché quello del sostegno finanziario sia un tasto dolente, soprattutto di questi tempi.
Gli aspetti carenti della politica carceraria in Italia, negli ultimi anni, mostrano purtroppo proprio questo ordine di incapacità e di velleitarismo. Sono fioccati i proclami di severità, durezza, “tolleranza zero” nei confronti del crimine, nonché, ancor più importante, di costruzione di nuove carceri per accogliere tutti i soggetti che sarebbero stati puniti da questo “nuovo corso”.
Si è assistito poi alla creazione di nuovi reati senza alcun senso logico, come l'immigrazione clandestina, con l'unico risultato di ingrossare le fila dei detenuti per pure ragioni di propaganda,
e soprattutto al conseguente aumento dell'invivibilità dei luoghi di detenzione, che non di rado dà origine a tragedie, con estremi gesti di disperazione. Un sovraffollamento inaccettabile alla coscienza civile, la quale sa che la punizione inflitta dallo Stato non può mai trasformarsi in tortura.
Questa drammatica situazione, mal governata, porta poi a periodiche richieste d'indulto, anche in buona fede, che vanificano sempre più la concezione che sola può valere a garantire il rispetto della legge, ossia proprio la certezza della pena, come insegnava già il pensiero illuminista, e segnatamente Cesare Beccaria.
In un paese come il nostro, tale prassi risulta tanto più deleteria, quanto più siamo pieni di furbi che cercano di farla franca (e spesso ci riescono), quanto più la cosa pubblica è retta da politicanti senza troppi scrupoli, che dell'impunità personale fanno un obiettivo dell'azione parlamentare ed un vanto, riservando il carcere ai ladri di polli, ad esempio, ma non ai falsificatori di bilanci.
Perciò ritengo che, pur nell'orizzonte, necessariamente limitato, della proposta espressa la deliberazione che ci troviamo a votare abbia un carattere di concretezza e di operatività che – se alle parole seguiranno i fatti – va nella giusta direzione, in quanto pone l'intervento in una prospettiva di speranza e di motivazione al reinserimento da parte dei soggetti coinvolti, che può giovare alla loro esistenza già durante il periodo di espiazione.
Si evidenzia inoltre un'opportuna valorizzazione dell'azione meritoria delle associazioni tramite una regia che coordini gli interventi e promuova un arricchimento dell'offerta attuale.
E però: progetti personalizzati, soluzioni abitative, borse lavoro, sono tutti impegni di rilievo, che non potranno prescindere da un finanziamento robusto e non irrisorio, che richiede impegno all'Amministrazione. Ma questa non sarebbe comunque una valida ragione per non sposare convintamente questa proposta, che si presenta come un investimento sul futuro, il quale si ripaga in termini di inclusione sociale e di diminuzione di altri costi, che non si fatica ad immaginare.
Perciò ripeto: questo atto è pienamente condivisibile, ma solo se alle parole seguiranno i fatti. Sarebbe assai grave, infatti, se nel futuro queste parole dovessero trovarsi disattese da una pratica di bilancio che con scuse più o meno plausibili fa di fatto cadere nel dimenticatoio gli impegni precisi assunti dal Consiglio in questa sede.
La responsabilità che ci assumiamo in questa sede sia tale da trovare concreta realizzazione nell'operato della giunta, dell'assessorato e degli altri soggetti menzionati: in caso contrario questo documento si trasformerebbe in un prendersi gioco della sofferenza e delle difficoltà delle persone, oltre che in un oggettivo lasciar andare le cose, con un aggravamento dei costi sociali di medio e lungo termine.
mercoledì 31 agosto 2011
Raccomandazioni per futuri nani e ballerine
Pochi giorni or sono è stata pubblicata da Universinet.it un'indagine tra gli studenti che si accingono ad entrare all'università, dalla quale risulterebbe che è più importante trovare una raccomandazione (86% degli intervistati) che studiare (13%), e addirittura che il 48% sarebbe disposto a concedere favori sessuali in cambio di ammissioni e promozioni. Il dato, in aumento rispetto allo scorso anno, è in sé opinabile: personalmente, confesso che mi riuscirebbe difficile crederlo per l'enorme maggioranza degli studenti che ho conosciuto nella mia attività professionale, ma ammetto che potrei peccare di ingenuità.
Lasciando ai sociologi riflessioni più circostanziate, la notizia non lascia comunque indifferenti, perché sembra confermare il radicamento di una deleteria tradizione nazionale, l'istituto della raccomandazione, quale via considerata ormai la sola efficace per raggiungere i propri scopi, anche da parte di chi, per la giovane età, dovrebbe essere meno portato al cinismo e magari, disgustato, saper contestare il cattivo esempio di tanti adulti.
Forse una certa disattenzione di educatori e famiglie, l’abitudine a lasciar correre, il pensare in termini sostanzialmente egoistici e privatistici, finisce per giustificare, agli occhi di molti, compromessi sempre meno degni della dignità della persona: non è un caso che il rispetto di essa sia ormai sistematicamente assente dalla comunicazione televisiva, la quale è in grado di proporre modelli di comportamento “al ribasso” con una forza impareggiabile.
Perché infatti meravigliarsi della diffusa propensione a vendersi, quando uomini vistosamente corrotti, ricattatori condannati dai giudici, prostitute cinematografiche e non, vengono accolti tra mille applausi nei cosiddetti salotti televisivi (non usiamo termini più appropriati, perché qualcuno sarebbe capace di offendersi)? Lo sterminato numero di coloro che una volta si definivano “nani e ballerine” se la passa tanto male, nel nostro paese? E la stessa legge elettorale in vigore per le politiche non è forse un grandioso inno alla raccomandazione, alla nomina dall'alto di candidati, eseguita sulla base di non ben chiarite fedeltà e promesse di sottomissione ai vertici?
È francamente ridicolo che l’esaltazione di comportamenti propri degli animali (per quanto riguarda la soddisfazione di istinti primordiali) e dei servi (per il procacciamento di vantaggi e privilegi a scapito dei “fessi”) sia a volte spacciata per un corollario del pensiero liberale da uomini di modesto comprendonio. In fondo, se “io sono mio”, perché non dovrei fissare un prezzo per quello che sono disposto a concedere? Cosa c’è di male?
In termini rozzamente individualistici, forse niente. Sul piano della vita comune, però, sembra ovvio che chi è incline a vendere se stesso, ancor di più sarà incline a vendere gli altri. È questo il futuro che stiamo preparando?
Lasciando ai sociologi riflessioni più circostanziate, la notizia non lascia comunque indifferenti, perché sembra confermare il radicamento di una deleteria tradizione nazionale, l'istituto della raccomandazione, quale via considerata ormai la sola efficace per raggiungere i propri scopi, anche da parte di chi, per la giovane età, dovrebbe essere meno portato al cinismo e magari, disgustato, saper contestare il cattivo esempio di tanti adulti.
Forse una certa disattenzione di educatori e famiglie, l’abitudine a lasciar correre, il pensare in termini sostanzialmente egoistici e privatistici, finisce per giustificare, agli occhi di molti, compromessi sempre meno degni della dignità della persona: non è un caso che il rispetto di essa sia ormai sistematicamente assente dalla comunicazione televisiva, la quale è in grado di proporre modelli di comportamento “al ribasso” con una forza impareggiabile.
Perché infatti meravigliarsi della diffusa propensione a vendersi, quando uomini vistosamente corrotti, ricattatori condannati dai giudici, prostitute cinematografiche e non, vengono accolti tra mille applausi nei cosiddetti salotti televisivi (non usiamo termini più appropriati, perché qualcuno sarebbe capace di offendersi)? Lo sterminato numero di coloro che una volta si definivano “nani e ballerine” se la passa tanto male, nel nostro paese? E la stessa legge elettorale in vigore per le politiche non è forse un grandioso inno alla raccomandazione, alla nomina dall'alto di candidati, eseguita sulla base di non ben chiarite fedeltà e promesse di sottomissione ai vertici?
È francamente ridicolo che l’esaltazione di comportamenti propri degli animali (per quanto riguarda la soddisfazione di istinti primordiali) e dei servi (per il procacciamento di vantaggi e privilegi a scapito dei “fessi”) sia a volte spacciata per un corollario del pensiero liberale da uomini di modesto comprendonio. In fondo, se “io sono mio”, perché non dovrei fissare un prezzo per quello che sono disposto a concedere? Cosa c’è di male?
In termini rozzamente individualistici, forse niente. Sul piano della vita comune, però, sembra ovvio che chi è incline a vendere se stesso, ancor di più sarà incline a vendere gli altri. È questo il futuro che stiamo preparando?
venerdì 12 agosto 2011
Squali
Ebbene, dopo anni di gestione spensierata è giunto il momento di valutare appieno l'opera di governo di un centrodestra illusionista, oppure no? Meno tasse, promozione dell'impresa, sostegno della famiglia: ecco le balle più clamorose, fra le tante promesse mai realizzate. Si accompagnano a cose meno confessabili, come lo scarso contrasto alla corruzione e all'evasione fiscale, e ancor più al costante rigonfiamento delle spese correnti, con l'obiettivo principale di mantenere consenso e di continuare ad impinguare amici, clienti e cricche varie.
Ora, però, sembra che il limite del baratro sia stato raggiunto e non resti che mettere mano a provvedimenti straordinari. Lacrime e sangue saranno ripartiti in egual misura per tutti? In realtà il sospetto è che operai e ceto medio, la gente comune, resteranno fregati per bene: continuano a dir loro che in sostanza non cambierà nulla, prendendo tempo per studiare il modo di far pagare la massa dei fessi e lasciare intatti i grandi patrimoni e i traffici degli speculatori. Spolpato per bene l'osso della cosa pubblica con cattive gestioni ed infiniti sprechi, strombazzano per bocca di economisti mignon e giornali-megafono la ricetta miracolosa: è indispensabile vendere tutti i beni dello stato. Tutti, senza esclusione: non c'è che dire, è una bella sparata per tempi di crisi.
Suona come un meraviglioso progetto liberista. Forse un atto di ravvedimento, per un governo che in tanti anni non ha saputo liberalizzare nessun settore, e che la concorrenza vera, la competizione ad armi pari l'ha sempre avversata, tutelando allo spasimo le corporazioni e il duopolio televisivo? O non è magari l'occasione propizia per svendere gli ultimi gioielli di famiglia, consegnando un patrimonio pubblico nelle mani dei più furbi, degli intrallazzatori che sanno coltivare le amicizie politiche, delle cordate e degli squali che poi – come avviene nel caso di tanti uffici ministeriali, costretti a versare affitti esorbitanti – fanno pagare a caro prezzo l'utilizzo degli stessi beni alla collettività?
Fissare lo sguardo sulla condizione attuale del paese è difficile, e può essere veramente sgradevole; ma continuare a fidarsi di chi ci dice che realizzerà il miracolo “senza metterci le mani in tasca” e tenta di operare un incanto, sia pur meno spiacevole, proiettando miraggi nelle nostre menti, è solo un inconsapevole suicidio.
Ora, però, sembra che il limite del baratro sia stato raggiunto e non resti che mettere mano a provvedimenti straordinari. Lacrime e sangue saranno ripartiti in egual misura per tutti? In realtà il sospetto è che operai e ceto medio, la gente comune, resteranno fregati per bene: continuano a dir loro che in sostanza non cambierà nulla, prendendo tempo per studiare il modo di far pagare la massa dei fessi e lasciare intatti i grandi patrimoni e i traffici degli speculatori. Spolpato per bene l'osso della cosa pubblica con cattive gestioni ed infiniti sprechi, strombazzano per bocca di economisti mignon e giornali-megafono la ricetta miracolosa: è indispensabile vendere tutti i beni dello stato. Tutti, senza esclusione: non c'è che dire, è una bella sparata per tempi di crisi.
Suona come un meraviglioso progetto liberista. Forse un atto di ravvedimento, per un governo che in tanti anni non ha saputo liberalizzare nessun settore, e che la concorrenza vera, la competizione ad armi pari l'ha sempre avversata, tutelando allo spasimo le corporazioni e il duopolio televisivo? O non è magari l'occasione propizia per svendere gli ultimi gioielli di famiglia, consegnando un patrimonio pubblico nelle mani dei più furbi, degli intrallazzatori che sanno coltivare le amicizie politiche, delle cordate e degli squali che poi – come avviene nel caso di tanti uffici ministeriali, costretti a versare affitti esorbitanti – fanno pagare a caro prezzo l'utilizzo degli stessi beni alla collettività?
Fissare lo sguardo sulla condizione attuale del paese è difficile, e può essere veramente sgradevole; ma continuare a fidarsi di chi ci dice che realizzerà il miracolo “senza metterci le mani in tasca” e tenta di operare un incanto, sia pur meno spiacevole, proiettando miraggi nelle nostre menti, è solo un inconsapevole suicidio.
venerdì 29 luglio 2011
Attori
Sin dall'epoca della Commedia dell'Arte, l'Italia ha visto cimentarsi nella pratica della recitazione gran quantità di persone. Anche in tempi recenti, produciamo eccellenti attori di teatro, che purtroppo non raccolgono in genere gli stessi riconoscimenti di quelli, solitamente mediocri, che si dedicano al cinema, o alla banalità assoluta delle fiction televisive.
Vi è però un'ultima categoria di attori, che sembra quella meglio sistemata di tutte. Lo possiamo constatare facilmente in quella serie di episodi sempre più farseschi che la politica nazionale ci sottopone, culminata ora nell'istituzione di pseudo-sedi ministeriali nella Villa Reale di Monza. Vi è il fondato sospetto che ci costeranno care senza servire a niente, ma chi saprebbe rinunciare al quadretto di una classe politica che celebra se stessa e la propria capacità di incantare le masse? I salamelecchi della circostanza, e soprattutto la foto di Bossi che sventola una mazzetta di denaro millantando di “portare i soldi al Nord” ci rivelano meglio ancora delle tante contraddittorie dichiarazioni delle pagine politiche, che alla guida del paese si è installata da anni una simpatica compagnia di guitti in grado di recitare meravigliosamente “a soggetto”, secondo l'estro del momento, nonché abilissimi nell'aggirare sistematicamente i nodi irrisolti di un paese in crisi. E nel piazzare intanto i “figli d'arte” su remunerate poltrone nei vari Consigli politici ed amministrativi, restando sempre in sella e raccontandoci che va tutto per il meglio. Le claques che ancora li applaudono, presumono davvero che l'illusione durerà per sempre? O si ricrederanno, una volta che il sipario sarà bruscamente calato?
Vi è però un'ultima categoria di attori, che sembra quella meglio sistemata di tutte. Lo possiamo constatare facilmente in quella serie di episodi sempre più farseschi che la politica nazionale ci sottopone, culminata ora nell'istituzione di pseudo-sedi ministeriali nella Villa Reale di Monza. Vi è il fondato sospetto che ci costeranno care senza servire a niente, ma chi saprebbe rinunciare al quadretto di una classe politica che celebra se stessa e la propria capacità di incantare le masse? I salamelecchi della circostanza, e soprattutto la foto di Bossi che sventola una mazzetta di denaro millantando di “portare i soldi al Nord” ci rivelano meglio ancora delle tante contraddittorie dichiarazioni delle pagine politiche, che alla guida del paese si è installata da anni una simpatica compagnia di guitti in grado di recitare meravigliosamente “a soggetto”, secondo l'estro del momento, nonché abilissimi nell'aggirare sistematicamente i nodi irrisolti di un paese in crisi. E nel piazzare intanto i “figli d'arte” su remunerate poltrone nei vari Consigli politici ed amministrativi, restando sempre in sella e raccontandoci che va tutto per il meglio. Le claques che ancora li applaudono, presumono davvero che l'illusione durerà per sempre? O si ricrederanno, una volta che il sipario sarà bruscamente calato?
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lunedì 25 luglio 2011
Show volgari alla festa PD di Campiano
http://www.zeroviolenzadonne.it/rassegna/pdfs/1389c426fa20a85c5a599bd300ecc3e1.pdf
Leggiamo anche che secondo il Pd locale ''le polemiche dei giorni scorsi hanno prodotto un'immagine distorta e sbagliata della festa e delle iniziative che contiene'' e ''la moralita' e coerenza con i valori del partito dei volontari non possono essere messi in discussione'' anzi ''dopo 65 anni di storia la festa di Campiano, cosi' come la dignita' dei volontari che la realizzano, sono un patrimonio di cui il Pd e' orgoglioso e che intende salvaguardare''. Da qui il richiamo agli organizzatori, nato dalla ''necessita' di mantenere lo spirito di aggregazione e di partecipazione della comunita' che ha sempre contraddistinto la festa, ed evitare situazioni che producono divisioni, lacerazioni e contrasti''.
In effetti, era proprio difficile pensarci prima... Se queste fossero le capacità di leggere la società e di affermare valori del PD, saremmo a posto! Questo episodio, come la più lieve - ma non indifferente - vicenda del manifesto con le gambe femminili in bella vista, testimoniano che per "esser come la gggggente", spesso si rinuncia a riflettere, facendo prevalere una assoluta superficialità che sconfina nella stupidità politica, prima ancora che umana. La mercificazione del corpo femminile (indipendentemente dal consenso prezzolato dell'interessata) non è stato forse il tratto più caratterizzante della subcultura berlusconiana, in lunghi anni di TV ben prima che nelle ville sarde o tra le mura di Palazzo Grazioli? Ci vuole un master in scienze della comunicazione per capirlo? Il rimedio tentato di fronte alle sacrosante proteste delle donne del PD (uno spogliarello maschile) appare poi come una piena convalida del fatto che la grossolanità era intesa, voluta, difesa.
Che idea della persona, quale progetto di società ne emerge? E ai vertici del partito, costa tanto mostrarsi un poco più incisivi, richiedendo almeno pubbliche scuse di fronte a queste offese alla dignità umana? Temono di essere qualificati come bacchettoni?
Leggiamo anche che secondo il Pd locale ''le polemiche dei giorni scorsi hanno prodotto un'immagine distorta e sbagliata della festa e delle iniziative che contiene'' e ''la moralita' e coerenza con i valori del partito dei volontari non possono essere messi in discussione'' anzi ''dopo 65 anni di storia la festa di Campiano, cosi' come la dignita' dei volontari che la realizzano, sono un patrimonio di cui il Pd e' orgoglioso e che intende salvaguardare''. Da qui il richiamo agli organizzatori, nato dalla ''necessita' di mantenere lo spirito di aggregazione e di partecipazione della comunita' che ha sempre contraddistinto la festa, ed evitare situazioni che producono divisioni, lacerazioni e contrasti''.
In effetti, era proprio difficile pensarci prima... Se queste fossero le capacità di leggere la società e di affermare valori del PD, saremmo a posto! Questo episodio, come la più lieve - ma non indifferente - vicenda del manifesto con le gambe femminili in bella vista, testimoniano che per "esser come la gggggente", spesso si rinuncia a riflettere, facendo prevalere una assoluta superficialità che sconfina nella stupidità politica, prima ancora che umana. La mercificazione del corpo femminile (indipendentemente dal consenso prezzolato dell'interessata) non è stato forse il tratto più caratterizzante della subcultura berlusconiana, in lunghi anni di TV ben prima che nelle ville sarde o tra le mura di Palazzo Grazioli? Ci vuole un master in scienze della comunicazione per capirlo? Il rimedio tentato di fronte alle sacrosante proteste delle donne del PD (uno spogliarello maschile) appare poi come una piena convalida del fatto che la grossolanità era intesa, voluta, difesa.
Che idea della persona, quale progetto di società ne emerge? E ai vertici del partito, costa tanto mostrarsi un poco più incisivi, richiedendo almeno pubbliche scuse di fronte a queste offese alla dignità umana? Temono di essere qualificati come bacchettoni?
lunedì 18 luglio 2011
Corporazioni + privilegi = declino inarrestabile
Se il paese un giorno andrà a fondo, è ovvio, le responsabilità saranno molteplici. Sembra tuttavia che in questi giorni una discreta parte se la siano voluta assumere quei rappresentanti di corporazioni seduti in Parlamento a difendere interessi e rendite di una ristretta parte di Italiani, contro gli altri. Come definire altrimenti l'atteggiamento di quelle decine di avvocati-parlamentari della maggioranza che hanno minacciato di non votare la manovra finanziaria se non si fossero azzerate le liberalizzazioni riguardanti il loro Ordine? E cosa pensare di quella quindicina di sindaci e presidenti di Provincia-parlamentari, che hanno annunciato un'analoga, cieca opposizione pur di non perdere il diritto al cumulo delle cariche e degli emolumenti?
Già, perché a motivare la difesa con fiero cipiglio della categoria cui appartengono questi illustri rappresentanti del popolo (ma, nella sostanza, lo sono davvero?) è soprattutto l'intoccabilità del privilegio di continuare a esercitare la professione o le altre cariche amministrative anche durante il mandato elettivo, in spregio a qualunque conflitto di interessi, cumulando reddito e indennità, e anzi incrementando il volume dei clienti e degli affari grazie alla carica ricoperta, a differenza di quanto avviene ad esempio per professori e magistrati che devono andare in aspettativa. E un avvocato può addirittura legiferare sulla materia delle cause di cui si sta occupando!
Ma perché stupirsi? In un frangente tanto grave come l'attuale, la maggioranza al completo è stata lesta nel caricare gli Italiani dei necessari sacrifici, guardandosi bene però dall'annullare spese che non portano alcun beneficio alla collettività, come i vitalizi degli ex parlamentari, e dall'approvare la tante volte promessa riduzione degli emolumenti di quelli in carica, con il taglio delle auto blu e di altri privilegi. Chissà se, per costoro, siamo davvero tutti sulla stessa barca?
Già, perché a motivare la difesa con fiero cipiglio della categoria cui appartengono questi illustri rappresentanti del popolo (ma, nella sostanza, lo sono davvero?) è soprattutto l'intoccabilità del privilegio di continuare a esercitare la professione o le altre cariche amministrative anche durante il mandato elettivo, in spregio a qualunque conflitto di interessi, cumulando reddito e indennità, e anzi incrementando il volume dei clienti e degli affari grazie alla carica ricoperta, a differenza di quanto avviene ad esempio per professori e magistrati che devono andare in aspettativa. E un avvocato può addirittura legiferare sulla materia delle cause di cui si sta occupando!
Ma perché stupirsi? In un frangente tanto grave come l'attuale, la maggioranza al completo è stata lesta nel caricare gli Italiani dei necessari sacrifici, guardandosi bene però dall'annullare spese che non portano alcun beneficio alla collettività, come i vitalizi degli ex parlamentari, e dall'approvare la tante volte promessa riduzione degli emolumenti di quelli in carica, con il taglio delle auto blu e di altri privilegi. Chissà se, per costoro, siamo davvero tutti sulla stessa barca?
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