Albrecht Dürer, Navis Stultorum (in S. Brant, Narrenschiff - 1497)

martedì 31 marzo 2009

Raccontatene un'altra...

La commissione urbanistica di Palazzo Cernezzi, con il voto favorevole dei soli commissari di maggioranza, ha approvato il Piano integrato d’intervento per la riqualificazione del quartiere ex Ticosa a opera di Multi Development, la società che ha vinto la gara per i lavori. Il PII dovrebbe approdare in consiglio comunale per il via libera definitivo pochi giorni dopo l’approvazione del bilancio, la cui discussione, secondo calendario, dovrebbe iniziare giovedì.
A parte le questioni dell'aumento esponenziale delle altezze edificabili, Mario Lucini ha fatto notare che secondo quanto contenuto a pagina 15 del preliminare di compra-vendita “Multi era tenuta a rinnovare la fideiussione antro 30 giorni dalla scadenza, in caso contrario i 3 milioni sarebbero potuti essere richiesti dal Comune come acconto, e Multi avrebbe dovuto comunque rinnovare la fideiussione». Insomma, Palazzo Cernezzi avrebbe potuto già incamerare 3 milioni di euro da investire in opere pubbliche senza aspettare l’esito della compravendita. Il dirigente del settore Urbanistico, Roberto Laria, ha spiegato che «il Comune non si è accorto che la fideiussione stava scadendo». Insomma, 3 milioni sfumati.
Di fronte ad una simile dichiarazione si può solo commentare: «ma chi ci può credere?». Certo, tutto può essere, se per voi esistono ancora le fate, i puffi, il gatto mammone...

venerdì 27 marzo 2009

L'incompreso vincente

Luciano Violante, in un'odierna intervista al Corriere, ricorda la completa sottovalutazione del "fenomeno" Berlusconi da parte dei dirigenti Pds che ironizzavano: «Chi è questo? Cosa vuole? Come si permette di irrompere nella nostra politica in modo così sgrammaticato? [...] Non capimmo che cominciava una nuova era [...] Pensando: e che un partito si fonda così?. [...] Ci credevamo poco. Mentre lui tesseva alleanze, stringeva patti con la Lega, con la destra... noi ironizzavamo». E quando, il 26 gennaio del 1994, Berlusconi registrò il suo primo messaggio televisivo, mettendo una calza da donna davanti all’obiettivo della telecamera per garantirsi così un effetto visivo più fascinoso? «Pensammo fosse una roba poco seria. E sbagliammo. Perché lui, invece, aveva già intuito come la nuova società italiana stesse cambiando e, alla verità del merito, tipica della nostra storia comunista, si stesse sovrapponendo la verità della forma».
Sin qui il ricordo, e l'onesta ammissione alla luce, tardiva, dei fatti. La realtà più profonda è però un'altra: nessuno osava ammettere che in Italia un guitto capace, un ciarlatano convinto, purché abbia un'ambizione smodata, è veramente in grado di rivoluzionare la vita politica. Non è la prima volta nella storia del paese. E Montanelli si è purtroppo rivelato un illuso, profetizzando che una sola dose di Berlusconi sarebbe valsa ad immunizzare gli Italiani per sempre. Al contrario, se lo sono fatto piacere e si identificano in lui.
Il triste motivo? È che costui non stenta a trovare compagni, sostenitori e financo adoratori, purché abbiano da trarne un vantaggio. È lo spirito caudatario. Da noi non si usa dire: «Ma no, in fondo sono una persona seria, ho una mia dignità, a questa farsa non mi presto». Bensì: «Cosa me ne viene?». Così si costruisce la storia patria...

lunedì 23 marzo 2009

La voce del padrone, come sempre

Aldo Grasso segue con puntualità sul "Corriere" la difficile situazione dell'informazione televisiva: dati alla mano, l'opposizione è sempre più relegata nell'angolo, e il PD si vede rappresentato solo dal segretario Franceschini (con spazi comunque ridotti). I fatti parlano da soli, ed è confermata la tendenza inquietante alla sottomissione alla logica del "più forte" (meglio sarebbe parlare, nel contesto illustrato ieri sera da Report, di prepotente). Resta solo di sentire il solito pontificatore che da sinistra ci spiega che no, il controllo della televisione non influisce sui flussi elettorali e sulla determinazione del consenso. Chiaro, se l'opposizione non è credibile non sarà capace di spostare i voti, ma quando è sistematicamente silenziata, oppure zittita stizzosamente da giganti della comunicazione politica tipo Bonaiuti, Bocchino e Capezzone, cosa volete che pensi l'italiano medio, preso dai pensieri e dalle difficoltà quotidiane, e magari bramoso di distrarsi con l'altra spazzatura televisiva? Ascolta quieto la voce del padrone: che altro?

La classifica dei tempi di parola - dice Grasso - è impietosa. "Sulla prima posizione non c'è notizia (un uomo solo al comando): persino quando era all'opposizione, Silvio Berlusconi la occupava saldamente. Nell'ultimo mese il presidente del Consiglio «occupa» quasi due ore «di parola» nei sette notiziari, in edizione meridiana e serale. Secondo è Franceschini, ma con meno di un'ora. Nel mese precedente, Veltroni varcava la soglia dell'ora. [...] Franceschini a parte, il Pd quasi non esiste nei tg; nelle prime posizioni ci sono Sacconi, Fini, il presidente Napolitano, Schifani, Gasparri, Capezzone, Tremonti, Casini, il Papa, Maroni, Di Pietro. [...] c'è grande differen­za fra i tg Rai e Mediaset. Sui notiziari Rai il segretario Pd supera di qualche minuto il presidente del Consiglio. Ma nei tg Mediaset Franceschini scivola al 150 posto." Come volevasi dimostrare: nessuno ai TG ruba lo stipendio, si esegue puntualmente quanto richiesto, "siamo qui per questo".

giovedì 19 marzo 2009

Restauri scolastici a Como

Finalmente in tanti rivolgono l'attenzione alle condizioni, assai spesso precarie, in cui versano i nostri edifici scolastici, i quali in fondo sono la vera cartina di tornasole che consente di valutare in modo visibile la cura e gli investimenti che i vari governi hanno dedicato alla scuola italiana, al di là degli infiniti proclami. Ben venga, dunque, che anche a Como l'assessore provinciale parli di "meno feste" (tanto utili a catturare l'attenzione elettorale, peraltro, e mai risparmiate in questi anni) e più interventi a breve termine per almeno un terzo degli istituti: sperando, è il caso di dire, che lo stato centrale invii risorse bastanti almeno a questi primi interventi.
Sulla base di quanto ho quotidianamente sott'occhio, però, mi permetto di rivolgere un'esortazione energica a chi di dovere: in primo luogo, attenzione agli appalti faciloni che richiedono un accurato vaglio delle garanzie fornite, e non solo dei prezzi al ribasso; e soprattutto, imponete l'obbligo di una verifica finale della qualità effettiva dei lavori e dei materiali utilizzati. Che senso ha rinnovare porte e finestre, tanto per fare un esempio, se già a partire dall'anno scolastico successivo una gran parte di esse risulta inservibile, danneggiata non tanto da un accanimento vandalico, bensì dall'uso ordinario di un luogo pubblico a forte affluenza? Perché le vernici si scrostano o i tubi perdono, in tempi non certamente biblici, ma già poco dopo il termine dei lavori? Perché certe aule "nuove" hanno un'acustica tale da renderle quasi inservibili per l'attività didattica?
Certo, le strutture portanti saranno rimesse in sicurezza, ma l'impressione generale dopo alcuni interventi è che il presunto risparmio, ammesso e non concesso che vi sia stato, finisca per creare situazioni non molto diverse da quelle che si sarebbero dovute sanare.
Esprimo perciò l'auspicio che, per questi prossimi interventi, si realizzi una vigilanza migliore di quanto non si è fatto finora, evitando di dissipare queste risorse dei contribuenti, tanto più preziose in tempo di crisi.

mercoledì 4 marzo 2009

La natura? Da violentare per legge...

I praticanti la caccia sono scesi da 1.574.873 nel 1985 a 765.504 nel 2009. Una buona notizia sul piano della civiltà e sensibilità ambientale, sembrerebbe. Ma le lobby non stanno a guardare: spinte dai più nobili e disinteressati motivi attivano i loro strumenti all'interno del Parlamento. Al Senato è in discussione la proposta di modifica di legge del parlamentare del Popolo della Libertà, Franco Orsi, in materia di caccia. Questi politici "amano e difendono la vita", perciò... tentano giustamente di smantellare la legge 157/1992, l’unica legge (neppur troppo rigorosa) che tutela direttamente la fauna selvatica nel nostro Paese.
L'elenco dei cambiamenti peggiorativi è impressionante, tanto più se si considera che negli anni si sono succedute le messe in mora dell'Italia da parte della Commissione Europea, nonché le condanne della Corte di Giustizia Europea per le manifeste inadempienze del nostro paese nei confronti delle disposzioni comunitarie. Qui si rema contro ancor più sfacciatamente che in passato. Nella nuova proposta infatti:
- scompare l’interesse della comunità nazionale e internazionale per la tutela della fauna;
- scompare la definizione di specie superprotette: animali come il Lupo, l’Orso, le aquile, i fenicotteri, i cigni, le cicogne e tanti altri, in Italia non godranno più delle particolari protezioni previste dalla normativa comunitaria e internazionale;
- si apre la caccia lungo le rotte di migrazione: un fatto che arrecherà grande disturbo e incentiverà il bracconaggio, in aree molto importanti per il delicatissimo viaggio e la sosta degli uccelli migratori;
- si attua la totale liberalizzazione dei richiami vivi con la possibilità di detenerne e utilizzarne un numero illimitato;
- viene mortificata la ricerca scientifica: l’autorità scientifica di riferimento per lo Stato (l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, oggi ISPRA)
- rischia di essere completamente sostituta da istituti regionali che rilasceranno pareri su materie di rilevanza nazionale e comunitaria;
- la creazione di istituti regionali renderà potenzialmente impossibile effettuare studi, ricerche e individuazione di standard uniformi sul territorio nazionale; si apre la caccia nei parchi a specie non cacciabili: la formulazione del Testo Orsi rende possibile la caccia in deroga (cioè la caccia alle specie non cacciabili) addirittura nei Parchi e nelle altre aree protette;
- saranno punite le regioni che proteggono oltre il 30% del territorio regionale: chi protegge "troppa" natura sarà punito (!);
- è prevista la licenza di caccia a 16 anni; viene liberalizzato lo sterminio di lupi, orsi, cervi, cani e gatti vaganti: i sindaci assumono poteri di autorizzare interventi di abbattimenti e eradicazione degli animali, in barba alle più elementari norme europee;
- viene consentito emanare leggi regionali per cacciare specie non cacciabili;
- viene consentito cacciare con neve e ghiaccio: in momenti di grandi difficoltà per gli animali a reperire cibo, rifugio, calore;
- vi sarà un ritorno all’utilizzo degli uccelli come zimbelli;
- viene ridotta la vigilanza venatoria: le guardie ecologiche e zoofile non potranno più svolgere vigilanza nonostante l’Italia sia il Paese con il tasso di bracconaggio più alto d’Europa;
- viene cancellato l’Ente Nazionale Protezione Animali dal Comitato tecnico nazionale: le associazioni ambientaliste presenti nel Comitato sulla 157 saranno ridotte da quattro a tre. L’ENPA, storica associazione animalista italiana, viene del tutto estromessa.
Si perde anche la voglia di commentare simili nefandezze, così tipiche di un andazzo italico: arraffo e distruggo quel che c'è, finché ce n'è, e tanti saluti ai fessi che verranno poi.
È possibile far sentire la propria voce aderendo ad una delle varie inziative sorte in questi giorni (la documentazione più completa su http://www.olambientalista.it/ddlprocaccia.htm )

lunedì 2 marzo 2009

Patrocini a Como: no a Colombo, ma sì... a Scientology!

Sorpresa, ma non troppo. Leggiamo dalla “Provincia” che “La giunta comunale ha deciso di negare il patrocinio a un convegno sulla legalità organizzato dall’Ufficio scolastico provinciale che vede tra gli invitati l’ex magistrato Gherardo Colombo. Il motivo? Secondo l’esecutivo di Palazzo Cernezzi manca un contraddittorio e in questo modo l’iniziativa risulta schierata in modo evidente dalla parte del centrosinistra. Inutile dire che le polemiche hanno tenuto banco per tutta la giornata. Il convegno bocciato dalla giunta (in primis dall’assessore Roberto Rallo, avvocato, che è stato tra i più critici) è in programma per il 9 marzo nell’auditorium del polo comasco del Politecnico e rientra nelle iniziative promosse in occasione della «Giornata della legalità». Tra i relatori, come riporta la locandina dell’evento, figurano Gherardo Colombo, il prefetto Sante Frantellizzi, il questore Massimo Mazza, il comandante provinciale dei Carabinieri Luciano Guglielmi e quello della Guardia di Finanza Rodolfo Mecarelli, oltre al provveditore Benedetto Scaglione e all’assessore provinciale all’Istruzione Achille Mojoli.”
Tre sole osservazioni in proposito.
1) Motivazione tra le più surreali, quella del mancato contraddittorio: si vorrebbe forse contrapporre, ai sostenitori della legalità, qualche paladino della visione opposta, ossia della ILLEGALITA’?
2) Si giudica forse Colombo rappresentante di qualche schieramento di sinistra in campagna elettorale? Lo si dichiari e se ne forniscano le prove (mission impossible, in questo caso, che porrebbe solo in luce la propria malafede).
3) Si vuole far capire che agli amministratori del Comune di Como viene l’orticaria solo a sentir parlare di legalità, viste le tante inchieste in corso, oltre alle ripetute pratiche “ai confini della legalità”? Questo è il punto: ci sono riusciti benissimo.
Infine, un termine di paragone: nessuna obiezione invece è stata posta dallo stesso Comune (assessori Gaddi e Veronelli) per il patrocinio della mostra di Scientology “Psichiatria: un viaggio senza ritorno” in San Francesco a febbraio. Cioè si è dato un appoggio a scatola chiusa, professandosi poi ignoranti della cosa (complimenti!), ad un palese tentativo di strumentalizzare la malattia mentale, tirando in ballo i bambini, per cooptare adepti. Ma non si parlava di legalità, quindi ...tutto a posto.

mercoledì 25 febbraio 2009

Dal Parlamento: prepotenti graziati, cioè premiati

Ancora una volta constato con tristezza come il Parlamento possa mutarsi in un luogo dove della legge si fa scempio. Tutti i luoghi comuni sull'arroganza della “casta” vengono puntualmente confermati grazie ad un emendamento al decreto legge “milleproroghe” con cui i partiti politici si sono graziati quattro anni di multe per i manifesti abusivi di propaganda politica. È uno dei più imponenti condoni che si sono concessi: in cambio di soli 1.000 euro all'anno per ogni provincia, vengono cancellate le innumerevoli multe che essi hanno collezionato dal 2005 ad oggi, e che in massima parte si sono ben guardati dal pagare. Decine, se non centinaia di migliaia di euro che non arriveranno mai più nelle casse già provate di ogni singolo Comune, costretto per giunta a dimostrare di essere “virtuoso” (non tutti si chiamano Roma o Catania, e possono beneficiare di amicizie particolari...). Non lo dico io, lo afferma il servizio bilancio della Camera: quel condono mette a rischio il patto di stabilità dei comuni dal prossimo anno.
Ma noi contribuenti, intanto, avevamo sostenuto di volta in volta le spese per la rimozione dei faccioni e dei simboli abusivi! Voglio perciò esprimere pubblicamente la mia gratitudine al senatore ex An, ora Pdl, Domenico Benedetti Valentini, il quale ha preparato il condono quadriennale sostenuto dai suoi tre compagni di partito (due ex An, Mugnai e Nespoli, uno ex Forza Italia, Andrea Pastore), nonché al senatore Pd, Mauro Maria Marino, già funzionario della Regione Piemonte, che proprio non poteva lasciarsi sfuggire l'occasione di evidenziare che la pratica della disonestà istituzionalizzata trova ampio consenso fra gli opposti schieramenti. Per lui un “bravo” particolare, vorrei proporlo come candidato al Nobel dell'opposizione costruttiva. Grazie infine a costoro per l'esempio educativo, che non mancherò di sottoporre ai miei allievi, illustrando ai futuri cittadini il concetto che “il reato non paga”. Grazie a nome dei contribuenti tutti, i quali penseranno con soddisfazione che le tasse non calano, è vero, ma almeno è per una buona causa: quella delle casse dei partiti.

venerdì 20 febbraio 2009

Astrazioni

"Un'idea, un concetto, un'idea / finché resta un'idea è soltanto un'astrazione / se potessi mangiare un'idea / avrei fatto la mia rivoluzione". Così Giorgio Gaber. Così la triste (non solo per me) vicenda del PD.
Non basta credere nella bontà di un progetto, l'ho imparato a mie spese. I progetti camminano sulle gambe delle persone, e molti, troppi hanno rivelato una tragica insufficienza. Non certo per mancanza di intelligenza o di esperienza, ma per assenza di umiltà, di solidarietà, di condivisione: non parlo dei termini evocati nei discorsi, ma delle prassi costantemente e colpevolmente replicate. D'altra parte, si raccoglie quello che si è seminato.
Vari - certo - gli errori di Veltroni, ma nessuno al suo posto avrebbe potuto realizzare qualcosa di vitale, per non dire efficace, con questa compagnia di strateghi e maghi della politica, tutti orgogliosamente compresi nel loro ruolo e indifferenti alle operazioni di cura e di accoglienza del nuovo nato. L'importante era assicurare la propria sopravvivenza politica.
Grandiosi poi i regolamenti astratti, altisonanti ed iperuranici, le rigidità ridicole e razziste della parità di genere imposta con il bilancino del farmacista e l'arroganza di una lobby sempliciona (quanti fantasmi di sesso femminile in questi mesi, almeno in ambito locale!), le assemblee oceaniche che si convocano per acclamare - non certo per dibattere e costruire insieme - e che fanno da contraltare alla quasi completa assenza di luoghi e di occasioni di confronto ad ogni livello, ma soprattutto nella "base"?
E, infine, il "popolo": non sono più sicuro che le primarie (ottime perché democratiche, ma comunque strumento delicato) siano un'opportunità che "noi" sappiamo davvero usare per crescere. Io le ho viste impiegate più per fomentare divisioni, per rivendicare superiorità politiche o morali, per schierarsi e dividersi senza più sapersi ricomporre, per sentenziare in maniera oppositiva o comunque sospettosa anche a mesi di distanza. Forse ciascuno è troppo abituato ad aver ragione, per poter comprendere le ragioni degli altri suoi compagni di avventura e lasciarsene fecondare, per abituarsi a pensare in maniera più aperta e autenticamente "laica".
Non sostengo che "l'avevo detto". Ho continuato a sperare anche dopo le esperienze più sgradevoli e sfiducianti. Ma quanto più temevo, i peggiori presagi, li ho visti realizzarsi giorno dopo giorno sotto i miei occhi fino ad oggi.
Parole di speranza? In un'altra occasione, forse...

mercoledì 28 gennaio 2009

Alle armi!

Come mai, in un Paese dove la criminalità è in costante calo dalla metà del 2007, con la firma dei patti per la sicurezza ad opera di un governo superficialmente denigrato come inefficace, e dopo che per i cinque anni del "buon governo" precedente il dato era stato invece in costante ascesa, si continua a paventare un allarme sociale sul tema della sicurezza, amplificando delitti esecrabili, certo, ma che sono sempre stati compiuti?
Come mai, per fronteggiare le difficoltà strutturali delle forze dell'ordine, non si aumentano le risorse che ne consentirebbero un adeguato funzionamento, ma si parla invece di inviare in pattuglia la cifra esorbitante di 30mila militari?Perché mai, quando percorriamo le strade di paesi europei a ragione o a torto considerati più ordinati e sicuri del nostro, non incontriamo divise mimetiche e condizioni da stato d'assedio? Si sceglie questa strada in quanto si valuta così efficace la sperimentazione già messa in atto con tanto clamore o, come sembra testimoniare la cronaca, essa non ha sortito alcun apprezzabile effetto, a parte gli scontati annunci e dichiarazioni dei ministri di turno?
A cosa servono, infine, i soldati di pattuglia, se non come "placebo" per colpire e rassicurare l'immaginario pubblico e spendere comunque molto più denaro di quanto comporterebbe un oculato rafforzamento di Polizia e Carabinieri, i quali peraltro garantiscono una professionalità assai più mirata al mantenimento dell'ordine e della sicurezza? Perché poi i soldati dovrebbero svolgere un mestiere diverso da quello per cui sono stati addestrati, rimane per me un mistero: spero non sia soltanto un trucco da illusionisti per "far numero" in luoghi pubblici privilegiati, mentre altrove tutto continua come prima, o forse peggio di prima, visti i tagli della Finanziaria.

giovedì 8 gennaio 2009

Toh, nevica...

Chissà perché l'efficienza amministrativa a Como, a confronto con quella delle province vicine, sembra spesso di un livello diverso, e non certo per il meglio. Anche il caso di quest'ultima nevicata lo conferma. Parlo per esperienza personale: il 7 gennaio, al ritorno dall'Epifania, le scuole superiori sono state lasciate aprire, con notevoli disagi ed enormi assenze, per poi chiuderle dopo un paio d'ore, vista la situazione prevedibilmente caotica. Per fortuna che, almeno nelle primissime ore, i mezzi pubblici hanno fatto il loro dovere, altrimenti sarebbe stata una nuova paralisi generale, vista anche la consueta scarsa pulizia delle strade.
Perché in questo caso i conti non tornano? Perché la sera prima, senza incertezze, si era affermato perentoriamente di ritenere la situazione "sotto controllo", per essere smentiti a poche ore di distanza. Come mai Varese aveva già disposto la chiusura degli istituti nel pomeriggio del 6? Guardavano nella sfera di cristallo o, semplicemente, agivano in base ad un principio di sensatezza e prudenza, ammaestrati anche dalle recenti esperienze?
Il tardivo rimedio comasco, in compenso, ha evidenziato la sua ulteriore inefficienza disponendo anche la chiusura delle scuole giovedì 8, quando invece si sarebbero potute svolgere le lezioni senza problemi.
Si sono accusate spesso le amministrazioni comasche di non avere vision, di non saper immaginare in maniera sistemica e coerente un futuro per la città e il territorio, per il rilancio delle attività e il miglioramento della qualità della vita. Non torniamo a parlare della Ticosa, con relativi buchi in bilancio, e di altre cose che sono sotto gli occhi di tutti. A volte, con rassegnazione, mi trovo a pensare che mi accontenterei che si sapesse guardare con lungimiranza almeno… al giorno successivo.

giovedì 11 dicembre 2008

Gli esperti dell’efficienza

Come riporta la stampa locale, la Corte dei conti esprime un giudizio assai severo sulle capacità tecniche dell'Amministrazione Provinciale di Como, coinvolta – come varie altre amministrazioni locali – in manovre finanziarie da veri intenditori. Si tratta, com’è noto, di quei prodotti derivati che tanto sapientemente alcuni spregiudicati operatori hanno saputo affibbiare negli scorsi anni agli enti pubblici, presentandoli come la moltiplicazione dei pani e dei pesci (e soprattutto, la possibilità di differire i debiti scaricandoli sulle amministrazioni future), non senza elargirsi lauti compensi e creando “paracadute” a tutto vantaggio degli istituti emittenti, quasi sempre in forma poco trasparente e difficilmente calcolabile dai profani. Nel caso in oggetto, ad esempio, rescindere i contratti costerebbe alla Provincia 5 milioni di euro. Ci permettiamo una sola, sommessa domanda: ma queste amministrazioni che in campagna elettorale chiedevano ed hanno ottenuto la riconferma basandosi sulla loro asserita “efficienza”, sulla capacità di capire il mondo “concreto” degli affari e degli interessi – ben diversamente da quegli sprovveduti idealisti del centrosinistra – proprio non potevano dare miglior prova di sé? Perché a prendere fregature simili (per giunta, con i soldi dei contribuenti) sono capaci proprio tutti… O forse no; come ricordava recentemente il Vescovo, altri potrebbero intendere diversamente il fare politica, in modo da guardare all’interesse generale, al bene comune, esercitando quindi maggiore prudenza, senza cedere alla cura delle convenienze particolari e al fascino delle “scorciatoie”.
Chissà però se questi altri esistono; e vi è soprattutto da chiedersi se, in un paese come il nostro, l’elettore medio darebbe loro retta, o se non preferisca anch’egli le sirene del “tutto facile” (ghe pensi mi!).

mercoledì 3 dicembre 2008

Pulci

«D'âge en âge on ne fait que changer de folie» (Pierre Claude Nivelle de La Chaussée). Niente di strano, perciò, che ogni tanto si cambi idea, stile, modo di vestire e, specie in Italia, partito politico. Ma è abbastanza impressionante la proliferazione di micropartiti, incentrati attorno a figure di secondo piano del centrodestra, che si è avviata – guarda caso – in concomitanza con la fase preliminare della costituzione del Partito delle Libertà.
Santanché, Pionati e, da ultimo il buon Magdi “Cristiano” Allam sentono improvvisa l’urgenza di fondare un proprio movimento politico, affiancandosi ai già numerosi cespugli esistenti, tanto è ricca la loro esperienza, profondo il carisma, diversificata la proposta politica: basterebbe in proposito considerare i simboletti con lo sfondo azzurro e le bandierine che richiamano un altro, e più allettante, contenitore.
Non si rassegnano, infatti, ad entrare nel corpaccione del nuovo soggetto politico per la porta stretta della partecipazione ai partiti (relativamente) tradizionali della destra recente, come militanti, sostenitori, figure più o meno significative, ancorché doverosamente ossequienti al Capo.
No, no. Loro saranno a loro volta “capi partito”, chiederanno di sedere “con pari dignità” al tavolo delle trattative, forti dei risultati – sicuramente travolgenti – delle prossime tornate elettorali. Anziché mendicare uno strapuntino, ambiranno a chiedere a testa alta posti in direzione e garanzie su un adeguato numero di futuri candidati “sicuri”, con fermezza reclameranno quote prefissate in questa o quell’assemblea. Almeno ci proveranno, utilizzando fino all’ultima le loro cartucce mediatiche e cercando perciò in questi mesi la massima visibilità possibile.
Bravi, così si fa, anche se di certo non rimarrete soli; vista la quantità di VIP che il nostro disgraziato paese produce, c’è da temere che la concorrenza sarà agguerrita.
Chi sarà il prossimo?